I precursori dell’Anello

Il nuovo millennio ha visto il genere fantasy guadagnarsi un posto d’onore nell’Olimpo del cinema, grazie alla trilogia del Signore degli Anelli.
Da allora il genere comunemente conosciuto come epic o heroic fantasy viene sempre più ricercato, riscoperto e apprezzato anche dal grande pubblico. Il ben noto “cappa e spada” è però sempre stato una presenza fissa sul grande schermo, a volte con pellicole puerili e dimenticabili ma altre volte con piccole perle capaci di occupare un posto prediletto nel cuore degli appassionati.
In pratica in molti hanno sempre sognato draghi ed epiche battaglie ma oggi la gente non si vergogna più ad ammetterlo. In che epoca viviamo!

Limitandoci al “sword and sorceress” come lo intendiamo oggi (e tenendo quindi da parte altri ed eventuali sottogeneri o pellicole legate al cinema “classico”), attraverseremo due decenni di epica fantasy con film di culto che, a modo loro, hanno fatto scuola sia nella narrazione che nell’uso degli effetti speciali. Nonostante siano film piuttosto recenti, sono tutti usciti prima della trasposizione cinematografica della trilogia tolkeniana, oltre ad essere opere che non possono assolutamente mancare nella videoteca di tutti gli appassionati del genere.

Sembrerebbe brutto affermare cose del tipo “se non li hai visti non sei nessuno”, ma chi è causa del suo male pianga se stesso.

1- Excalibur (1981) di John Boorman

Uscito esattamente vent’anni prima che La compagnia dell’anello comparisse nelle sale cinematografiche, Excalibur è il fantasy per eccellenza che fuoriesce dal tempo, sia come temi che come tecniche filmiche.

Tratto da Le morte d’Arthur di Thomas Malory, il film di Boorman, nonostante sia uscito negli anni ’80, ha l’impronta classica dei kolossal degli anni ’50 con impressioni wagneriane e una fotografia che prende spunto dalla pittura preraffaelita.

La vicenda narra le imprese di Re Artù e la leggenda della mitica spada Excalibur, unico vero motore degli eventi della vicenda. Il film sa incastonarsi a meraviglia tra mito e storia, passando dal magico all’elegiaco, dall’eroico al tragico. Le vicende si muovono dalla più materiale crudezza alle impalpabili atmosfere del meraviglioso, ponendosi in questo modo al di sopra di qualsiasi narrazione storica o fantastica e rendendo pienamente omaggio all’epica bretone.

2- Conan il barbaro (1982) di John Milius

Solo un anno dopo Excalibur, si accalcavano frotte di motociclisti davanti al cinema (storia vera) per partecipare alla prima di quello che già si preannunciava come un cult indiscusso, che avrebbe precorso i tempi per ciò che riguarda il cappa e spada più adulto e crudo, oltre ad essere capace di fare tanta presa sul pubblico ora come (e forse più di) allora.

Adattato da Oliver Stone (avete capito bene) e John Milius dai racconti di Robert E. Howard, Conan il barbaro è uno dei film che hanno consacrato Arnold Schwarzenegger in una narrazione che sovrasta di una spanna il livello di buona parte della filmografia dell’attore.

Come viene dimostrato nel sequel in stile D&D di Richard Fleischer, Conan il distruttore, e il terribile remake con Jason Momoa (che per quel che ci riguarda non è mai esistito) questo primo film sul guerriero cimmero non è stato affatto compreso dalla produzione che ne è seguita, la cui filosofia legata al mitico “segreto dell’acciaio” è il tema cardine della trasposizione che lo ha reso leggenda.

Cresciuto in schiavitù, dopo lo sterminio del suo villaggio, Conan si metterà alla ricerca della sua vendetta contro il mago Thulsa Doom (interpretato da un incredibile James Earl Jones); le vicende che lo avvicineranno alla sua nemesi avranno però risvolti inaspettati, tanto che ogni passo verso la vendetta comporterà un sempre più caro prezzo da pagare.

Conan il barbaro tratta l’elemento fantastico in maniera sottile e mai sensazionalistica, in linea con l’estremo realismo tramite il quale vengono rappresentate ambientazioni e combattimenti. Piccola curiosità: questo è uno dei pochissimi film in cui i duelli venivano fatti con spade vere (cosa oggi inconcepibile, ma per fortuna erano gli anni ’80). A regnare sovrana è la splendida musica di Basil Poledouris, che sa accompagnare la regia in maniera epica e funzionale.
Sia Conan il barbaro che Excalibur sono pellicole in grado di fare scuola, e che meritano di essere conosciute dalle nuove generazioni come punto di riferimento fisso per il cinema epico-fantastico di qualità.

3- La storia infinita (1984) di Wolfgang Petersen

Diamo ora uno sguardo all’Europa, dove prende vita una delle più grandi produzioni della storia del cinema tedesco. Questo film, tratto dal romanzo di Michael Ende, si avvicina ad un pubblico più giovane ma la forza del messaggio trasmesso è tutt’altro che puerile.

Il giovane Bastian, tormentato dai bulli, si rinchiude nella soffitta della scuola con uno strano libro che narra le avventure di Atreiu, eroe destinato a salvare l’imperatrice dal Nulla. Il mondo di Fantàsia propone un’atmosfera favolesca con creature magiche di ogni sorta. Siamo quindi ben lontani da energumeni rabbiosi che sventolano asce in faccia al nemico, ma i valori di eroismo e sacrificio ci sono tutti. Volenti o nolenti, tutti conoscono la colonna sonora e la scena del volo sul “fantadrago” Falkor è passata alla storia. Tuttavia ciò che rende grande il film è il concetto di metaletteratura che viene proposto: di fatto il Nulla appare quando si smette di immaginare, perciò se una storia non viene letta i personaggi che ne fanno parte non possono vivere. Cos’è quindi la Storia infinita? Non è altro che la storia del mondo e di chi la vive. La pellicola tende a semplificare parecchio i temi dell’opera originale, ma il film rimane comunque un tassello importante nella storia del cinema fantastico internazionale.

4- Ladyhawke (1985) di Richard Donner

Passiamo ora ad un altro caposaldo del cinema fantastico. Girato per buona parte in Italia, Ladyhawke narra una storia d’amore struggente tra due amanti, vittime di un incantesimo che gli impedisce di stare insieme. Infatti lei (Michelle Pfeiffer) è condannata ad essere un falco di giorno e lui (Rutger Hauer) un lupo la notte, così da non potersi mai vedere reciprocamente in forma umana se non pochi istanti prima dell’alba. Il “punto di vista” della storia è però quello di un giovane ladro (interpretato da un giovane Matthew Broderik), che incarna l’immedesimazione dello spettatore, provando pietà per gli sfortunati innamorati e facendo sua la loro causa. Interessante è il fatto che il villain sia un religioso che fa un patto col demonio perché innamorato della bella Isabeau (che potrebbe rivelarsi una sorta di riferimento a Frollo di Notre Dame de Paris). Isabeau è decisamente il personaggio più affascinante della storia: inizialmente avvolta in un alone di mistero quasi come fosse uno spirito della foresta, si mostra invece come una donna estremamente dolce e spontanea, con un’innocenza a tratti infantile, indubbiamente capace di far innamorare chiunque incroci il suo sguardo.  A differenza dei film finora inseriti in lista, questa storia non è stata tratta da nessun romanzo ma creata ex novo. Nonostante nella versione originale la vicenda sia ambientata nell’Italia del XIII secolo, quella nostrana ha inspiegabilmente attribuito una cadenza francofona a nomi e luoghi; una delle tante “acutissime scelte” del doppiaggio italiano di allora. Ma a parte questo, e qualche elemento un po’ troppo figlio del suo tempo (come ad esempio la musica),  la pellicola rimane uno dei capisaldi del genere fantastico.

5- Legend (1985) di Ridley Scott

Torniamo ora nel vecchio continente, stavolta con una produzione inglese. Poco dopo l’uscita di Blade Runner, Scott si allontana dalla fantascienza per addentrarsi nel mondo del fantastico. Quel che ne esce è un’opera originale che porta lo spettatore in un’ambientazione edenica con atmosfere da sogno. Legend (da non confondere col thriller del 2015 con Tom Hardy, diretto da Brian Helgeland) vede protagonista un giovanissimo Tom Cruise nei panni di un ragazzo della foresta innamorato di una principessa, determinato a combattere il terribile Tenebra (un enorme demonio rosso fuoco e corna munito) per salvare l’amata e il regno dall’oscurità. La storia è piuttosto semplice, ed attinge dai classici elementi della favola, ma certe trovate registiche lasciano trasparire il genio di Scott. Prima tra tutti la scena in cui Tenebra tenta di sedurre Lily con gioielli e altri beni materiali: la sequenza della sua danza con il vestito animato per poi ritrovarsi addosso alla ragazza, la quale ormai ha ceduto alla vanità, vale da sola la visione del film.

6- Highlander (1986) di Russell Mulcahy

Nonostante non sia un film complessivamente eccelso, Higlander ha indubbiamente segnato un’epoca. Una buona parte di merito del successo va all’incredibile colonna sonora dei Queen. Connor MacLeod è un immortale ed è destinato a battersi contro i suoi simili finché non “ne rimarrà solo uno”. In un gioco continuo di flashback percorreremo la lunghissima vita di Connor attraverso le epoche, specie il periodo del suo addestramento da parte di Ramires, mentore interpretato da un sempre eccelso Sean Connery, che eclissa non di poco il protagonista Chistopher Lambert, il quale nonostante tutto risulta (una volta tanto) credibile nel suo ruolo. A metà strada tra fantasia eroica e action-movie, il film sa giocare bene tra presente e passato e ci offre uno dei duelli di spada più “allucinanti” che il cinema ci ha saputo regalare. Anche se sotto certi punti di vista quest’opera sia invecchiata un po’ male, certi elementi sono rimasti scolpiti nell’immaginario comune. Chi non ha mai giocato a spadate con gli amici al grido di “ne rimarrà solo uno”, alzi la mano!

7- La storia fantastica – The princess bride (1987) di Rob Reiner

Altro piccolo capolavoro spesso messo in secondo piano. Il film, tratto dal romanzo di William Goldman, racchiude in sé un’ironia tanto sottile quanto intelligente, che rende la storia unica nel suo genere. La storia d’amore tra Westley e la principessa Bottondoro ci parla di eroismo, di onore, vendetta, amicizia e riscatto ma il tutto è narrato con fresca leggerezza senza scadere mai nel puerile o nell’insulso. Scelta intelligente è quella dell’uso di una metanarrazione in cui un nonno legge la storia al nipote malato: il grado di attenzione dello spettatore si rispecchia nel nipotino, il quale prima sembra snobbare il tutto come mera “storia di baci”, per poi venirne preso sempre di più affezionandosi ai protagonisti e a fremere perché il nonno continui a leggere per lui.

Tutte le esagerazioni sono volute e gli effetti speciali hanno deliberatamente uno stile vintage per giocare con l’ingenuità della favola. The princess bride non ha la serietà di un’impresa epica ma nemmeno ha l’infantilismo della parodia; uno stile che lo rende divertente ed appassionate allo stesso tempo, esortandoci a non prenderci mai troppo sul serio quando si viaggia con la fantasia e magari a tornare un po’ bambini bramosi di favole ed eroismo alla vecchia maniera.

8- Willow (1988) di Ron Howard

Gli anni Ottanta si sono dimostrati un decennio enormemente prolifico per ciò che riguarda il tema del fantastico e la valenza di Willow non va assolutamente tenuta sotto gamba.

La vicenda racconta l’avventura di Willow, un nelwin (una specie di hobbit) aspirante mago incaricato di riportare una neonata umana alla sua gente; ma il caso vuole che la bimba sia destinata a distruggere il regno della strega Bavmorda, circostanza che lo porterà ad affrontare un viaggio più tortuoso del previsto. Nel film troviamo un allora meno celebre Val Kilmer nei panni del furfante dal cuore gentile Madmartigan (una sorta di alter-ego semplificato di Aragorn), che si infatuerà suo malgrado della figlia di Bavmorda, Sorsha.

L’opera scivola talvolta in gag infantili, ma ad ogni modo non avanza grandi pretese, oltre ad aver adottato diverse tecniche intelligenti per la realizzazione di una storia d’impronta favolistica come questa. Interessante è vedere come i nelwin siano interpretati da nani, il che denota un enorme lavoro di casting. Inoltre questo fantasy di Howard si mostra per alcuni versi un precursore della versione cinematografica del  Signore degli anelli, non tanto per la storia che viene messa in scena ma per alcuni non trascurabili dettagli. Prima di tutto gli esterni sono stati girati in Nuova Zelanda, inoltre il piccolo protagonista ci fa venire in mente Frodo, gli hobbit e il concetto di come anche i piccoli individui possano fare grandi cose. Ancora non si stava pensando così in grande, ma la voglia di mettere sullo schermo una certa “compagnia” iniziava a sentirsi tutta.

9- L’armata delle tenebre (1992) di Sam Raimi

La casa e La casa 2 hanno consacrato la particolarissima regia di Raimi, ed è qui che l’allora giovane regista si butta in un totale plot twist della saga, catapultando lo sventurato Ash in pieno Medioevo, costretto a combattere con un esercito di scheletri accidentalmente risvegliato da lui stesso. L’armata delle tenebre rimane ancora oggi un fantasy inimitabile: epico, eroico, comico, ironico, a tratti inquietante, in una parola, unico. Raimi mostra in questo film il suo più smodato amore per il cinema, passando con maestria dal demenziale “basso” al surreale “alto”, pur rimanendo sempre in linea con l’atmosfera di fondo. Nella comicità usata prevale un umorismo assurdo che si colloca tra parodia, slapstick e cinema muto, ma scade mai nell’assurdo, diventanto un fanta-horror d’impronta rigorosamente cappa e spada. Bruce Campbell si cimenta nel personaggio che lo renderà un’icona, con una performance che percorre più di una scuola d’interpretazione. Chiunque abbia visto il film non può non ricordare la marcia degli scheletri realizzata interamente in stop motion o le parole magiche puntualmente dimenticate dal nostro improbabile eroe. Per inciso le parole che Ash non ricorda mai sono “Kaaltu Barada Nicto”, una citazione da Ultimatum alla Terra, film di fantascienza degli anni ’50. I vari elementi anacronistici presenti nella storia si mostrano ottimi espedienti per definire lo stile inimitabile del film, che si dimostra essere un fantasy a tutti gli effetti, ma che esula da tutti quelli del genere, piantandosi di prepotenza tra i migliori cult degli anni ’90.

10- Dragonheart (1996) di Rob Cohen

Concludiamo questo viaggio con la fine vera e propria di un’epoca. Potrà avere i suoi difetti, potrà non essere registicamente all’altezza di alcuni dei film sopra citati, ma chi dice di aver visto Dragonheart senza aver versato nemmeno una lacrima o sta mentendo, o sta mentendo.
Dopo centinaia di storie che parlano di draghi uccisi dai cavalieri, qui troviamo un drago umanizzato a tal punto da diventare il miglior amico di un cavaliere. La vicenda narra di un combattente alla deriva, perché deluso dalla crudeltà del re che aveva allenato e così, convinto che la sua malvagità sia dovuta dal fatto che il suo cuore sia diviso con quello di un drago, decide di uccidere tutti i draghi rimasti in vita. Il destino vuole che ne incontri uno in grado di tenergli testa, e così decidono insieme di allearsi per imbrogliare i contadini con false infestazioni. Lo svolgere degli eventi porterà sia Bowen che Draco a fare i conti con i fantasmi del loro passato, cercando una nuova redenzione e combattendo insieme la tirannia del giovane re.

Ai tempi, la creazione del drago fu un vero e proprio salto in avanti della computer grafica, sforzo che si era ritenuto necessario dato che Draco era effettivamente uno dei protagonisti, e doveva quindi essere all’altezza dei suoi compagni in carne ed ossa (la voce originale di Draco è Sean Connery, magistralmente doppiata da Gigi Proietti).

L’idea che l’ultimo dei draghi (icona di bestia malvagia da uccidere per eccellenza) sia l’eroe della vicenda introduce una piccola rivoluzione nell’universo immaginario del fantasy sul grande schermo. Il drago non è più un nemico ma un mentore, da rispettare e seguire e, una volta sparito lui, il mondo non sarà più lo stesso, ma la speranza è che lo si possa ricordare come un simbolo, un punto fermo per il futuro.

A cura di Erika Pezzato

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