Su Netflix arriva Awake, thriller fantascientifico dove il mondo intero, dopo un misterioso blackout, non riesce più ad addormentarsi

Prima di Awake, il regista canadese Mark Raso aveva diretto già diretto per Netflix il film drammatico Kodachrome con Ed Harris ed Elizabeth Olsen. A quattro anni di distanza, Raso abbandona le atmosfere da film indipendente per portare sul piccolo schermo un thriller fantascientifico dai toni decisamente apocalittici.

Un potente blackout lascia senza luce il mondo intero, e ogni dispositivo elettronico, tra cui anche macchine e aeroplani, si ferma senza motivo apparente. Tutto ciò che è dotato di un circuito smette di funzionare, ma non è questo il problema più grosso. Sin dal misterioso blackout infatti, le persone iniziano ad accorgersi di non essere più in grado di dormire. Scoppia un’insonnia collettiva che colpisce tutti tranne la figlia della protagonista, che sembra essere l’unica in grado di addormentarsi senza problemi. Da qui Awake segue la storia di una madre che cerca di proteggere i propri figli da un mondo che, minuto dopo minuto, sprofonda sempre più nel baratro.

La privazione del sonno provoca in poco tempo un’alterazione psicotica nelle persone e, a lungo andare, può portare al decesso. Nel nuovo film di Netflix ci troviamo quindi in un’apocalisse dove l’umanità viaggia inevitabilmente prima verso follia e poi la morte. L’idea di partenza di Awake è sicuramente interessante, ma risulta difficile per il film svilupparla in modo significativo. Infatti, il più grosso problema dell’opera di Raso è quello di essere nella sua essenza un’opera già vista e rivista. Nonostante la premessa originale, in pochissimo tempo ci ritroviamo imbarcati in rami narrativi che non sfociano in nulla di nuovo, e assistiamo annoiati all’inevitabile crollo della società, alla violenza che divampa tra le persone, all’esercito che prova a cercare una cura e così via. Un film di fantascienza che viaggia su sentieri sicuri e non si innova in nessuna maniera significativa.

Protagonista di questa avventura apocalittica è all’attrice americana Gina Rodriguez, star della sitcom romantica Jane the Virgin. Ad accompagnarla c’è anche il volto noto di Jennifer Jason Leigh, attrice già comparsa insieme a Rodriguez in Annientamento, un’altra produzione Netflix di genere fantascientifico. Il cast compie egregiamente il proprio lavoro, riuscendo a rendere credibile la situazione narrata dal film senza sfociare mai in interpretazioni macchiettistiche.

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Una storia che non va da nessuna parte

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Quello che non convince è la sceneggiatura, che è composta da una serie di scelte narrative che non portano a nulla di concreto. La storia di Awake è una corsa altalenante: all’inizio corre troppo velocemente, e non cede abbastanza spazio alla trama per svilupparsi in maniera credibile. Nelle ultime battute invece, frena prepotentemente e si arena in un vicolo cieco.
È difficile trovare un senso, o anche solo un tema, al racconto a cui si sta assistendo. Si intravede una parvenza di analisi antinatalista sull’estinzione umana e sul dover lasciare spazio a quello che avviene dopo, ma è un discorso semplicemente abbozzato e ad ogni modo abbandonato completamente nella risoluzione finale. L’idea di partenza sembra aver eclissato qualsiasi tipo di elaborazione tematica significativa, e quello che rimane non è altro che un’accozzaglia di situazione già viste in altre opere del genere.

La stessa regia di Mark Raso sembra voler imitare questo tipo di cinema. Certi movimenti di macchina ricordano i piani sequenza di Alfonso Cuarón ne I figli degli uomini, mentre altre sequenze si ricollegano molto facilmente a racconti post-apocalittici o catastrofici come E venne il giorno, 28 giorni dopo o La strada.
Awake vive quindi di una componente derivativa che è impossibile da ignorare, anche se consideriamo l’intrigante premessa che mette in moto gli eventi della storia.

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Con Awake, Netflix aggiunge al proprio catalogo un’operazione mediocre e altamente dimenticabile. Un film che non è in grado di tenere fede alle promesse del proprio incipit e che sviluppa ogni parte della propria storia in maniera prevedibile e poco originale. Nonostante la buona prova attoriale del cast, e qualche movimento di macchina interessante, c’è poca sostanza dietro a un’opera che ripiega fin troppo in cliché e stilemi narrativi del genere. È triste dire che se i protagonisti di Awake non riescono a dormire, molto probabilmente lo spettatore non avrà alcun problema.

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