I villain contemporanei ci regalano visioni inedite, redenzioni, sfaccettature. Black Adam non fa eccezione, anzi

l 2022 sarà un anno importante per la cinematografia DC. Se da un lato abbiamo The Batman con l’introduzione del nuovo Bruce Wayne Robert Pattinson, dall’altro avremo in sala lo stand alone dedicato a Black Adam, con The Rock. Tra le centinaia di personaggi su cui poteva ricadere la scelta della major, quella dell’anti-Shazam è senza dubbio una strada interessante. Black Adam parte, come molti personaggi nati durante la Golden Age, come estremamente semplice, funzionale a mettere in risalto le virtù del protagonista contro cui si batte. Billy Batson, meglio noto come Capitan Marvel, (al cinema Shazam, per evidenti problemi di copyright) è l’emblema della purezza e dell’incorruttibilità. Al contrario, Black Adam, il primo a detenere i poteri del Mago, è proprio colui che da questa potenza è stato corrotto. Col passare degli anni, la storia editoriale di Black Adam, o Teth, o Theo, se vogliamo usare i suoi nomi “civili”, si è però complicata, dando più spessore a questo villain che è diventato un vero e proprio anti-eroe.

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Black Adam e i suoi esordi

Inizialmente, Black Adam era stato pensato come un villain dalla vita piuttosto breve, dovendo palesarsi e morire nell’arco della sua storia d’esordio. Era il 1945, siamo sulle pagine del primo numero di The Marvel Family e gli autori Otto Binder e C.C. Beck lo fanno comparire per opporsi a Capitan Marvel, allora stella di punta della Fawcett Comics.
Black Adam era un esperimento andato male: Teth, un antico egizio scelto come Campione dal Mago, che ha approfittato rapidamente dei cinque poteri magici per usurpare il trono del Faraone. Offeso per questo oltraggio, il Mago ha esiliato l’allora Mighty Adam su una stella lontanissima, su cui resterà per cinquemila anni prima di tornare sulla Terra e dare filo da torcere a tutti quanti. In questo frangente, da “Mighty” diventa “Black”, tanto per non lasciare alcun dubbio sull’oscurità della sua anima.

black adam

Come ho già detto, nella Golden Age lo scopo principale dei comics non era indagare le sfumature psicologiche umane, ma intrattenere il pubblico con azione e trick narrativi. Nel caso di Black Adam, il gioco consisteva nel fargli dire il nome del Mago, per togliergli i poteri e neutralizzare la sua minaccia. Essendo rimasto in vita per cinquemila anni solo grazie alla magia, persa quella il personaggio si dissolve in un mucchio di cenere, segnando la fine della sua avventura. Almeno, per qualche anno. Questo villain sarà recuperato dopo l’acquisizione della Fawcett Comics da parte della DC, e rievocato dal Dr. Sivana sempre per combattere contro i Marvel. Anche qui, siamo lontani dalla caratterizzazione drammatica di Black Adam che vedremo successivamente e che esploderà – invece – con la riscrittura dell’Dc-universo de I Nuovi 52.

L’identità culturale del personaggio

Collocare le origini di questo villain nell’antico Egitto è una scelta intrigante, a cui provo a dare un’interpretazione. Se Capitan Marvel basa le sue incredibili doti sulle virtù di cinque personaggi della mitologia greco-romana (con un ospite), Adam rappresenta il grande rivale culturale dell’antichità, l’Antico Egitto. Rivale, che, per quanto affascinante, la Storia ha visto sconfitto e conquistato. Giusto per rinfrescare la memoria, i poteri di Capitan Marvel (e di Black Adam) si evincono dall’acronimo: S (saggezza di Salomone), H (forza di Hercules), A (resistenza di Atlante), Z (potenza di Zeus), A (coraggio di Achille) e M (velocità di Mercurio). Se in un primo momento era esattamente lo stesso acronimo ad attivare il potere di Adam, nel tempo gli autori hanno individuato cinque divinità egiziane prefisse allo stesso scopo. Shu, Heru, Amon, Zehuti, Aton e Mehen: ciò conferma la “rivalità” sostanziale tra Marvel e Adam, rappresentanti di due radici culturali opposte.

Quando il discorso relativo a Black Adam si è fatto più complicato, e le sue interazioni con il reale sono diventate più spinose, la DC ha sentito l’esigenza di spostare le sue origini nel fittizio stato di Kahndaq. Questo ripropone un espediente ricorrente della casa editrice, che evita riferimenti geografici precisi e “camuffa” i punti nevralgici della sua azione. Metropolis, Gotham, vi dicono niente? Siamo a ridosso degli anni Duemila, associare un villain a un determinato Stato islamico poteva rappresentare una presa di posizione quantomeno scomoda. Quindi, via dall’Egitto e via dai problemi, ci si inizia a chiedere: ma, poi, questo Black Adam è davvero così cattivo?

Le cose si complicano

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In concomitanza con la retcon geografica su Black Adam, la DC ha pensato bene di riscrivere anche le origini del personaggio. Siamo nel 1994, sulle pagine di The Power of Shazam! di Gerry Ordway. La malvagità di Teth Adam è qui ridimensionata, seppur non giustificata, e si indica come responsabile della sua corruzione la demone Blaze, figlia dello stesso Mago che ha dato i poteri al campione. La punizione, come nella prima versione, è la stessa: condannato a perdere i suoi privilegi, Adam diventa polvere e ossa ed è sepolto con un talismano che ne racchiude la magia. Questo oggetto sarà poi raccolto dal moderno Theo Adam, che diventerà il nuovo Black Adam e il rivale di Capitan Marvel. Sembra un cambiamento da poco, ma apre la strada alla rivalutazione del personaggio.

Un altro espediente che sarà usato per “salvare” Black Adam dal suo status di cattivo assoluto è la separazione, avvenuta sempre a ridosso degli anni Duemila, dalla personalità ambiziosa e senza scrupoli di Theo. Quest’anima nera, senza poteri, influenzerà per un po’ il suo alter ego, ma con risultati sempre meno efficaci. Nel 2002, su JSA n. 21, Adam si unirà addirittura alla Justice Society of America, contro cui si era battuto fino a qualche numero prima. Come preannunciano alcune dichiarazioni sul film del 2022, questa formazione comparirà anche nello stand alone con The Rock.

Il Black Adam politico

Nonostante la scelta di collocare Black Adam in uno spazio neutrale perché fittizio, le dinamiche che riguardano la sua riscrittura per i Nuovi 52 fanno addrizzare un po’ le antenne. Dopo un nuovo inizio sostanzialmente aderente all’originale (con Adam schiavo dell’Antico Egitto, che tradisce la sua missione e viene condannato e sconfitto da Cap. Marvel), la sua storia si intreccia in modo accattivante con eventi della cronaca contemporanea. Black Adam è riportato in vita come simbolo, dai fratelli Tomaz, elementi centrali di un gruppo ribelle nello stato dittatoriale del Kahandaq. Questo ciclo di storie che si svolge nel 2013, prende il nome di Trinity War e riguarda principalmente il gruppo della Justice League. Tuttavia il nuovo ruolo di Black Adam si tinge di questi coraggiosi toni politici, e diventa il simbolo (reticente a ogni manipolazione) di un gruppo di rivoltosi in uno Stato mediorientale. Black Adam viene eletto come nuovo protettore (badate bene: non reggente) del Kahndaq, solo per poi dichiarare che “questo mondo non appartiene a nessuno” (JLA n. 7).

Ricorderete che nel 2010 il Medioriente è stato attraversato dalla cosiddetta Primavera Araba, dove – appunto – movimenti giovanili hanno manifestato per la democrazia nei loro paesi. Black Adam diventa così un inconsapevole interprete di un momento politico estremamente delicato e interessante, in cui sicuramente gli Stati Uniti (e in generale, l’Occidente) hanno avuto un certo peso. Ci si muove coi piedi di piombo, nelle major, specialmente quando si tratta di eventi “in corso”, ma si legge comunque il contemporaneo secondo la propria specialissima prospettiva. Non è casuale, a tal proposito, che i fratelli Adrianna e Amon Tomaz, che risvegliano Black Adam invocando il nome di Shazam, siano due studenti, due esponenti della classe medio-alta, colta e occidentalizzata, che combattono in patria per l’emancipazione e la libertà.

L’era oscura

Con una responsabilità così importante, Black Adam non poteva tornare al semplice rango di villain monodimensionale. A rendere ulteriormente sfaccettato e profondo questo personaggio ci pensa Peter Tomasi, sui disegni di Doug Mahnke, con il ciclo di sei storie tradotte come “L’era oscura“. La missione che il personaggio si prefissa in questa run è il riportare in vita l’amata Isis, ovvero la versione “potenziata” di Adrianna. Per rendere possibile il miracolo, Adam deve recuperare tutti i pezzi di un amuleto e tornare dal Dr. Faust, il mefistofelico mago, che attiverà il sortilegio. A complicare la situazione, c’è un inconveniente: Adam è ricercato dalla JSA e in generale dalla comunità internazionale per migliaia di morti che ha sulla coscienza. Non solo, ogni volta che si trasformerà Adrianna/Isis perderà un po’ della sua energia residua.

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Un assassino plurimo che agisce per amore, dunque. Un incompreso che si muove comunque secondo una sua etica e compie azioni altruiste ed eroiche. Un uomo ingannato, che vive con la certezza della condanna ultraterrena (perché i suoi peccati permangono), ma che muove letteralmente mari e monti per godersi gli anni che restano con l’amore della sua vita. E, infine, un antieroe, il cui potere consuma poco a poco il suo obiettivo, in una corsa contro il tempo e contro se stessi. L’unica redenzione, per il potentissimo Adam è privarsi del potere stesso e vivere la normalità di una storia d’amore. Ma quanto è radicata la maledizione nella sua esistenza?

Una redenzione a metà, dunque, ma proprio per questo ancora più intensa e convincente. Il Black Adam di Tomasi e Mahnke è esattamente l’antieroe, che si muove in solitaria, che non ha reticenze nell’uccidere, che ricostruisce con estrema fatica un proprio codice morale. Forse tra le figure più reali del mondo supereroistico, personaggi come il suo non possono né aspirano a cancellare con un colpo di spugna il loro passato, ma non per questo si prostrano a un’espiazione assoluta.

Storica dell'arte, giornalista e appassionata di film e fumetti. Si forma come critica tra Bari, Bologna, Parigi e Roma e - soprattutto - al cinema, dove cerca di passare quanto più tempo possibile. Grande sostenitrice della cultura pop, segue con interesse ogni forma d'arte, nella speranza di individuare nuovi capolavori.