Chernobylite di Farm51 è un po’ un survival e un po’ un gestionale, ma con una forte componente narrativa

Dopo diverso tempo in accesso anticipato (ve ne avevamo parlato già qui) Chernobylite è finalmente in uscita in versione 1.0. Il gioco di Farm51 arriva in un momento particolare, in cui ci sembra che l’interesse per la zona che circonda il sito del disastro nucleare del 1986 si sia riaccesa, forse anche successivamente al successo della serie TV prodotta da HBO. D’altra parte il mondo PC, e in particolare lo sviluppo esteuropeo, hanno sempre avuto un occhio di riguardo per quanto è successo durante e dopo la Guerra Fredda negli ex paesi socialisti, consegnandoci una produzione sempre estremamente immersiva e complessa quanto spesso scarsamente rifinita sotto il profilo tecnico.

S.T.A.L.K.E.R., Metro 2033 e seguiti, Pathologic, ma anche opere meno conosciute, hanno saputo raccontare un mondo mal rappresentato nella produzione statunitense e denso di storie, valori e ferite. In questo filone di opere si inserisce perfettamente Chernobylite, seconda opera di Farm51 dopo Get Even, che ci riporta proprio nella zona di Pripyat, certosinamente ricostruita, per raccontarci una storia in bilico tra il soprannaturale e il reale, mescolando la volontà di raccontare a elementi survival e gestionali così da realizzare un’opera particolare, un po’ troppo divisa in blocchi probabilmente ma non per questo meno interessante.

chernobylite recensione

Chernobylite racconta la storia di un uomo, che ha perso la moglie durante il disastro nucleare. Trent’anni dopo la moglie gli appare in sogno, lo chiama, e lui torna nella Zona. Igor, così si chiama il nostro protagonista, è uno scienziato che ha sviluppato tecnologie che gli permettono di muoversi attraverso wormhole, ma non solo. Senza volervi spoilerare l’evoluzione del racconto, vi basti sapere che l’elemento fantascientifico è forte nel lavoro di Farm51, e si amalgama ad altri spunti sovrannaturali così da costruire una narrazione affatto scontata ed evocativa, che unisce il racconto storico con quello sci-fi in maniera brillante.

La coesistenza di diverse anime è un po’ il cuore di tutto Chernobylite, e così da una parte abbiamo la storia contemporanea sovietica unita a riferimenti alla nostra società contemporanea e allo stesso tempo intrecciata agli elementi “dell’altro mondo” che abbiamo citato, ma anche il gameplay e la struttura di gioco prevedono momenti separati tra loro.

Chernobylite è infatti un survival in cui è necessario raccogliere risorse per sostentare i compagni e il protagonista, ma anche per costruire i macchinari necessari a tenere in piedi il complesso sistema di crafting. Nella base dove questi macchinari possono venir costruiti è poi fondamentale tenere sotto controllo diversi indicatori che ci dicono in quali condizioni sono i compagni, quali sono i loro bisogni di comfort, ma anche quali migliorie servono per poter ottenere equipaggiamenti migliori. Ci sono poi le missioni, a cui possiamo partecipare personalmente o assegnare gli altri membri della squadra, durante le quali non solo si raccolgono risorse ma si incontrano persone, si scoprono retroscena sulla nuova situazione della Zona di Esclusione e si raccolgono prove necessarie per scoprire cosa è successo a nostra moglie e cosa si nasconde dietro il disastro nucleare.

Tutto questo si svolge in macroaree che riproducono fedelmente alcuni punti di interesse di Pripyat e dintorni. Le mappe non sono tantissime, ma sono in costante cambiamento, e in questo modo Farm51 cerca di proporre sempre sfide nuove: non solo le condizioni meteo si modificano, ma anche la presenza militare e la presenza di entità di modifica di volta in volta. Giorno dopo giorno ci rendiamo conto che la Zona ha una vita propria, che esiste tra una missione e l’altra, e diventa necessario per il giocatore pianificare le missioni dei giorni successivi. Questo perché è possibile costruire macchinari che influenzano le condizioni delle mappe nel lungo periodo, ed è importante metterli dove non possono essere trovati dai nostri avversari tra una giornata e l’altra.

Nonostante non ci troviamo di fronte a un open world, il tentativo di Farm51 è comunque quello di far percepire al giocatore di trovarsi in un mondo vivo e in evoluzione, e funziona, grazie non solo alle mappe che si modificano ma soprattutto per merito del cast di personaggi e al sistema di scelte.

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In fondo, Chernobylite vuole essere un RPG in cui le scelte sono importanti. Questo si ripercuote nella costruzione di una serie di momenti in cui il giocatore dovrà prendere decisioni importanti e gravi, e da queste dipenderanno i rapporti con i personaggi e le possibilità di proseguire. Nel vortice psicotico e surreale di Chernobylite niente è però deciso, e i piani temporali si mescolano così come quelli dell’esistenza. La morte non è la fine, ma è un momento per riflettere su quello che è stato, modificando volendo anche le scelte che con il senno del poi riteniamo di aver sbagliato. Creeremo una nuova linea temporale o modificheremo solo il passato, ci viene domandato?

Tutti questi elementi, per quanto un po’ troppo poco coesi tra loro, riescono a costruire quello che è in definitiva un prodotto interessante, che si eleva grazie a una direzione artistica di grande livello. La ricostruzione accurata di luoghi esistenti si unisce a foreste lussureggianti che si agitano al vento e si affianca a momenti surreali in cui la realtà si sgretola per creare nuovi piani dell’essere, tratteggiando una realtà surreale e impossibile eppure affascinante.

Potete trovare Chernobylite su Steam.

Nato a Roma nel 1989, dal 2018 riveste la carica di Direttore Editoriale di Stay Nerd. Laureato in Editoria e Scrittura dopo la triennale in Relazioni Internazionali, decide di preferire i videogiochi e gli anime alla politica. Da questa strana unione nasce il suo interesse per l'analisi di questo tipo di opere in una prospettiva storico-politica. Tra i suoi interessi principali, oltre a quelli già citati, si possono trovare i Gunpla, il tech, la musica progressive, gli orsi e le lontre. Forse gli orsi sono effettivamente il suo interesse principale.