Cronache di Amebò, esordio della fumettista campana Valo, è un libro rinfrescante, colorato e leggero

Spesso e volentieri ci si ossessiona con la ricercatezza, la profondità e il continuo processo di nobilitazione di quel che si crea e si usa. Vogliamo sentirci legittimati per quanta intelligenza e cultura infondiamo nelle cose, per quante metafore vengono incasellate e per quanta novità portiamo in qualcosa. Sembra quasi che stiamo dimenticando il valore della leggerezza, della spensieratezza fine a se stessa fatta e pensata soltanto per diletto senza elucubrazioni sofisticate o sottigliezze eleganti. Leggere Cronache di Amebò di Valo – nome d’arte della fumettista Valentina Patete – mi ha dato la possibilità di ragionare su questo concetto che si dà fin troppo per scontato.

Pubblicato da Eris Edizioni durante l’estate, Cronache d’Amebò è quanto di più classico ci si potrebbe aspettare tanto dall’editore quanto dal periodo. Intendo questa cosa con accezione positiva: perché, a volte, c’è davvero bisogno di qualcosa che non si prenda troppo sul serio, che rappresenti una scena specifica con consapevolezza ma senza ostentazioni di sorta. Una lettura che non si nasconde dietro facili (auto)esaltazioni e pensieri ma spinge il più possibile sul dare a chi legge una sensazione rinfrescante e contemporaneamente sicura. In linea tanto con il panorama specifico della casa editrice, quanto in generale di una certa fetta di fumetto italiano e internazionale da cui prende ispirazione senza troppi misteri o vergogne: liberando tutto quello che c’è da liberare.

cronache amebò

La storia di Cronache d’Amebò ruota intorno a una realtà parallela alla nostra, che opera con altre regole e popolata da creature bizzarre che variano dall’animale antropomorfo al robotico, passando per giostrine dotate di coscienza. Responsabile della nascita di questo mondo è il Dottor Trap (nome che ci fa intuire una delle influenze estetiche presenti nel fumetto, insieme ai numerosi “skrrr” usati come onomatopee) che ha inoculato in una piastrina una ameba, la quale ha come reazione alla sua crescita dato i natali a ogni forma di vita presente. Si snoda da qui una narrazione a episodi convergenti e concatenati che coinvolge diversi personaggi, ciascuno protagonista di un capitolo specifico. Una catena di eventi che riguarda le singoli e i singoli ma che via via diventa la base per una storia unica che riguarda tutta Amebò.

Valo disegna e racconta un mondo dove eccesso e spensieratezza vanno a braccetto. L’esagerazione e la stramberia sono prima di tutto spazi che l’autrice usa per rilassare e divertire sia se stessa che chi legge Cronache di Amebò. Non viene mai posto il caso per cui la parolaccia, l’uso di droghe o il sesso occasionale interspecie siano provocazioni ma, piuttosto, veicoli di leggerezza e stimoli a lasciarsi andare all’allegria del momento senza farsi troppe domande. La creazione di Amebò e la sua stessa esistente diventano quindi il modo per comunicare questi concetti. A rendere più concreto il tutto, poi, un tratto e una colorazione che per quanto comuni in questo tipo produzioni ben si sposano con le intenzioni, rendendo più coeso e credibile il progetto. Della parte grafica colpiscono particolarmente i lavori sull’impaginazione che, in alcune tavole, scardinano i limiti della griglia portando una narrazione sequenziale su una sola vignetta che non presenta divisioni. Escamotage anch’essi ormai usuali ma che comunque sortiscono l’effetto corretto.

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Per concludere: Cronache di Amebò è quel che ci voleva per fare un piccolo passo indietro e ricordarci che abbiamo bisogno di leggerezza e spensieratezza nel fumetto, e che quando c’è non dobbiamo guardarla con diffidenza. Valo si diverte tantissimo ad accompagnarci per mano nelle allucinazioni di Amebò e noi non possiamo fare altro che assecondarla perché è l’unica cosa che è possibile fare. Un fumetto che forse non aggiunge troppo al discorso già avviato da altre autrici e altri autori ma che è bello vedere nelle librerie e che forse dovrebbe avere uno spazio sotto i vostri ombrelloni.

Un libro che prende gli insegnamenti di grandi maestri del fumetto contemporaneo (su tutti Simon Hanselmann e Michael Deforge, seppur forse con un po’ meno dirompenza e sicuramente con meno metafore) e si colloca perfettamente nella dimensione più underground della nostra scena. Se vi piacciono autrici e autori come Cammello e Nova avete un nuovo nome da considerare.

Nato a Torino, nel 1991, Luca studia scienze della comunicazione come conseguenza della sua ossessione nei confronti delle possibilità che offrono i mezzi di comunicazione e ha lavorato come grafico e consulente marketing (lavoro che ha fatto crescere esponenzialmente la sua ossessivo-compulsività per le cose simmetriche e precise). Lo studio gli ha permesso di concretizzare la sua passione per i differenti linguaggi dei media, sperimentando con mano l'analisi linguistica e semiotica; il lavoro gli ha dato la possibilità di provare a inserire la teoria nel pratico. Studio e lavoro, insieme, lo hanno portato a scrivere di, tra gli altri argomenti, grafica pubblicitaria, marketing, comunicazione e comunicazione visiva collegata al videogioco.