Il nuovo fumetto di Pablo Cammello, Stalattite, è un allegoria sociologica a prospettiva invertita

Cambiare punto di vista, invertire la direzione da cui proviene il nostro sguardo per capirci qualcosa di più su di noi e su ciò e chi ci sta intorno. A volte può anche servire fare in modo che quel che guardiamo sia totalmente alieno e lontano dalla realtà, che ci venga presentato in modo differente, per comprendere. Questo processo riporta, ovviamente, alla figura retorica dell’allegoria e dell’usare principi astratti, fantastici o fantasiosi per parlare di cose che, invece, ci sono familiari e ci riguardano. Stalattite – il nuovo fumetto di Pablo Cammello pubblicato da Coconino Press – rientra in questo ragionamento: accogliendolo dentro di sé non soltanto in modo indiretto e interpretabile (o fraintendibile?) ma facendolo diventare vero e proprio veicolo narrativo, espressivo e figurativo dell’intera opera.

Prima di addentrarci – o forse sarebbe meglio dire capovolgerci – in Stalattite, però, ripercorriamo la carriera del suo autore fino a qui. Pablo Cammello è un fumettista italiano che è giunto sotto i riflettori grazie al webcomic Tumorama, poi riunito in un unico volume pubblicato per Shockdom, e a diverse uscite targate Progetto Stigma di cui fa parte dalla sua fondazione. Il suo modo di scrivere, disegnare e intendere il fumetto lo ha da subito posizionato in un modo molto preciso nel panorama underground italiano, connotandolo come un autore in bilico tra il punk, lo spiritualismo new age e la comicità nonsense imprevedibile. Una vera e propria scheggia impazzita nel panorama, incontrollabile e incontrollata.

stalattite

Il mondo a testa in giù di Stalattite, dove chi lo abita frequenta ciò che è stato lasciato dalla generazioni precedenti dall’alto verso il basso interpretandolo in modo mistico e mitologico, ci viene presentato senza troppi approfondimenti o digressioni descrittive. Semplicemente, nel tempo della storia, si vive così. Il suolo è sopra le persone, il cielo è sotto. Tutto quel che sta intorno è così come lo conosciamo anche noi nella nostra società, solo al rovescio. È quindi normale camminare sui soffitti e avere sopra di sé i pavimenti.

In questo mondo invertito vive Natan un buono a nulla con qualche problema con la legge e forse anche mentale. A lui non sta bene lo stigma che la società gli ha posto per quell’episodio, soprattutto contando il prestigio che ha invece suo fratello gemello Otto che – oltre a condividere un nome palindromo con Natan e altri personaggi della storia – fa l’anchorman in uno dei tanti canali di informazione in streaming che filtrano le notizie per farle arrivare al mondo (censurandole e creandole da zero, quando serve). Natan non riesce a trovare il suo posto perché, forse, la direzione in cui si muove il resto del mondo non è quella che più gli si confà. Il capovolgimento della prospettiva del protagonista di Stalattite inizia quando egli scopre una persona camminare su un pavimento, uno di quelli che poi scoprirà venir chiamati capovolti.

Da qui il fumetto inizia un percorso di analisi riguardo come i punti di vista e le prospettive attraverso cui guardiamo le cose influenzino tantissimo il conseguente giudizio che diamo alle stesse. Cammello arriva al senso in modo graduale ma molto diretto ed esplicito, ponendo chi legge in condizione di capire sì piano piano ma come si deve il significato e il valore morale del libro. Le persone capovolte possono trovare nella nostra società contemporanea tantissimi corrispettive così come è possibile fare un parallelo tra i punti di vista che abbiamo attualmente e quelli che invece erano più comuni altrove. Che sia culture diverse dalla nostra o un retaggio passato della stessa, la direzione da cui guardiamo le cose è il tema centrale di Stalattite.

stalattite

Aver paura di chi ci è opposto perché non riusciamo a comprendere ciò che ci dice, tenere il suo punto di vista perché è apparentemente contrario al nostro. Cammello in Stalattite ci propone di riflettere su questo tema in modo metaforico e fantasioso ma non per questo inefficace. Un gocciolio che viene in una direzione o in un’altra che crea qualcosa di nuovo – come stalattiti e stalagmiti – che forse un giorno potrebbero incontrarsi e unirsi in una cosa sola e nuova, ammesso che ci siano le volontà per farlo. Un fumetto che vuole ragionare sulle distanze e le differenze, sugli opposti e i contrapposti per suggerire un cambio di vedute, girando il nostro sguardo verso chi forse non ci è davvero così avverso.

Nato a Torino, nel 1991, Luca studia scienze della comunicazione come conseguenza della sua ossessione nei confronti delle possibilità che offrono i mezzi di comunicazione e ha lavorato come grafico e consulente marketing (lavoro che ha fatto crescere esponenzialmente la sua ossessivo-compulsività per le cose simmetriche e precise). Lo studio gli ha permesso di concretizzare la sua passione per i differenti linguaggi dei media, sperimentando con mano l'analisi linguistica e semiotica; il lavoro gli ha dato la possibilità di provare a inserire la teoria nel pratico. Studio e lavoro, insieme, lo hanno portato a scrivere di, tra gli altri argomenti, grafica pubblicitaria, marketing, comunicazione e comunicazione visiva collegata al videogioco.