Fenomenologia delle Extended Cut

Immaginate di dover raccontare una barzelletta ad un gruppo di amici. Tutti vi stanno ad ascoltare. Incominciate, vi dimenticate un particolare, ma non fa nulla, andate avanti. Vi dilungate un po’, ma tutto sommato vi stanno ancora a sentire. Arrivate alla fine e non l’avete raccontata al meglio, ma ci provate ugualmente. Sparate la battuta finale: uno ridacchia, uno sorride, gli altri sono confusi, nella migliore delle ipotesi, o contrariati.

Ma a voi cosa importa? Li rassicurate e gli direte che gliela racconterete nuovamente, con tutte le parti che avete tagliato. E allora la capiranno e rideranno.

Secondo voi, i vostri ascoltatori a questo punto, come potrebbero reagire?

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Se non prendete una mezza pioggia di improperi, è un miracolo.

Intendiamoci, di barzellette fiacche o raccontate male è pieno il mondo. Nessuno vi accuserà per questo. Il vero male è delegare l’efficacia della battuta a parti che voi avete omesso, a quanto pare addirittura volontariamente. Ok, ma perché tutta questa metafora?

Un film, così come una barzelletta, è un racconto che deve recapitare un messaggio in un tempo limitato, massimizzando la propria efficacia attraverso una narrazione (e un montaggio) sapiente. Per questo oggi ci schieriamo, qui su Stay Nerd, contro l’abuso delle Extended Cut.

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Altra piccola parentesi. Anche le Extended Cut, con i loro contenuti extra e scene tagliate, sono da sempre una feature usata per ingolosire i fan e spingerli all’acquisto della versione in DVD o Blu-ray di una certa pellicola. Niente in contrario. Noi siamo contro il possibile abuso che se ne fa.

Facciamo un ripassino. Lo scorso marzo ha debuttato nelle sale cinematografiche il film supereroistico Batman v Superman: Dawn of Justice, film molto dibattuto da critica e pubblico. Chi lo criticava, chi lo premiava. Senza entrare (di nuovo) nel merito della questione, che d’altronde comprende sia un lato tecnico che uno soggettivo, ci limiteremo a dire che Batman v Superman presentava varie criticità nel montaggio, risultando a tratti confuso. Non incomprensibile, ma esigente nei confronti di uno spettatore. Un esempio? Il piano di  Lex Luthor, con relative reazioni dell’uno o dell’altro supereroe, se non dell’opinione pubblica divisa tra i due giustizieri.

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Ebbene, qualche mese più tardi, è stata rilasciata una versione home video della pellicola, denominata Ultimate Edition, che comprendeva circa mezz’ora di scene extra, tagliate dal film uscito al cinema. DC ha promesso che tali scene avrebbero risolto ognuna delle suddette criticità e quindi, leggendo tra le righe, “rattoppato” i buchi della trama e “riparato” la pellicola. Ok, è un caso del tutto eccezionale, può succedere.

Una volta.

E poi è successa la stessa cosa con un altro film DC (qui meramente presa ad esempio, per ragioni di contingenza), Suicide Squad, seppure con meno rumore. Questo secondo film è stato ricevuto meglio da critica e pubblica, anche se non da tutti e di rado entusiasticamente, ma presentava anch’esso qualche punto un po’ più oscuro. Esempio? Ha stupito tutti il ruolo piuttosto marginale lasciato al Joker di Jared Leto, che prometteva di essere una delle gemme della pellicola, se non altro per quanto tutti attendevano la sua nuova e originale interpretazione. Guarda un po’, nell’Extended Cut si è promesso di re-inserire qualche minuto del personaggio e del suo rapporto con Harley Quinn.

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Di nuovo: non intendiamo entrare nel merito delle scene extra, né di quanto queste sono effettivamente utili a tappare buchi (Batman v Superman) o sviluppare punti ipotrofici (Suicide Squad) della trama. Non ci interessa. Il problema è il rischio che quest’uso di confezionare montaggi deficitari per la release cinematografica, “tanto poi c’è l’Extended Cut”, diventi un’abitudine. Un’abitudine che sarebbe una grossa ferita per il medium.

Perché l’abbiamo già illustrato. Una barzelletta non può astrarre dal suo dover far ridere a prescindere da successive aggiunte. Un film deve convincere alla prima visione al massimo delle sue potenzialità. Se poi delle scene extra approfondiranno alcune questioni interessanti, tanto meglio. Ma devono essere un bonus, non sopperire ad un malus.

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Tanto più che spesso il film che si rivela bisognoso del recupero di scene extra è già molto lungo. Ciò mette ancora più in risalto l’assurda situazione di non saper raccontare una storia al massimo delle sue possibilità in due ore e passa di pellicola. Con questo ragionamento, che fine farebbero i cortometraggi?

Se si hanno sessanta secondi, seimila o sei milioni, non dare il massimo in questi è un fallimento. In fase di sceneggiatura? In fase di montaggio? Ci si è dilungati su questioni secondarie (che magari, queste sì, potevano finire nella versione estesa) e per farlo si sono tagliate scene importanti? Sono tutti possibili errori a monte, che difatti si rivelano a valle puntualmente “resistenti” alla cura postuma tramite Extended Cut.

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E tutto ciò senza nemmeno soffermarci sul criticabile opportunismo economico che, forse, spinge a tale meccanismo anche con lo scopo di un aumento di guadagno con la vendita delle versioni home video. Comprate un puzzle, scoprite che nella scatola mancano dei pezzi. Che fate, quando esce la versione dello stesso puzzle con tutti i pezzi, non la comprate?

In chiusura, ci auguriamo che questa riflessione sul medium cinematografico e di uno dei suoi vizi possibili (e più recentemente sviluppati) vi offra spunti interessanti. Fateci sapere, naturalmente, come la pensate al riguardo. Se invece l’articolo, arrivati fin qui, non vi è piaciuto: non vi preoccupate, tra un paio di settimane facciamo uscire la versione estesa del pezzo con le frasi che abbiamo tagliato.

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