Attenzione, l’articolo contiene spoiler sul quinto episodio dell’ultima stagione di Game of Thrones.

Non sono uno sceneggiatore di Hollywood, maestà. Ho dedicato la vita ai libri, non alle serie tv. Ma ogni spettatore sa che D&D hanno danzato troppo vicino al mandarla in vacca. George Martin una volta mi disse che fan-service e coerenza narrativa sono due facce della stessa medaglia. Ogni volta che esce una nuova puntata di Game of Thrones, gli showrunner lanciano in aria quella moneta e il pubblico trattiene il fiato aspettando di vedere su che faccia cadrà.

A memoria di uomo, donna, bambino, ed eunuco, pochi prodotti di intrattenimento sono riusciti a creare gioie, dolori, delusioni e spoiler come Game of Thrones. Metteteci pure che con il susseguirsi delle stagioni la società è passata dalla connessione alla iperconnessione e pensare di restare anche solo per poche ore staccati dalla propria bolla social – giusto il tempo di recuperare la puntata – sembra un’impresa più ardua del far ragionare la focosa reginetta Targaryen. Per questo motivo l’ultima stagione non può (e non deve) mettere d’accordo tutti: il fandom è ciò che tiene vivo – nel bene e nel male – un prodotto, e il miglior modo per tenerli sulla graticola è permettere loro di lamentarsi (per non parlare del fatto che, semmai Giorgio riuscisse a finire di scrivere i libri, le vendite schizzerebbero alle stelle grazie a chi spera di trovare una fine migliore di quella orchestrata da Weiss e Benioff).

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Vediamo dunque come sono andate le cose in questa penultima puntata.

Varys, che ha capito troppo tardi di aver puntato sul drago sbagliato, sta scrivendo a qualcuno il segreto peggio custodito di Westeros. A chi? Considerato che metà dei sette regni è stata fatta fuori nel corso degli episodi, che il fantomatico principe di Dorne nominato nella scorsa puntata ha dato bidone, che Cersei ha impostato la risposta automatica alle mail in ingresso too busy a fissare il vuoto fuori dalla Fortezza Rossa, brb asap, e che al nord Sansa ha già fatto stampare e appendere i cartelloni col faccione di Aejon Starkaryen, la risposta più quotata è che stesse semplicemente aggiornando le sue memorie: caro diario, Daenerys è sempre più vicina a spedire il suo senno sulla luna e io non sono ancora riuscito ad avvelenarla; se avessi ancora le gonadi, in questo momento sarebbero comunque delle dimensioni di due noccioline americane dalla paura che mi pervade.

Varys cerca un’ultima volta di salvarsi proponendo a un Jon in piena fase Keanu Reevesiana di negazione della predestinazione di accettare il suo destino, ma quello si butta a terra fingendosi morto come gli opossum de L’era glaciale. Sempre in questo clima disteso e amichevole che si confà all’alba di una nuova era di fine della tirannia, Daenerys decide che i suoi role model per il futuro regno saranno la regina di cuori del paese delle meraviglie e Margaret Thatcher: per una iron lady sull’iron throne.

Tagliategli la testa è uno slogan molto più catchy di inginocchiati!, e ora che la campagna elettorale si avvicina è il momento di pensare a cosa far stampare sui manifesti.

Dopo una partita di scaricabarile vinta sul filo di lana da Tyrion, Varys si unisce agli altri per un falò sulla spiaggia, in attesa di raggiungere Ditocorto nel paradiso dei personaggi che diventano stupidi e avventati da una stagione all’altra senza addurre motivazioni plausibili.

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E a proposito di stupidità, l’ennesimo momento Casa Vianello tra Jon e Dany si rivela un’ottima occasione per trasformare la madre dei draghi, zia dell’amante, vicina di casa della compagna di banco delle elementari in qualcosa che non è mai stata, per esempio una donna che usa la seduzione per ottenere i propri scopi, per non parlare della sua trasformazione da breaker of chains a rottura di coglioni per chiunque cerchi di farla ragionare. Fortunatamente resta un solo episodio, altrimenti avremmo finito per ritrovarci una Daenerys in crinolina e converse all-star che mangia pasticcini mentre il popolo muore di fame.

Come ultimo disperato tentativo, Tyrion cerca di innescare un istinto pavloviano in Daenerys, legando il suono della campane alla fine della battaglia, ma lei non lo sta già più ascoltando, e lo fissa con la pacatezza di Jack Torrance davanti alla macchina da scrivere. Poi, per non rischiare di aizzare di nuovo i campioni internazionali di Risiko, glissa sul piano della battaglia, congedandosi con un vago poi mi faccio sentire io, eh.

Arya e il Mastino si scontrano con la guardia di Non ci resta che piangere che al modico prezzo di un fiorino li lascia entrare in città per andare a uccidere Cersei, mentre Tyrion si scontra con la dura realtà: il corso di valyriano di Duolingo non ti prepara veramente alla conversazione con i madrelingua.

Jaime viene liberato dal fratello, i due si salutano con un abbraccio strappalacrime e dilania speranze di noi spettatori, che ci prepariamo a tirare lo sciacquone dopo aver visto la crescita emotiva del gemello Lannister buttata nel cesso.

Nel frattempo attorno a King’s Landing si organizza la più grande partita di battaglia navale dei Sette Regni, la città si prepara all’assedio e il comandante della Compagnia Dorata, wannabe tronista di Uomini e Donne, guarda con disprezzo i maglioni natalizi e le barbe hipster degli uomini del Nord, decuplicati di numero rispetto alla battaglia di Winterfell. Tyrion continua la sua opera di evangelizzazione con Jon Snow: hai mai letto questo Hemingway? Chiede, mostrando una copia di Per chi suona la campana.

Fuori dalle mura stanno aspettando l’inizio dello spettacolo: l’orario segnato sul biglietto è già passato e il pubblico si spazientisce; all’interno della città la folla inizia ad agitarsi: sembra che abbiano aperto i cancelli per il parterre e Arya e il Mastino, più agguerriti di Jaime, riescono a conquistarsi un posto in transenna, mentre il cavaliere prova a girare intorno al palco per entrare dall’ingresso dei tecnici con un pass finto.

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Ed ecco che nel cielo sopra King’s Landing appare qualcosa: è un uccello? è un aereo? è un maiale gonfiabile? No, è Drogon, che dopo una sessione di allenamento in Matrix ha imparato a schivare gli arpioni e brucia in quattro e quattr’otto l’intera flotta Greyjoy, che il tempo è denaro, soprattutto quando si parla di CGI.

Davanti alle mura, la sfida a chi ride per primo tra il tronista dorato e Jon Snow viene interrotta dall’arrivo di Daenerys, che al grido di la radiamo al suolo questa merda di casa fa breccia nelle difese Lannister con la solita grazia che la contraddistingue. Il tronista fa la fine di Mufasa, senza neanche uno straccio di Simba a piangerne la dipartita.

A questo punto basterebbe che Daenerys parcheggiasse il drago sotto casa di Cersei, magari avvisandosi con un colpo di clacson, perché la puntata finisse nei canonici quarantacinque minuti.

Ma poiché il sonno della ragione genera scelte opinabili nell’economia del racconto, dobbiamo costringerci ad assistere alla mancanza di un piano B da parte di Cersei e alla definitiva pazzia di Daenerys.

Mentre tutta King’s Landing canta in coro Fra’ Martino Campanaro come alla recita dell’asilo, Daenerys entra in modalità berserk, distruggendo il sogno del socialismo a Westeros.

Da qui in poi, a intervallare la sistematica e irrazionale distruzione di King’s Landing, assistiamo alla morte di ogni speranza di logica: Jaime s’incontra e si scontra con Pacey dei Caraibi, Jon difende Donzelle in Difficoltà, ci sono esplosioni a caso di altofuoco, Arya – che per sei stagioni ha dato la cera e tolto la cera con il pensiero fisso di uccidere Cersei – rinuncia alla sua vendetta dopo un discorso ispirazionale del Mastino, che uccide la Montagna, che aprì la testa di Oberyn come un cocomero, che bevve l’acqua, che spense il fuoco, che bruciò il bastone, che picchiò il cane, che morse il gatto, che si mangiò il topo, che al mercato mio padre comprò.

Per concludere la tragedia (quella degli spettatori, non quella dei personaggi), mentre il mondo cade a pezzi assistiamo al crollo definitivo di ogni speranza mai riposta in Jaime Lannister, che davanti alla donna che – solo nelle ultime puntate – si è portata a letto il cosplayer di Jack Sparrow e ha mandato un mercenario ad assassinarlo, regredisce allo stato larvale in cui l’abbiamo conosciuto nella prima puntata della prima stagione, e in the name of love cita i Metallica prima di venire sommerso da una montagna di massi che non è niente a confronto della pila di merda a cui gli sceneggiatori ci hanno ormai abituato con gli ultimi sviluppi della serie.

Lannister

A chiudere un episodio in cui, insieme a molti dei personaggi sono morte anche parecchie delle nostre speranze, Arya Stark ritrova lynchianamente il suo cavallo, illeso e appena uscito dall’autolavaggio, e parte, auspicabilmente alla ricerca di David Benioff e D.B. Weiss, più probabilmente con la missione di fare fuori Daenerys, mettere Jon sul trono, e porre fine una volta per tutte alle nostre sofferenze.

Nella prossima puntata: cosa avrà in serbo per noi Bran il soprammobile? Chi è morto davvero e chi spunterà di nuovo fuori dalle macerie? Jaime e Cersei se la giocano con Harley e Joker come esempio di romanticizzazione della psicopatia?

Ci troviamo qui, fra una settimana, per la fine dei giochi.

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