All the stars are closer

Su una cosa sono tutti più o meno d’accordo, amanti e detrattori di Black Panther: la colonna sonora è davvero spaziale.
Pochi giorni prima dell’uscita film, all’inizio del 2018, avevamo già capito dove l’opera di Ryan Coogler sarebbe andata a parare, facendoci immergere nell’atmosfera del Wakanda al grido di Black Power, e questo è in parte merito di Kendrick Lamar. L’artista ha firmato la soundtrack del film, insiema a The Weeknd e SZA ma tirando in ballo una quantità spropositata ed eccellente di artisti afro-americani di successo, regalandoci una traccia più bella dell’altra.

Da Future a Travis Scott, passando per 2 Chainz, Vince Staples e tanti altri, la colonna sonora in questione è il manifesto di una cultura intera, un inno al panafricanismo che ha contribuito indubbiamente al successo della pellicola, che ha addirittura ricevuto la nomination ai Globes come miglior film drammatico, oltre che per la migliore soundtrack e miglior canzone (All The Stars – K. Lamar e SZA).

 

 

Certo non abbiamo scoperto con Black Panther l’importanza della musica in un film, ma naturalmente è una rimarchevole conferma di quanto diventi fondamentale che sia adatta e appropriata all’opera che accompagna, ed in questo soprattutto Marvel, nel suo MCU ne aveva già avuto conferma con I Guardiani della Galassia (soundtrack disco di platino, per dire), di cui in molti hanno apprezzato l’incantevole e idonea colonna sonora.
Possiamo dire, oltretutto, che la colonna sonora di Black Panther abbia sancito defintivamente il connubio cinecomic-hip hop, passando per tutti i vari sottogeneri, trap in primis.

Un predecessore in tal senso c’è, sebbene per il piccolo, schermo: Ali Shaheed Muhammad per Luke Cage, e chiaramente non è una coincidenza. Cage è il primo personaggio afroamericano dei fumetti Marvel a ottenere una sua serie personale, un’idea maturata sull’onda della blaxploitation degli anni ’70, complice il successo di opere come Shaft e Super Fly. Ovviamente tali tematiche si riversano nella soundtrack che, come per Black Panther, richiede un compositore adatto. Certo la scelta di Ali Shaheed Muhammad non scalda gli animi come quella di Lamar, ma le sonorità rap dell’ex membro dei A Tribe Called Quest coinvolgono emotivamente lo spettatore e lo accompagnano per mano nei sobborghi di Harlem.

hip-hop

L’hip hop inizia quindi a farsi strada e il Marvel Cinematic Universe comincia a somigliare ad un gigantesco Block Party in cui potersi divertire. La lezione ormai è appresa, e un’ulteriore prova è costituita da Deadpool 2, una vera mescolanza di generi, che va dalle note pop di Celine Dion (con la bellissima Ashes) a quelle aggressive di artisti come Diplo, French Montana e Lil Pump, che appunto ci invitano alla grande festa canora con la loro Welcome to the party, generando una soundtrack nel complesso esplosiva, e comunque a forte predominanza hip hop.

L’affascinante unione tra supereroi ed hip-hop inizia quindi a valicare la concezione razziale e di quelle tematiche predominanti nella cultura afro-americana e nei loro pezzi rap, e dopo Luke Cage e T’Challa viene abbracciata da Wade Wilson e, concettualmente dall’America intera (e per estensione da tutto il globo). This is America, canta Childish Gambino – artista a tutto tondo – nella sua hit dello scorso anno, che fece discutere per la stravagante ma feroce critica al sistema e alla società odierna, al razzismo, alle violenze, al modo superficialmente occidentale di vivere la vita.

È anche per questo che, pur nel poco rilevante contesto di un film di supereroi assume significato l’exploit universale di un genere come l’hip hop, nato e cresciuto nella cultura afro-americana e fino a poco fa, per i cinecomic, prerogativa di opere come Black Panther e Luke Cage.

Sdoganato a tutti gli effetti, e ormai di ultra tendenza, l’hip hop e le sue naturali evoluzioni, come la trap, amata dai giovani americani come da quelli di mezza europa, si fa spazio a spallate nel mondo del cinema e, sempre relativamente ai cinecomic, non ci stupisce più trovare in Venom una colonna sonora in parte rap, con Eminem che firma proprio un pezzo titolato col nome del supereroe in questione. Il fatto che a farlo sia proprio Eminem, il “rapper bianco”, come lo si è chiamato per anni, dona ulteriore valore a quanto detto in precedenza. Ed oltrettutto la sua canzone è una vera botta di adrenalina. Tra le altre cose il curatore della soundtrack di Venom è Ludwig Goransson, lo stesso dell’OST Black Panther, e produttore dell’ultimo album di Childish Gambino.

Procedendo cronologicamente non possiamo poi non menzionare la soundtrack di Spider-Man: Un nuovo universo, il film d’animazione diretto da Persichetti, Ramsey e Rothman arrivato a Natale 2018 nelle nostre sale cinematografiche, in cui abbiamo potuto apprezzare il theme Sunflower ad opera di Post Malone e Swae Lee, che avevamo già collaborato per Spoil my night, canzone contenuta nell’album Beerbongs & Bentleys.

Non sono solo i cinecomic Marvel però a vantare colonne sonore di questo tipo, poiché già nel 2016 Suicide Squad della DCEU, diretto da David Ayer, presentava una soundtrack pazzesca a variegata – sebbene eccessivamente mescolata e spesso a caso – in cui erano presenti diverse tracce hip-hop, con artisti come Eminem, Rick Ross e Wiz Khalifa, tra inediti composti per il film e vecchie canzoni, come la leggendaria Whitout me di Eminem.

Ad ogni modo sarebbe da profani ammettere che questo connubio comics-rap sia nato e cresciuto solamente negli ultimi anni e grazie alle opere citate finora. Tralasciando, e accennando soltanto, un discorso legato alla cultura dei graffiti e l’influenza del mondo dei fumetti su di essi, ci sono alcuni artisti della musica hip-hop che devono parte della loro fama ai comics.

Tra questi ad esempio Daniel Dumile, in arte MF DOOM, che canta con il volto coperto da una maschera che si ispira a quella del villain della Marvel Doctor Doom (Dottor Destino), oppure David Bunner, ovvero Lavell William Crump, che sceglie però questo nome d’arte riprendendo chiaramente quello de L’incredibile Hulk.
Questi due mondi così apparentemente lontani iniziano a mescolarsi sempre di più, quando il fumetto smette di essere esclusivamente appannaggio dei nerd ma inizia ad entrare sempre più nella cultura di massa, e così non risulta strano pensare che Darryl McDaniels, aka DMC, abbia creato la Darryl Makes Comics, una propria casa editrice di fumetti. Per ora è uscito solamente il DMC #1, ma la suggestiva commistione tra l’hip-hop e comics è ben presente in questa storia, e tanto basta per affascinarci e sperare che prosegua nell’opera.

hip-hop

Lo stesso Eminem, più volte citato in questa disamina, si era già legato alla realtà dei comics, come protagonista di un fumetto insieme al Punitore, intitolato Punisher/Eminem: Kill You nel numero di giugno di XXL nel 2009, e qualche anno dopo (nel 2013) il terzo volume della serie di fumetti Marvel Mighty Avengers aveva dedicato una copertina speciale al rapper bianco, che veniva rappresentato con Iron Man seduto di fronte alla sua casa d’infanzia. Uno dei tanti crossover tra questi due mondi così vicini e così lontani, destinati a mescolarsi sempre di più, poiché la vena di fantasia ed estro di queste realtà non può essere ingabbiata in confini prestabiliti, ma necessitano di espandersi continuamente.

hip-hop

Motivo per cui la costante ascesa dell’hip hop e dei suoi sottogeneri, dalla trap al rap rock, al mumble rap, contagia generazioni di giovanissimi e non, fino a dominare il grande schermo.
Oltre i cinecomic c’è una variegata sfilza di lungometraggi che iniziano a fare di questa mescolanza un’affascinante consuetidine, come ad esempio il recente Creed II di Steven Caple Jr., con una soundtrack che vede la firma di nomi illustri del genere, come l’habitué Kendrick Lamar o Lil Wayne.
Alzate il cappuccio e il volume dello stereo, e lasciatevi contagiare.

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