Non sappiamo se conoscete già gli Scarabocchi di Maicol & Mirco.

Ma non importa. Sappiate che, su una pagina Facebook, da tempo, Maicol & Mirco sforna una vignetta dopo l’altra, di varia e spesso composita impostazione: è filosofico, cinico, scettico, ironico, satirico, paradossale… Ognuna di queste vignette presenta (quasi senza eccezioni) uno o due personaggi, per l’appunto, scarabocchiati in nero su uno sfondo rosso. Poche battute, una potenza del messaggio sempre enorme.

Certo, presentando l’autore un’ironia particolare e sempre proiettata verso una morale tutt’altro che universale ma comunque sempre universalizzabile (e questo è un pregio colossale), le vignette potevano non incontrare il favore di tutti. In fondo, con il Web tanto pieno di vignette, Meme, immagini e brevi filmati comici, l’offerta è extra-satura e la domanda non ha che da voltarsi da qualsiasi altra parte e chiedere qualcosa di diverso. Sacrosanto.

Ma non è neanche di questo che vogliamo parlare oggi. No, perché a un certo punto il genio creativo di Maicol & Mirco incontra la grande e accogliente tela bianca di BAO Publishing e da una folle notte d’amore nasce (dopo Palla Rossa e Palla Blu – L’amicizia arrotonda tutto, per la collana di lettori più piccini BaBAO) Il Papà di Dio, graphic novel di più di 900 pagine, rilegato come un testo antico, dal sapore sacro, bianco rosso e con qualche sparuta linea nera. In due parole: una storia. In tre parole: una bellissima storia.

Già, per questo la nostra introduzione. Potevate conoscere gli Scarabocchi di Maicol e Mirco o non conoscerli, non importa. Perché Maicol & Mirco è un narratore in pienissima regola e con Il Papà di Dio lo dimostra oltre ogni ragionevole dubbio. Non che noi ne avessimo mai nutriti, data la qualità e la capacità delle sue vignette, tutto fuorché “qualunque”, di raccontare tantissimo in pochissimo spazio. Alla prima occasione, comunque, l’autore ci narra una storia lunga, grande, bella, ambiziosa, sorprendente anche nel caso foste preparati a tutto, ma proprio tutto. E poi, non sottovalutiamolo, editorialmente inedita al 100%.

Non sarebbe stato difficile, come accade spesso, pubblicare prima una raccolta delle sue vignette, le migliori più qualche inedito. E, per carità, non ce la sentiamo neanche di criticare aspramente chi porta avanti anche questo tipo di operazione. Si tratta di portare su carta qualcosa che spopola sul Web, per estendere la sua “area di influenza”. È una mossa legittima, ma non la più difficile e coraggiosa da fare. No, Il Papà di Dio è quella mossa.

Una storia completamente nuova che non accetta il minimo compromesso, forse perché non vuole, forse perché non deve. È semplice, nello stile scarabocchiato come al solito, ma altrettanto potente. Maicol & Mirco ha “scoperto” un linguaggio allo stesso tempo abbozzato e iconico, quasi apprezzabile di per sé ad un livello metaforico. Ma andiamo oltre: cosa ci racconta Il Papà di Dio?

Beh, del Papà di Dio, letteralmente. Di Dio, dello Zio, di Satana, “il primo personaggio”. È un quadretto familiare, in una casetta, che si relaziona al proprio interno (e, indirettamente, all’esterno) come farebbe non una famiglia plausibile, ma una famiglia da una parte descrittivamente vera e dall’altra narrativamente necessaria, grazie al senso trascinante dello storytelling: la crescita, il dolore, la solitudine, la creatività, la separazione, di nuovo la crescita.

In un cerchio che tutti noi, volenti o nolenti, abbiamo percorso, chi una, chi trecento volte, chi continua a percorrerlo all’infinito (e, badate, non è una critica), si susseguono eventi ed emozioni, illustrandoci un punto di vista che per così tanto abbiamo ritenuto il più lontano da noi, quello di Dio (e di suo padre), e che invece Maicol & Mirco insiste, e ha ragione da vendere, dovrebbe essere il più vicino.

C’è una naturalezza nel creare, che perdona qualsiasi difetto di fabbrica: Creare non è mai sbagliato. In questa interpretazione Dio, e quindi l’uomo per l’identità di cui sopra, è un animale creativo, che dovrebbe accettarsi e provare un po’ meno (o nessun) senso di colpa per tutto ciò che crea: un quadro, un racconto, una vita, un figlio. E questo è soltanto uno dei tanti livelli di lettura. Si è un po’ bambini, quando si crea, e quando si è bambini si sta creando se stessi. È difficile rispettare la marea di aspettative che ci circonda, che siano nostre o altrui, e creare è crescere, accettare… pure. Anche quando non ci sembra che siamo ancora pronti, anche quando è l’universo a spingerci a cambiare, con il suo crudele meccanismo di entropia.

Tornando ancora sullo stile grafico, è stupefacente come pochi tratti riescano a farci “sentire a casa”, talvolta, e in questo il graphic novel di Maicol & Mirco è maestro. Oltretutto, ci serve 960 pagine a ritmo di sfogliata altissimo. Quasi tutte doppie splash page, oppure splash singole (motivo per cui è stra-consigliata la lettura su carta), sempre con al massimo un paio di battute, e spesso nessuna. Praticamente, si legge come i fogli che compongono un cartone animato. Narrativamente, non manca davvero niente, e il messaggio è così catartico che rischia di far male, in un senso che più positivo non potrebbe essere. Non manca niente, e arrivati alla fine (in tempo da record, ve lo assicuriamo) ne vorrete ancora.

Il Papà di Dio è coraggioso, ambizioso, unico. E importante. Si vede che lo è per l’autore, probabilmente leggendolo o, una volta finito, rimettendolo a posto, sentirete che lo è anche per voi. Da Maicol & Mirco, che non ha fatto altro che creare senza avere un secondo di paura, non poteva arrivare dono migliore di un grido armonico, prolungato ed entusiasta, che canta la bellezza dietro all’errore, dietro al creato, quello con la c minuscola, e al Creato, con la C maiuscola.

Che poi, alla fine, saranno così diversi?

Il Papà di Dio - Recensione
Il Papà di Dio è un fumetto davvero, davvero bello. Per la disinvoltura, pure delicata, con cui tratta temi profondi, universali, in maniera originale e ambiziosa, senza sbagliare un colpo. Lo stile è quello cui Maicol & Mirco ci ha abituati, ma anche se non lo conoscete non ci metterà più di due minuti a entrarvi dentro, come il fratello che rivedete dopo anni. La storia racconta di una famiglia, del creare, del rispettare aspettative, del crescere, dell'affrontare il dolore e di come tutto questo, alla fine, sia sempre e comunque un processo necessario, naturale, in cui riconoscersi e, magari, sorridere.
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