Emozioni e cambiamento: i temi cari a Masaaki Yuasa

Immaginate un ambiente di lavoro perfetto, in cui il capo vi lascia sperimentare a vostro piacimento tecniche e approcci nuovi. Vi lascia liberi di osare, sbagliare, inseguire qualcosa in cui trovare una soddisfazione vera, viscerale, pura. Ecco, Masaaki Yuasa è uno dei pochissimi che sembrano aver avuto questa fortuna. In diverse interviste ha spiegato quanto siano state importanti per la sua crescita artistica e professionale la flessibilità e l’apertura mentale dei suoi primi collaboratori. E non si può certo dire che questo non si veda: bastano pochi minuti di una qualsiasi delle opere del regista anime di Fukuoka per rendersi conto della libertà che permea ogni tratto, ogni scena. Andiamo a scoprire più nel dettaglio i temi e lo stile di un rivoluzionario dell’animazione.

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Masaaki Yuasa è noto al grande pubblico soprattutto per la recente realizzazione della serie Devilman Crybaby, uno dei più grandi successi anime su Netflix. Nella sua carriera, tuttavia, non si è mai focalizzato su un solo genere, passando agilmente dall’action horror allo slice of life, dalle storie soprannaturali ai veri e propri trip mentali.
Ciò che non viene mai meno, però, è l’attenzione dell’autore per le emozioni. In netto contrasto con la società contemporanea, che spinge l’individuo a reprimere quello che prova per dare un’immagine di sé forte e senza macchia, Yuasa utilizza il suo stile espressionista e iper colorato per lasciar fluire liberamente pensieri e stati d’animo. I suoi personaggi, all’inizio, sono spesso incapaci di comunicare le proprie emozioni, ma poi imparano a lasciarsi andare, con tutte le conseguenze che la libertà di espressione porta con sé. Nelle opere del regista ricorrono spesso elementi ad alto coefficiente emotivo, come storie d’amore intense e sofferte, scene di sesso o interminabili notti cullate dal dolce fluire dell’alcol.

Lo stile esuberante ed eccentrico di Masaaki Yuasa si adatta sorprendentemente all’introspezione che permea le sue storie. I pensieri dei personaggi si spingono fuori dalla loro testa (letteralmente), si traducono in scene surreali e coloratissime, talvolta ne mutano addirittura l’aspetto. La trasformazione fisica consente al regista di rendere concreti i cambiamenti interiori e di indagare sulle cause e sul destino.
Masaaki Yuasa è anche, fondamentalmente, un inguaribile ottimista. Le sue opere mettono spesso l’accento sulla gentilezza, sull’apertura verso le minoranze e sulla volontà di condividere con il prossimo momenti ed emozioni. La fiducia dell’artista nel futuro, in particolare, è evidente in tutti quei momenti in cui le nuove generazioni aiutano quelle più anziane.

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Lo stile libero di Masaaki Yuasa

Masaaki Yuasa è un uomo a cui piace non stare mai fermo, sempre in cerca di nuove tecniche di animazione da sperimentare. La sua versatilità lo ha portato a lavorare a generi profondamente diversi ma il suo stile, pur adattandosi sempre alle esigenze narrative, rimane riconoscibile e unico. Le geometrie semplici e la mancanza di dettagli nelle fattezze dei personaggi, che talvolta sembrano quasi bozzetti non completati, li rendono particolarmente adatti alle trasformazioni improvvise che possono subire. La rappresentazione grafica delle emozioni passa infatti anche per corpi che diventano giganteschi, si restringono o si gonfiano in modo surreale.
La cifra stilistica che più rimane impressa del regista di Fukuoka è però il colore, sempre sgargiante e quasi mai corrispondente alla realtà. Le tonalità assunte dal mondo circostante sono legate alla percezione del personaggio e alle emozioni che prova in quel preciso momento, riprendendo un discorso sulla relatività dell’esperienza tipico dell’espressionismo. Anche la prospettiva è ballerina, condizionata dall’occhio di chi la guarda, con il risultato che le ambientazioni sembrano creature vive, che si muovono e respirano.
Le opere di Masaaki Yuasa sono esperienze, ancora prima di essere storie. Qui su Stay Nerd ne abbiamo già analizzate diverse, come The night is short, walk on girl, Keep your hands off Eizouken! e Lu e la città delle sirene. Scopriamone qualcun’altra nei prossimi paragrafi.

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Mind Game, l’opera più allucinata di Masaaki Yuasa

Parlando di opere come esperienze, non possiamo non citare Mind Game (2004), un lungometraggio che fa della confusione la sua croce e delizia. Persino raccontare la trama non è facile, ma ci proveremo, perché da sola basta per dare un’idea della sua particolarità. Il giovane Nishi si riavvicina alla sua crush adolescenziale, Myon, che però è fidanzata con un altro uomo. Viene quindi ucciso per sbaglio da uno Yakuza che in realtà è sulle tracce del padre dell’amata. Si risveglia nell’aldilà, parla un attimo con Dio, torna in vita e ammazza a sua volta lo stesso criminale, per poi mettersi in fuga con Myon e sua sorella su un’auto che finisce dritta nella pancia di una balena. Qui tutte le vere emozioni dei personaggi prendono forma in una sorta di trip mentale: una coppia che fa sesso fa esplodere un arcobaleno, Dio stesso è indeciso rispetto a quale forma prendere per presentarsi al ragazzo, si può persino correre a mezz’aria sulle molecole che compongono il ventre della balena. Pur non brillando per il ritmo (dura quasi due ore), questo viaggio delirante mostra chiaramente le potenzialità di Masaaki Yuasa.

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The Tatami Galaxy: Masaaki Yuasa esplora la realtà alternativa

The Tatami Galaxy (2010) è una serie anime molto importante nella carriera di Masaaki Yuasa, perché rappresenta una sorta di incubatrice per alcuni dei concetti che sarebbero stati esplorati anche in The night is short, walk on girl. Proprio come nel più recente lungometraggio il protagonista è senza nome, una persona qualunque, come abbastanza diffusi sono anche i suoi interrogativi: cosa sarebbe successo se all’inizio del college avesse scelto un altro club? Da qui in poi l’opera si impegna a rispondere a questa domanda, combinando i classici dispositivi narrativi del loop temporale e degli universi paralleli. Lo spettatore potrà così vedere tutte le modalità diverse con cui il protagonista sprecherà la propria, che cambiano a seconda della scelta iniziale. La caratteristica più importante della serie è però l’estrema velocità con cui vengono sottoposti a chi guarda i pensieri dell’uomo, tanto elevata da rendere difficile la lettura dei sottotitoli. L’animazione, fluida come sempre, non fatica a stare dietro al testo, mettendo a dura prova la concentrazione dello spettatore, in un viaggio mentale che ricorda molto quello di The Midnight Gospel su Netflix.

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Ping Pong the Animation: due geni a confronto

Ping Pong è uno dei capolavori di Taiyo Matsumoto, un mangaka di cui abbiamo già parlato su Stay Nerd e del quale abbiamo già imparato a conoscere la genialità. Questo spokon, così incentrato sulla frenesia dell’azione e sulle emozioni dei personaggi, non poteva trovare un regista migliore di Masaaki Yuasa per il suo adattamento. I temi ricorrenti dei due artisti si somigliano e quindi risuonano in ogni fotogramma, con un’animazione che tiene fede al tratto grezzo dell’opera originale senza farsi mancare elementi tipici dell’estro del regista. Al di là delle caratteristiche visive, il punto forte di Ping Pong the Animation (2014) è però il rapporto di empatia che si instaura in modo del tutto naturale tra i personaggi e lo spettatore: si gioisce e si piange insieme. I fugaci momenti della vita dei due protagonisti ci spingono a riflettere sul valore che diamo a ciascuno di essi, nella nostra realtà. Yuasa, come in tutte le altre sue fatiche, ci consiglia di vivere ogni momento pienamente, perché porta con sé un significato prezioso.

L’impegno di Masaaki Yuasa per un ambiente di lavoro più sano

La recente morte di Kentaro Miura ha riportato alla ribalta il tema della sfiancante vita dei mangaka e, più in generale, di chi opera nell’ambito dell’animazione giapponese: lavoro a oltranza, mancanza di orari fissi, scadenze sempre più ravvicinate. Dal 2013, anno della fondazione del suo studio Science SARU, Masaaki Yuasa cerca di fornire un’alternativa più sana a questo modello tipicamente nipponico, prendendo invece in prestito molti standard dall’animazione occidentale. Il progetto del regista si focalizza soprattutto sulle necessità di riposo, tempo libero e orari più regolari, nella speranza di creare un ambiente di lavoro migliore.

Masaaki Yuasa è uno dei registi anime più talentuosi e visionari della contemporaneità. I suoi lavori non sono sempre semplici da capire o da seguire, ma trasmettono qualcosa che solo i geni sanno infondere in ciò che fanno: un modo unico di trattare temi universali.

Nasce con Toriyama, cresce con Ohba e Obata, corre con Shintaro Kago. Un percorso molto più coerente di quello scolastico: liceo scientifico, Scienze della Comunicazione, tesi su Mission: Impossible, scuola di sceneggiatura. Marco ha scoperto di essere nerd per caso, nel momento in cui gli hanno detto che lo sei se sei appassionato di cose belle. Quando non è occupato a procrastinare l'entrata nel mondo del lavoro, fa sport che nessuno conosce e scrive racconti in cui uomini e gatti non arrivano mai alla fine.