La storia di Clippy: o muori da assistente di Microsoft Word, o vivi abbastanza a lungo da diventare un’emoji

Se vi ricordate di Clippy, l’assistente di Microsoft Office, è bene che conteniate la vostra nostalgia: l’amata icona vintage della casa di Redmond potrebbe infatti tornare come emoji.

Nelle ultime ore è apparso un post decisamente particolare sulla pagina Twitter di Microsoft. Al suo interno si invitavano gli utenti a mettere like a un’immagine di Clippy per arrivare almeno a ventimila “mi piace” totali. Raggiunta quella cifra l’autore del post prometteva un ritorno della mascotte di Word.

Non aspettatevi tuttavia di vederlo comparire di nuovo nel programma di scrittura di Microsoft. La “seconda vita di Clippy” è stata infatti promessa sotto forma di emoji. Mentre vi scriviamo il Tweet ha superato abbondantemente la cifra richiesta. A questo punto tocca a Microsoft mantenere la metà della sua promessa e fare di Clippy un’emoji.

La prima vita di Clippy: quando l’assistente Microsoft non sapeva cosa fosse un’emoji

Il personaggio di Clippy è una piccola icona vintage di fine anni Novanta. Comparsa per la prima volta su Microsoft Office 97, divenne presto un elemento consistente della cultura di massa. Per esempio è apparso in numerose occasioni nei Simpson, come potete vedere nel video qui di seguito.

Non che tutto ciò sia nato da aspetti positivi. Clippy e i suoi colleghi assistenti sono sempre stati considerati come una presenza fastidiosa, qualcosa che gli utenti non apprezzavano e tolleravano con disappunto. Anche per questo, dopo essere stato accantonato nel 2004, Clippy è divenuto oggetto di meme e parodie di ogni genere.

microsoft clippy emoji

Inutile dire che la sua presenza in questa nuova veste di emoji è sorprendente, considerate le molte reazioni negative con cui è stato accolto negli anni. Non ci resta che lasciare la parola a voi lettori! Cosa ne pensate della “seconda vita” di Clippy? Lasciateci un commento!

Genovese, classe 1988. Laureato in Scienze Storiche, Archivistiche e Librarie, Federico dedica la maggior parte del suo tempo a leggere cose che vanno dal fantastico estremo all'intellettuale frustrato. Autore di quattro romanzi scritti mentre cercava di diventare docente di storia, al momento è il primo nella lista di quelli da mettere al muro quando arriverà la rivoluzione letteraria e il fantasy verrà (giustamente) bandito.