Per la gioia di tutte le cat person, Miyo-Amore felino è ora su Netflix

Vi abbiamo già parlato di quanto in Giappone sembrino fissati coi gatti, tanto da essere resi parte dell’estetica kawaii che spopola anche e soprattutto nel mondo anime e manga, dove spesso li troviamo come mascotte o aiutanti. In Miyo-Amore felino (A whisker away in inglese), nuovo film d’animazione disponibile su Netflix prodotto dallo Studio Colorido (Penguin Highway) in collaborazione con la Toho Animation, il gatto si fa protagonista nella persona di Miyo Sasaki e nel misterioso mondo di felini con il quale viene a contatto.

Il film, della durata di un’ora e tre quarti, sembra quasi un inno ai gatti, cosa che farà piacere a chi ama questi animali da compagnia e a chi li invidia per la loro vita tra lunghe dormite ed esplorazioni, e sarà soprattutto la protagonista a trarre giovamento dal legame con loro, prendendone le sembianze e dando inizio a una magica e innocente storia d’amore.

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Miyo-Amore felino su Netflix: ti conquisterò a suon di fusa!

La protagonista di Miyo-Amore felino, su Netflix dal 18 giugno, utilizza infatti una maschera magica per trasformarsi in un gatto e fare spesso visita al ragazzo che le piace, Kento Hinode. Scopriamo quasi subito come la ragazza abbia ottenuto questo potere: durante un matsuri estivo, quasi senza accorgersene, entra nel mondo parallelo in cui vivono gli spiriti e incontra un gattone parlante che vende queste maschere magiche con cui cambiare aspetto. L’obiettivo di Miyo è far innamorare di sé Hinode, cercando di conoscerlo meglio prima in forma felina.

In effetti, Miyo non è esattamente ricambiata nei suoi sentimenti e, anzi, praticamente ogni giorno è oggetto di derisione da parte di alcuni compagni, a causa della sua buffa ma appiccicosa insistenza nei confronti di Hinode, che proprio non vuole saperne di lei. Tuttavia, questo suo modo di fare esuberante ma un po’ goffo, che le procura il nomignolo Muge (Miss Ultra Goffa ed Enigmatica), serve a nascondere il trauma dell’abbandono della madre che, divorziando, se ne è andata di casa, mentre il padre ha ora una nuova compagna che la ragazza fatica ad accettare. Sarà Hinode, inconsapevolmente, a lenire questa sua sofferenza, fin dalla stessa sera di quel matsuri, quando trova Miyo credendola un gatto randagio.

Il rapporto fra i due, quindi, si sviluppa solo grazie al potere della maschera che Miyo ha ricevuto in dono dal Gatto Venditore, il quale aveva fin dall’inizio un secondo fine e farà la sua mossa non appena inizieranno a manifestarsi nella ragazza i primi effetti collaterali della maschera.

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Una maschera sopra un’altra maschera

Eppure, per Miyo, diventare temporaneamente la gattina di Hinode è l’unico modo per sfuggire al disagio che prova verso tutto e tutti: il suo micromondo è stato scombussolato già da piccola, quando appunto i suoi genitori si sono separati e alcune compagne la prendevano in giro facendola sentire inadeguata per questo. Nonostante ciò, la ragazzina ha sempre mostrato un carattere allegro, per quanto un po’ strambo e sopra le righe (la sua mossa “Alba di Hinode”, dopotutto, consiste nel lanciarsi addosso al povero ragazzo, per dargli un colpo col sedere!), nascondendo i propri sentimenti a tutti, compresa l’amica Yori che la sostiene fin dai tempi delle elementari.

La verità è che, in Giappone, già nella normalità non è semplice capire cosa pensino le persone di noi o in generale. In particolare, esistono due concetti che spiegano la netta separazione tra pubblico e privato: tatemae e honne. Il tatemae è la facciata che si mostra agli altri, per evitare conflitti o disapprovazione che porterebbero a vergogna e isolamento sociale; honne, invece, è l’insieme di pensieri e comportamenti che, probabilmente, non sarebbero condivisi né approvati dalla società e che, dunque, vengono tenuti segreti.

In Miyo-Amore felino su Netflix, allora, la protagonista rivela, paradossalmente, il suo vero io solo nel momento in cui indossa la maschera da gatto, poiché solo in forma di gatto riesce a esprimere tutta la sua comprensione per i veri sentimenti di Hinode. Anche il ragazzo, infatti, nutre desideri che tiene sepolti dentro di sé poiché la madre non li approverebbe: poiché il padre è mancato, la donna si aspetta che sia il figlio, come voleva l’idea patriarcale di famiglia tradizionale giapponese, a portare avanti la baracca, iscrivendosi innanzitutto ad una buona università che gli permetterebbe di aver un buon posto di lavoro in seguito, percorrendo la stessa strada di moltissimi altri suoi coetanei.

Entrambi i ragazzi, dunque, mettono su una maschera, vera o astratta, ma rimangono diametralmente opposti per gli effetti che questa scelta comporta: si può dire che Miyo, in particolare, soffra di un principio di depressione (lo si percepisce dalle sue parole iniziali, su quanto non veda l’ora che il mondo finisca) e che sia rimasta, psicologicamente, a un’età prepuberale; diventare un gatto le permette facilmente di ritrovare uno sprazzo di felicità, per quanto temporanea. Che poi ogni cosa sia destinata a finire, come vorrebbe la filosofia buddhista, è tutto un altro paio di maniche.

Miyo-Amore felino: un racconto magico apparentemente leggero

Forse è per questo che le storie di Mari Okada (che, tra gli altri, ha adattato la sceneggiatura del commovente AnoHana nella sua versione manga) contengono misteriosi elementi magici: non si sa bene perché questi esistano o si manifestino ma diventano parte della narrazione e del rapporto tra i personaggi in maniera naturale.

D’altronde, spesso i protagonisti sono poco più che adolescenti e, infatti, proprio come Menma, Jintan e i suoi amici, anche Miyo e Hinode non fanno poi tanta fatica ad accettare l’esistenza delle maschere magiche e addirittura di un Isola dei gatti dall’altra parte di un ponte invisibile. Questo non fa che ricordare lo stile di Miyazaki, in particolare il suo film premio Oscar La città incantata (che trovate su Netflix insieme agli altri Ghibli): in Miyo-Amore felino, non si sa come e quando sia nata Nekoshima (anche se pare esista da moltissimo tempo, considerando l’opera del Gatto Venditore di maschere), eppure i due ragazzi vi si muoveranno senza troppi timori.

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Le animazioni eleganti, che indugiano su movimenti e luci, sicuramente aiutano a creare un’atmosfera ancora più suggestiva, specialmente nella seconda parte del film, che allora si configura come un’apparentemente semplice storia moderna intrisa di realismo magico, dove i gatti, che si dice abbiano nove vite, sono metafora di indipendenza, sì, ma anche delle numerose scelte che questa comporta e non sempre queste sono le migliori per noi, soprattutto a livello emotivo.

Nel nuovo film su Netflix Miyo-Amore felino si gioca costantemente con la dualità tra realtà e fantasia, anche grazie alle frequenti apparizioni del Gatto Venditore (che, non possiamo negarlo, vi ricorderà Totoro nell’aspetto e nei movimenti), offrendo riflessioni sul rapporto che i giovani hanno con la loro famiglia e i coetanei. Perché crescere e capire noi stessi e gli altri, per quanto ancora giovani e acerbi, è sicuramente più facile che cercare di comprendere la misteriosa natura felina!

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