“Surrendered to self-preservation, From others who care for themselves. A blindness that touches perfection, But hurts just like anything else”

peaky blinders

uardati Tommy,
Guarda intorno a te,
Sei rimasto da solo.
Se ne sono andati tutti.
Sei rimasto solo tu e i tuoi pensieri, tu e i tuoi nemici, tu e i tuoi desideri.

Il sesto atto di Peaky Blinders è il capitolo più introspettivo, delicato, raffinato e virtuoso dedicato alla famiglia Shelby. Il Diavolo di Birmingham ha preso il posto del signore degli Inferi, istituendo la propria crociata personale contro fascisti, americani, irlandesi e, come al solito, sé stesso.

Attende sulle rive del fiume perché “Non sai mai cosa può portarti” canta “We’d go down to the river, And into the river we’d dive Oh, down to the river we’d ride” come faceva The Boss e spera in un futuro migliore, risalendo quelle acque dove un tempo dormiva rintanato su una zattera, come topi pronti a fuggire dalla polizia mentre sbatte gli stivali a terra.

I movimenti di camera si alternano su campi aperti ed esterne dove il fuoco domina la scena. La luce non è mai chiarificatrice, ma mette ancor più in mostra l’oscurità_ “Tutto è fatto da luce e ombre, ma non puoi scegliere dove stare. L’ombra chiama l’ombra”. Cammina sulle acque dell’Acheronte, sfida con lo sguardo il traghettatore in persona, e non teme chi arriva da oltre oceano. Jack Nelson ghigna alla ricerca di un accordo per ottenere più armi, più potere, Boston intera se fosse possibile, ma non ha fatto i conti con il Faust che si cela sotto la fodera del cappello.

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Peaky Blinders e il suo cantico maledetto tra rock e fuoco

In una stagione diversa da quelle precedenti, l’analisi dell’animo del capofamiglia Shelby è ancor più profonda. Non ci sono i contrasti da “far west” che hanno caratterizzato il passato. Non ci sono le contrattazioni economiche sottobanco. Non c’è la sfida aperta per il controllo delle città.
Nel suo patto con il Diavolo, Thomas Shelby ritorna alle proprie origini gitane. Consulta gli spiriti, si ritrova ancor più solo e incompreso. Accetta di essere una nuova vestigia dell’arte di Edward Munch e passeggia per corso Karl Johan alla ricerca di una nuova sfida da poter battere, nuovi limiti da poter raggiungere e oltrepassare. Non vuole la conoscenza totale, vuole il potere di poter premere il grilletto senza avere alcun rimorso.

Arthur prosegue nella sua redenzione personale, andando alla ricerca di qualcuno per potersi confessare e fargli da mediatore con Dio. Un percorso tracciato dall’oscurità alla ricerca della luce. Quella stessa luce da cui rifugge Thomas, nonostante sappia di essere in missione per il Diavolo. 
Il patto prosegue, stringe un legame di sangue, brucia gli affetti e inasprisce tutti i rapporti creati durante il loro percorso. Avanza mentre le chitarre stridono e le batterie scandiscono la marcia dei dannati.

Are you lonesome tonight? 
Do you miss me tonight? 
Are you sorry we drifted apart?”

Le inquadrature di Knight sono tutte volte a incorniciare i nostri protagonisti con dei piani medi dove il contesto svanisce pian piano, andando a accentuare il focus centrale con zoom lenti e progressivi. Non ci sono coppie sullo schermo, in Peaky Blinders 6 sono tutti soli, tutti alla ricerca di qualcosa, tutti alla ricerca di qualcuno. 
L’addio di Polly ha spezzato i legami familiari e la razionalità ha abbandonato la strada battuta dalla gente di Birmingham. Sacro e profano lottano per le strade e i fuochi delle fornaci, dei lampioni e della polvere da sparo, mettono in ombra tutto, evitando di assolvere il compito di illuminare il cammino. 

Il fuoco è sempre presente, ma sono fiamme infernali che inghiottono l’anima degli Shelby e la conoscenza di Tommy viene pagata a caro prezzo. Perde la sua umanità sfidando Dio e i limiti del creato. Stringe la mano con Asmodeo e Malacoda, ma non ha paura, lui è ben più di un uomo, è ben più di Faust. Conosce il prezzo e non può farne a meno. L’impegno è troppo grande, l’obiettivo troppo ghiotto. Non c’è più l’Io, ma il Noi, non c’è più Tommy Shelby, ma la città, il popolo, l’Inghilterra.  
Le braci ardono, i Peaky Blinders avanzano e si presentano: “Please allow me to introduce myselfI’m a man of wealth and tasteI’ve been around for a long, long yearStole many a man’s soul and fate”, sai già con chi hai a che fare e non puoi sottrarti al tuo destino. 

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L’ultima stagione di Peaky Blinders è un intreccio mal risolto. Un gioco del destino forzatamente sfilacciato da un Dio impaziente che vuole liberare le vite di alcuni suoi protetti. La morte prematura di Helen McCrory ha fatto sì che le cose cambiassero in corso d’opera, ma la natura delle pedine presenti sulla scacchiera non è cambiata. Il lavoro è di Knight è stato prezioso e meticoloso, nonostante alcuni puristi possano storcere il naso. È una stagione diversa, forse il canto del cigno, o forse la quiete prima della tempesta, non ci è dato saperlo, l’unica cosa di cui siamo a conoscenza è che in questa folle danza macabra gitana, nessuno è riuscito a trovare un compagno con cui ballare. Tranne Tommy, lui ci è riuscito ed è la morte in persona.

Some people get a freak outta me
Some people can’t see what I can
Some people wanna see what I see
Some people put an evil eye on me”.

NClasse '95, nato a Roma dove si laurea in scienze della comunicazione. Cresciuto tra le pellicole di Tim Burton e Martin Scorsese, passa la vita recensendo serie TV e film, sia sul web che dietro un microfono. Dopo la magistrale in giornalismo proverà a evocare un Grande Antico per incontrare uno dei suoi idoli: H. P. Lovecraft.