I Principi Daedrici: caos, cambiamento e malvagità in The Elder Scrolls

Quando vi abbiamo introdotto la lore di The Elder Scrolls, parlando della teogonia del Mundus, ci siamo soffermati poco su alcune entità di grande importanza: i Principi Daedrici. La loro presenza è una costante nei giochi della saga. Spesso ci siamo trovati a combatterli, a servirli come loro campioni o come semplici pedine. Ma, ogni volta, l’interazione con loro ha costituito uno dei momenti più emozionanti delle nostre avventure su Tamriel.

Pur adorati alla stregua di divinità dai popoli del Nirn e dotati di poteri paragonabili a quelli dei Divini, i Daedra sono entità ben distanti dal nostro concetto di dio. Tra loro troviamo sia entità votate a una forma di bene, che al caos e alla distruzione.

Dovendo trovare un “centro” ai Daedra esso sarebbe il cambiamento costante, il progredire multiforme della vita nelle sue diverse sfumature. Anche quelle peggiori. Esploriamo ora insieme i piani dell’Oblivion e scopriamo quali siano state le fonti di ispirazione dei Principi Daedrici, parlando del loro ruolo all’interno di The Elder Scrolls.

L’alba e la notte: Azura e Nocturnal

Azura è forse l’unica entità Daedrica a essere vista in maniera completamente positiva. Patrona della magia, dell’alba e del tramonto, è considerata da molti Elfi Oscuri (Dunmer) come la propria divinità principale. Verso i suoi fedeli sa essere protettiva e materna, incarnando l’ideale della dea compassionevole verso i mortali.

Alcuni tratti presenti in questa Daedra sembrano richiamare alla divinità mesopotamica Inanna, nota come Ištar presso i sumeri. Pur con notevoli differenze nelle sfere d’influenza, entrambe sono legate alla luce. In particolare la dea mediorientale fu identificata col pianeta Venere, la Stella del Mattino. Da notare che l’artefatto principale della Daedra, la Stella di Azura, è rappresentata come una stella a otto punte, la stessa iconografia con cui il corpo celeste era indicato nel Vicino Oriente Antico.

A sinistra: una rappresentazione del pianeta Venere in una stele babilonese; a destra: la Stella di Azura, come vista in TES III: Morrowind

Talvolta indicata come sorella di Azura troviamo Nocturnal, la patrona dei ladri, scaltra e manipolatrice. Questa Daedra è difficile da inquadrare nelle categorie “bene” e “male”. Come descritta all’interno di The Elder Scrolls V: Skyrim, il suo comportamento è simile a quello di una madre severa. Non elargisce elogi ai suoi campioni, ma dispensa severi consigli al fine di migliorare le loro capacità.

Nocturnal ha tratti che rimandano al concetto di Fortuna presente presso i popoli latini, come una divinità volubile, capace di cambiare i propri favoriti con facilità. La sua “parentela” con Azura sembra richiamare il rapporto tra Inanna ed Ereškigal, la dea degli inferi presso i sumeri. Tuttavia è da notare come i suoi corvi sembrino invece trarre ispirazione dal mito norreno, nello specifico a Huginn e Muninn, i fidi compagni che Odino ricevette in dono da Hel.

La caccia e l’ambizione: Hircine e Clavicus Vile

Sempre da Odino sembra trarre ispirazione il patrono della licantropia e della caccia, Hircine. Come il Padre di Tutto del pantheon norreno il daedra comanda ogni mille anni la Grande Caccia, un evento durante il quale libera i propri segugi per dare il via a una battuta di vaste proporzioni. Allo stesso modo Odino, nei dodici giorni che seguono il Solstizio d’Inverno, comanda la Caccia Selvaggia, un corteo di guerrieri che gira per Midgard alla ricerca di prede.

Il temperamento di Hircine è molto orgoglioso e duro, ma non per questo malvagio. Verso i suoi protetti sa essere generoso e dimostra spesso grande attaccamento ai propri uomini bestia, che accoglie dopo la morte nel suo piano di esistenza, i Terreni di Caccia. Sotto alcuni punti di vista e per la sua sfera d’influenza richiama anche l’Artemide greca: entrambe le divinità sono legate all’arte venatoria e sanno essere tanto generose quanto spietate.

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Il santuario di Clavicus Vile in TES V: Skyrim

Qualche ispirazione dal mito norreno è presente anche in uno dei Principi daedrici più caotici della lore di The Elder Scrolls, Clavicus Vile. Il suo artefatto principale, la Maschera, richiama all’iconografia del dio norreno Loki, il trickster portatore di caos, che ha in comune con Vile una passione per sconvolgere l’equilibrio. Ama stringere patti con i mortali dando loro artefatti magici e grande potere, doni che si rivelano costantemente armi a doppio taglio. Ogni regalo di Vile ha un prezzo altissimo, che costringe il malcapitato a pentirsi delle proprie scelte.

L’ispirazione sembra essere letteraria oltre che mitologica. La figura di Vile richiama quella del diavolo Mefistofele, legato alla figura dell’alchimista Johann Georg Faust, rappresentato da celebri opere come quelle di Marlowe e Goethe. Anche il diavolo letterario concede doni incredibili al Faust, la conoscenza nell’opera inglese e la giovinezza in quella tedesca, che tuttavia nascondono tranelli da parte del maligno.

Mora come ci appare nel terzo DLC di Skyrim, Dragonborn

L’abisso della conoscenza: Hermaeus Mora

Parlando di patti faustiani e riferimenti letterari, è impossibile non ricollegarsi al principe daedrico della conoscenza, Hermaeus Mora. Rappresentato come una creatura dai tratti lovecraftiani, un groviglio mostruoso di tentacoli e occhi, Mora è uno dei più malvagi principi daedrici. Stringe patti con i mortali affinché lo servano, donando loro una profonda conoscenza che, tuttavia, li porta quasi invariabilmente alla pazzia.

Il suo regno, Apocrypha, si presenta come una sterminata biblioteca che contiene ogni opera mai scritta nella storia del Mundus. Nel nome di questo reame è possibile riscontrare un riferimento alla parola greca ἀπόκρυϕος, ovvero “nascosto”. Forse un riferimento a tutto il sapere celato e alla conoscenza che Mora propone come irraggiungibile meta ai mortali.

Il Santuario di Boethiah a Skyrim

I patroni dei Dunmer: Boethiah e Mephala

Come già accennato gli elfi oscuri di Tamriel, noti come Dunmer, venerano una triade di Daedra come propri patroni. Al fianco di Azura troviamo Boethiah, incarnazione dell’inganno e dell’assassinio. Dai Dunmer di Morrowind è considerato come il principale ispiratore della loro cultura e della loro società. Nonostante questo è accreditato come uno dei daedra più malvagi, indifferente alla morte dei propri seguaci.

Boethiah si diletta nell’osservare i massacri compiuti dai mortali, e in questo sembra richiamare il dio greco della guerra, Ares, condividendo con la divinità olimpica questo piacere perverso. Nel corso delle avventure su Tamriel questo Principe Daedrico non mostra di avere un genere definito, apparendo sia in forma maschile che femminile.

Al pari di Boethiah, anche il principe daedrico delle bugie e degli inganni è parte della triade venerata dai Dunmer. Mephala possiede sia caratteristiche maschili che femminili, venendo spesso definita come l’Androgino e facendo della seduzione e corruzione dei mortali una delle proprie sfere d’influenza.

Sotto molti aspetti Mephala richiama il dio norreno Loki. Come lui presenta caratteristiche di entrambi i sessi (Loki partorì alcuni figli come donna e ne generò altri come uomo) e condivide con il trickster nordico il gusto per gli inganni, le malefatte e il caos. L’iconografia di Mephala richiama tuttavia alla divinità indù Kali, con la quale condivide il numero delle braccia, la forma della lingua e la collana di teschi attorno al collo.

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L’edonismo: Sanguine

Sanguine è il Principe Daedrico dell’edonismo, dell’ebrezza, del peccato, una delle figure più conturbanti nella lore di The Elder Scrolls. Benché considerato malvagio si presenta affabile verso i mortali che lo incontrano. Con loro ha scambi giocosi, che lo dipingono a sua volta come una sorta di trickster.

Vista la sua sfera d’influenza è probabile che il riferimento principale sia al dio greco Dioniso. Le due figure condividono un certo gusto per la festosità e gli eccessi, cosa che si riscontra anche nei seguaci dei loro culti.

Certo, il suo aspetto e il suo essere patrono dei peccatori sembrano richiamare anche la figura del demonio presente nel cristianesimo medievale. Tuttavia non sembra esserci, nelle intenzione del daedra, la volontà di vessare quanti cedono al peccato. Anzi…

Il disgusto, la peste, l’incubo: Namira, Peryte e Vaermina

Alcuni principi Daedrici nella lore di The Elder Scrolls sono entità particolari, legate a concetti come il cannibalismo, la malattia e gli incubi.
Una di esse è Namira, la signora del disgusto e del cannibalismo, regina del piano dell’Oblivion noto come il Vuoto Svuotato. A lei si associa tutto ciò che di repellente può esistere al mondo. Compare sotto forma di una donna con delle lunghe vesti, accompagnate da vermi, larve, mosche e insetti di ogni tipo.

La sua correlazione con gli insetti e le mosche potrebbe rimandare a una figura biblica, il diavolo Beelzebub. Noto anche come Signore delle Mosche, questa entità deriva dalla storpiatura del dio fenicio Baal. Presso gli israeliti dei tempi antichi Baal subì un processo di trasformazione da entità benefica a maligno, in quanto divinità straniera. Da dio ctonio guaritore, venne mutato in un diavolo portatore di pestilenza e orrore. Non troppo diverso dal Principe Daedrico del disgusto.

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Da sinistra: i Santuari di Namira, Vaermina e Peryte vistin in TES IV: Oblivion

Parlando di malattie dobbiamo richiamare anche quello che da molti è considerato uno dei Principi Daedrici più deboli nel panorama di The Elder Scrolls, Peryte. Portatore di ordine e pestilenza, compito apparentemente contradditorio, ma che si spiega se pensiamo al daedra come un guardiano dell’equilibrio naturale. La malattia è il suo mezzo per controllare i mortali e i piani più bassi dell’Oblivion. Il riferimento potrebbe essere alla divinità induista Jvarasura, entità nata dal sudore della fronte di Shiva e che sparge pestilenza in giro per il mondo.

Nonostante sia tra i Principi Daedrici considerati meno potenti, Vaermina è forse una dei più malvagi. Nel corso della sua esistenza ha influenzato con forza i destini del Nirn, mandando visioni ai mortali attraverso i suoi incubi. Ama torturare psicologicamente i malcapitati che trasporta nel suo reame onirico, scatenando in loro visioni orribili per portarli al limite della pazzia. Il richiamo sembra essere alla mitologia greca, in particolare a uno degli Òneiroi, gli dei del sogni, Fobetore, la personificazione degli incubi.

La luce purificatrice: Meridia

Meridia è una delle poche entità daedriche a non essere considerata malvagia. Si presenta solitamente con fattezze femminili, incarnando la forza vitale e la luce, fiera nemica di tutto ciò che è non morto. Il suo compito è quello di sterminare qualsiasi negromante o forma di non morte presente nel Mundus, portando la propria luce purificatrice.

Il nome e la sua influenza sulla vita e sulla luce sembrano rimandare alla divinità Šerida, nota presso gli accadi come Aya, una dea della vitalità, dell’alba, dell’amore e della giovinezza, consorte del dio solare Utu. Ma alcuni tratti sembrano rimandare anche alla divinità vedica Agni, con la quale condivide il compito di purificare il mondo dal male, scacciando i demoni attraverso il fuoco.

La Casa dei Problemi: Molag Bal e Mehrunes Dagon

Contrapposta alla triade divina dei Dunmer troviamo un quartetto di Daedra, noti come la Casa dei Problemi. Si tratta di alcuni dei Principi daedrici più maligni e caotici della lore di The Elder Scrolls, visti come una terribile spada di Damocle sugli equilibri del Nirn.

Senza dubbio uno dei più malvagi e pericolosi è Molag Bal, il signore della sottomissione e della dominazione, noto con il triste titolo di Signore dello Stupro presso i Dunmer. Bal è un nemico giurato di Meridia, in quanto patrono dei vampiri, e di Boethiah, per il suo desiderio di contaminare la progenie delle casate nobili degli elfi oscuri.

La sua ispirazione deriva da due diverse divinità del Vicino Oriente Antico. Da un lato Moloch, oscura divinità a cui i cananei offrivano in sacrificio i bambini primogeniti delle proprie stirpi, dall’altro Baal, divinità fenicia che presso i greci fu poi identificata con Crono, il titano padre di Zeus. Tuttavia un’ulteriore riferimento sembra legare Molag Bal alla tradizione giudaica. Il principe daedrico porta infatti incisa sulle proprie mani la parola Meth, che richiama quella ebraica Met, ovvero “morte”. Un chiaro segnale dei suoi scopi e delle sue ambizioni.

Il Santuario di Dagon in TES V: Skyrim

Mehrunes Dagon è forse il più malvagio tra i Principi Daedrici, colui che in The Elder Scrolls IV causò la crisi dell’Oblivion. Egli incarna la distruzione e i suoi complotti per governare sul Nirn con il pugno di ferro sono all’ordine del giorno. Il suo nome richiama esplicitamente la divinità semitica Dagon, divenuta nella tradizione ebraica e poi in quella cattolica un demone, fonte di ispirazione anche per H.P. Lovecraft.

L’aspetto e la sfera d’influenza di Mehrunes sembrano avere tuttavia origini induiste, nello specifico rimandano a uno degli aspetti di Shiva in qualità di distruttore, del quale mantiene anche il medesimo numero di braccia.

I caduti: Malacath e Sheogorath

Chiudiamo il nostro viaggio in questo strano pantheon con gli altri due daedra della Casa dei Problemi. Pur con sfere di influenza molto diverse, Malacath e Sheogorath condividono uno strano fato. Quello di essere stati maledetti dai propri nemici, avendo perso quindi la propria forma originale. Un po’ come il Lucifero di Dante e Milton, che dopo essere stato cacciato dal Paradiso perse il suo sembiante e le caratteristiche angeliche per diventare il Demonio.

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Il Santuario di Malacath come visto in TES V: Skyrim

Nel novero dei Principi Daedrici malvagi Malacath occupa una particolare posizione. Custode dei giuramenti e delle maledizioni è anche il patrono degli ostracizzati. Non viene annoverato come una divinità benevola, benché gli Orsimer di Tamriel lo venerino come patrono. Nel suo comportamento è tuttavia presente un rigido codice morale, un’etica personale che lo conduce a compiere le scelte che reputa migliori per i suoi seguaci. Non esita a maledire le guide indegne, ma protegge quanti gli sono fedeli, definendoli “fratellini”.

Un tempo noto come Trinimac era annoverato tra gli Aedra, le divinità progenitrici del Mundus, ma termine di uno scontro con Boethiah e Mephala venne trasformato in Malacath. Da notare come il nome richiami una delle varianti di Moloch, che da divinità cananea divenne per gli israeliti un mostro.

 

Sheogorath rappresenta la pazzia, suddivisa in due diverse incarnazioni. Da un lato la follia intesa in senso erasmiano, quella dell’estro artistico, della gioia di vivere, delle passioni sfrenate; dall’altro il lato ben più cupo della malattia mentale, con una connessione strettamente clinica.

Alterego di Sheogorath è Jyggalag, un tempo principe daedrico dell’ordine, maledetto dagli altri daedra per diventare l’opposto di ciò che incarnava. L’ordine di Jyggalag è in effetti molto duro, quello di un tiranno che non esita a calpestare ogni forma di vita pur di ottenere il proprio scopo. La sua natura potrebbe rimandare alle divinità greche Mania e Lissa, due diverse incarnazioni della pazzia, la follia e la furia cieca.

Genovese, classe 1988. Laureato in Scienze Storiche, Archivistiche e Librarie, Federico dedica la maggior parte del suo tempo a leggere cose che vanno dal fantastico estremo all'intellettuale frustrato. Autore di quattro romanzi scritti mentre cercava di diventare docente di storia, al momento è il primo nella lista di quelli da mettere al muro quando arriverà la rivoluzione letteraria e il fantasy verrà (giustamente) bandito.

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