xCloud e l’inizio di un’era di servizi on-demand

A inizio anno andava online sulle pagine di Stay Nerd un mio editoriale relativo all’arrivo di Xbox Game Pass, il servizio di gaming on-demand di Microsoft che preannunciava una rivoluzione nella fruizione dei videogiochi da parte degli utenti nel quale pronosticai un futuro basato sullo streaming.
Nemmeno dieci mesi dopo, la casa di Redmond ha annunciato in pompa magna xCloud, un nuovo servizio dedicato ai gamer basato però sullo streaming, al pari di quanto fatto finora da Sony con PlayStation Now e che decreta l’inizio di una nuova era del gaming con risvolti tanto incerti quanto sorprendenti.

Se qualche mese fa lo streaming poteva essere considerata un’opzione aggiuntiva rispetto alla rosa di possibilità offerte dal mercato fisico e digitale, allo stato attuale la riproduzione remota potrebbe presto diventare uno standard capace di cambiare profondamente il mercato trasformando alcuni canoni del videogioco in qualcosa di superfluo ed obsoleto, ad esempio l’esclusiva console.

 

Ovunque si punti lo sguardo, lo streaming ha infatti risolto una questione che da decenni ha creato non poco scompiglio nel decidere la propria piattaforma di riferimento, trasformando l’obbligo di giocare alcuni titoli piuttosto che altri un lontano ricordo. Xbox Game Pass permette di giocare anche su PC le esclusive Microsoft sin dal Day One (incluso il recentissimo Forza Horizon 4) mentre, sul versante nipponico, Sony ha permesso ai fedeli della Master Race di giocare, tramite PlayStation Now, titoli di pregio presenti nella lineup di PlayStation 4 come Bloodborne. E non finisce qui: i possessori giapponesi di Switch possono godere del potere del cloud per giocare titoli altrimenti impossibili da convertire sull’ibrida Nintendo come Resident Evil VII e l’ultimo capitolo della serie di Assassin’s Creed, Odyssey, con risultati peraltro più che buoni.

La discesa in campo di nomi di spessore come Microsoft e Google, che di recente ha annunciato il suo Project Stream dedicato proprio al gaming on demand, spiana ufficialmente la strada a scenari impensabili fino a qualche anno fa. Torniamo nuovamente al discorso console, con Microsoft e Sony che hanno già confermato di essere al lavoro sulle future versioni di Xbox e PlayStation. In molti parlano di hardware sempre più potenti, teraflops e quant’altro, ma cosa succederebbe se la nona generazione di console fosse in realtà la prima generazione streaming? Un futuro fatto non di semplici console bensì di dispositivi multimediali con ecosistemi creati ad hoc per fruire di contenuti giocabili on demand e in streaming, anche su più dispositivi?

Ovviamente si esagera, anche perché una decisione simile rischierebbe di svantaggiare numerosi mercati, incluso il nostro, complice una disponibilità di connessioni in banda larga decisamente altalenante e che taglierebbe fuori dai giochi (letteralmente) un numero fin troppo grande di utenti. Queste sono d’altronde le stesse ragioni che portarono Sony a non considerare l’Italia uno dei Paesi europei idonei a beneficiare dei servizi PlayStation Now e, nonostante i buoni passi in avanti svolti dai tanti operatori per fornire connessioni soddisfacenti, siamo ancora in attesa di novità in questo senso.

Quel che è certo, però, è che il mercato sembra puntare verso un cambio netto rispetto a quanto siamo abituati a fare nel nostro quotidiano, con tutti i pro e i contro del caso. Come ha dimostrato Nintendo Switch, giocare in mobilità titoli di qualità console è qualcosa di meraviglioso e non possiamo non sognare all’idea di avere la possibilità di giocare titoli come un Red Dead Redemption II ovunque su qualunque dispositivo. Dall’altro lato, però, si può immaginare la morte definitiva del mercato fisico (e anche del collezionismo videoludico) e dell’usato, lasciando nelle mani di pochi la distribuzione di prodotti videoludici rischiando di creare non pochi svantaggi a chi non vorrà o potrà sottostare alle condizioni dettate dai proprietari dei servizi. Basta immaginare le difficoltà che potrebbe incontrare uno sviluppatore indie per rendersi conto di come lo scenario possa diventare apocalittico in assenza di qualunque controllo.

Questi tuttavia sono solo voli pindarici, ipotesi che espongo in forma peraltro ridotta altrimenti rischierei di essere eccessivamente logorroico. Perciò la parola passa anche a voi lettori: cosa pensate di un futuro simile? Sareste disposti a barattare l’on demand in cambio dei tanti vantaggi che il mercato attuale offre?

 

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