Come avrete certamente intuito dalla nostra recensione, siamo stati all’anteprima di LEGO Batman, l’ultimo film di Warner Bros tutto dedicato alle avventure dell’uomo pipistrello.
Nella cornice del The Space a Piazza della Repubblica a Roma, abbiamo poi avuto il piacere di incontrare tre dei doppiatori del film, ovvero Claudio Santamaria, Geppi Cucciari e Alessandro Sperduti, in una ristretta conferenza stampa nella quale abbiamo avuto la possibilità di interrogarli su diversi aspetti. Vediamo cosa ne è uscito fuori.

La prima domanda è stata relativa a quali insegnamenti hanno potuto trarre i tre artisti dai personaggi del film. Rompe subito il ghiaccio Geppi Cucciari, esordendo con un ironico “Niente”, per poi argomentare spiegando che per fortuna non si trova di fronte alla drammatica situazione di Batman e dei suoi comprimari, ed anzi fa parte di una famiglia numerosa, ma nonostante questo tutti e tre i doppiatori presenti sono stati felici di partecipare ad un film che “dà modo a questa tematica di arrivare ai bambini”.
È poi intervenuto Santamaria che ha voluto far notare come il personaggio di Batman venga in questo film ribaltato rispetto ad altre produzioni, tirandone fuori un aspetto infantile che lo “fa impazzire” (in senso positivo), perché viene espressa la fragilità di un uomo che ha bisogno di una corazza e di una maschera, e che in realtà è solo, mentre si mostra “tronfio e narciso proprio perché nasconde un’insicurezza estrema […] anche se poi scopre la bellezza della condivisione”.  Continua poi a descriverci il personaggio, facendoci notare come si muova pure in casa sempre con la maschera, in quanto “Non può uscire dal suo personaggio, perché questa maschera diventa un po’ una coperta di Linus, ed è la sua protezione”; conclude dicendoci che è uno dei suoi Batman preferiti tra le diverse rappresentazioni dell’eroe.

Il discorso è poi virato verso i rapporti tra i tre doppiatori, e nello specifico sulla possibilità che, lavorando assieme, abbiano scoperto qualcosa che li abbia incuriositi l’uno dell’altro. Prende la parola sempre Santamaria, che con Alessandro Sperduti ha già lavorato a diversi progetti, primo di tutti un film TV intitolato Le Cose che Restano, per continuare con una pellicola di Olmi, Torneranno i prati. In tutte queste opere il rapporto tra i due era quello di un padre/fratello maggiore con il figlio/fratello minore (ruolo simile a quello di Batman e Robin nella pellicola LEGO). Gli viene poi chiesto del rapporto con Geppi, che con ironia risponde che spesso lavorare con una persona non vuol dire conoscersi o passare tempo assieme, indipendentemente dal fatto che si lavori ad un film o al doppiaggio, con quest’ultimo che in particolare “prevede un lavoro solitario”.
Siamo stati più insieme oggi che durante tutto il lavoro”, chiude la Cucciari.

Si entra poi un po’ più nel vivo, chiedendo agli intervistati qual è il loro rapporto con i cartoni animati. La parola viene presa per primo da Santamaria, che ci comunica che sono 9 anni che guarda cartoni animati grazie alla figlia, e che apprezza il tipo di prodotto. Continua raccontandoci di alcuni film d’animazione che lo fanno commuovere sempre, come Toy Story 3. “A me non fanno piangere le scene drammatiche o quando c’è una perdita”, prosegue incalzato da un giornalista, “mi commuovo quando c’è un’apertura”.
Si inserisce nel discorso Alessandro Sperduti, che ci parla della sua passione per Burton e per l’animazione in stop-motion, e continua poi la Cucciari, dividendo la sua fruizione dei cartoni animati tra quelli visti in età pre-puberale che definisce, sempre ironicamente, “la parata degli sfigati, perché tra Candy, Remì, l’Ape Maya […] è tutta gente con disagi familiari, orfani, mollati da tutti”. Va avanti dicendo di aver (ri)riscoperto l’animazione giapponese in età adulta con la produzione di Miyazaki, di cui in gioventù ha molto apprezzato Conan. Ci parla anche di altri prodotti d’animazione visti in età adulta, come il Re Leone o i Simpson. La Cucciari si dice molto sensibile ai prodotti Pixar, raccontando di come si sia commossa alla visione del cortometraggio di apertura di Inside Out.

Il discorso torna ancora una volta su Batman, quando viene domandato a Santamaria cosa lo ha colpito del suo personaggio. Per l’attore l’aspetto più interessante è l’assenza di super poteri dell’Uomo Pipistrello, ma ci dice di provare anche tenerezza per il Batman del film Lego, dal momento che è “un personaggio a cui è stata rubata l’infanzia”.

Il discorso si fa poi un più tecnico, e si va ad analizzare come abbiano lavorato sulla voce, data la diversità tra la voce reale degli attori e quella dei loro personaggi, con particolare riferimento a Santamaria e Sperduti. Prende la parola ancora una volta Santamaria, il quale ci racconta di essersi rifatto al doppiaggio di Will Arnett, doppiatore originale di LEGO Batman, nonostante le ovvie differenze. Continua Alessandro Sperduti, parlando di come si sia impegnato ad arrivare alle intenzioni del personaggio di Robin nel doppiarlo: “in questo caso era una positività estrema, continua, costante, quindi riuscire a trovare quell’energia giusta. […] Per trovare la giusta chiave ci sono voluti anche dei tentativi, per capire quando era troppo o troppo poco per trovare la caratterizzazione adatta”.
Si passa poi a Geppi Cucciari per il suo peculiare accento sardo, così la comica ci racconta di come la produzione abbia voluto venisse mantenuto: “Quindi parlo così nella vita e parlo così doppiando Barbara”. Prosegue poi con un aneddoto, raccontando come il direttore del doppiaggio volesse che lei usasse l’espressione Eja: “Lei non dice mai si, eja vuol dire sì, mentre ajò vuol dire andiamo, e quindi ad un certo punto si è reso drammaturgicamente più plausibile. Così io l’ho detto e loro l’hanno tenuto. Ho detto anche andiamo, ma l’hanno scelto loro [ajò], anche se chi sono loro non l’ho capito…”.

Successiva arriva una domanda piuttosto sacrosanta per Santamaria, ovvero circa la relazione tra il suo essere “un duro” in Lo chiamavano Jeeg Robot e l’essere un duro nel doppiare Batman in LEGO Batman. L’autore esordisce chiarendo come sia diverso doppiare rispetto al recitare, per poi spostare il discorso sul solo Lo chiamavano Jeeg Robot, constatando come sia la prima volta che un super eroe arrivi prima al cinema e poi nei fumetti, e del fatto che si tratti di uno dei primi supereroi italiani.
Continua parlando della capacità del Bel Paese di prendere qualcosa dall’estero per “trasformarlo e renderlo personale”. Ironicamente porta l’esempio del caffè: “Il caffè è brasiliano e in Brasile fa schifo”. Ecco allora che prende la parola la Cucciari, per lamentarsi del fatto che una parte della stampa abbia detto, nel lodare il film di Mainetti, che “Non sembra neanche italiano”, facendo passare il messaggio che il cinema italiano contemporaneo non valga nulla e constatando come “una frase detta con superficialità riesca a offendere circa 300 categorie professionali insieme”.

Si torna a parlare poi della particolare cadenza della Cucciari, chiedendole di come lavorano in America (in riferimento al doppiaggio di Barbara, che in originale è interpretata da Rosario Dawson) sulle pronunce. L’attrice risponde che quello del film è un discorso sull’integrazione, è che la sua Barbara Gordon “è chiaramente un’immigrata” (ironizzando), e quindi la scelta è ricaduta sul sardo per differenziarsi dall’italiano corretto degli altri personaggi.

La serie di domande continua, sempre interrogando la Cucciari, chiedendole se ha trovato dei tratti in comune con il personaggio di Batgirl. L’attrice svela che non aveva “mai doppiato niente e nessuno, se non delle frasi di sé stessa”, e prosegue parlando di come il suo sia un personaggio forte che combatte per migliorare la vita delle persone, e di come riesca a migliorare Batman standogli vicino, facendo irruzione nella sua vita. La domanda viene poi girata a Santamaria, che simpaticamente commenta che l’unica cosa che ha in comune con Batman è il fatto che entrambi cantano. La Cucciari invece sostiene che probabilmente ciò che le ha in comune con Barbara sia il temperamento forte, ma che questa non è necessariamente una dote quanto una caratteristica.
Conclude infine la conferenza stampa Sperduti, asserendo di condividere con Robin soltanto un temperamento allegro e… il fatto di essere nerd.

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