Stranger Things: Suspicious Minds è il primo romanzo ufficiale della serie incentrato sul passato di Undici e sugli esperimenti che hanno dato origine ai suoi poteri

Che il romanzo Stranger Things: Suspicious Minds sia ispirato nel titolo all’omonima canzone di Elvis Preasley del 1969 non è certo una casualità: se la serie tv targata Netflix ci catapulta nei rombanti anni Ottanta, Gwenda Bond, autrice del romanzo, torna ancora più indietro nel tempo, trasportandoci nei rivoluzionari anni Sessanta.

Per essere ancora più precisi, tutto comincia quando Neil Armstrong e Buzz Aldrin misero piede per la prima volta sulla Luna il 21 luglio 1969; quando gli studenti americani si riunivano nelle università per contestare la guerra del Vietnam; quando i giovani sperimentavano l’LSD e portavano i capelli lunghi.

È proprio in questo turbolento contesto che si sviluppa il primo romanzo ufficiale di Stranger Things, incentrato sulle vicende di Theresa Terry Ives, giovane studentessa che, spinta dalla sua indole curiosa e combattiva, si ritrova invischiata negli esperimenti condotti dal dottor Brenner nel laboratorio di Hawkins.
Stranger Things: Suspicious Minds, edito in Italia da Sperling & Kupfer, funge dunque da prequel della serie tv, svelando i misteri legati ai poteri di Undici e al suo passato.

Prima di commentare in maniera approfondita il romanzo, vi lasciamo al recap delle prime due stagioni raccontato dal giovane cast di Stranger Things, così da rendere più semplice ed immediata l’immersione nel mondo di Suspicious Minds.

Le menti sospettose di Stranger Things: Suspicious Minds

Gwenda Bond ricorre spesso alla Storia per farci immergere nell’atmosfera in cui vive Terry Ives, una studentessa universitaria, follemente innamorata di Andrews, e che lavora part-time in una tavola calda. Una vita tranquilla, perfettamente conforme a Bloomington, cittadina dell’Indiana.
Tuttavia Terry è una ragazza curiosa, desiderosa di prendere parte in prima persona agli importanti cambiamenti che stanno travolgendo gli Stati Uniti del 1969.
La vita della provincia americana sembra troppo limitante per le sue ambizioni, fin quando non viene a scoprire che il laboratorio di Hawkins, la città vicina, cerca volontari per condurre degli esperimenti segreti per conto del governo. Un’occasione perfetta per dare il proprio contributo agli eventi della Guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica.

È tra le mura metalliche e fredde del laboratorio di Hawkins che Terry conosce l’enigmatico dottor Brenner, ma anche Alice, Gloria e Ken, altri giovani che hanno preso parte agli esperimenti.
Le strane sedute a base di droghe allucinogene ed elettroshock inquietano i quattro ragazzi, decisi più che mai a smascherare i reali intenti del dottor Brenner e dei suoi esperimenti.
Sono soprattutto gli incontri sospesi tra finzione e realtà con Kali, una bambina con la sigla 008 tatuata sul braccio, a spingere la coraggiosa studentessa e i suoi amici a investigare contro i barbari metodi del governo e della scienza.

Stranger Things: Suspicious Minds si fonda ancora una volta sul valore dell’amicizia da opporre alla paura per l’ignoto, che può assumere le sembianze di mostri, ma anche della guerra, o del futuro.
Un’amicizia raccontata attraverso uno stile scorrevole piuttosto descrittivo, che punta a riportare su carta l’amicizia che abbiamo imparato a conoscere nelle tre stagioni della serie tv.
Una sensazione che il più delle volte ci solletica durante la lettura, ma che difficilmente riesce ad espandersi, dato che la narrazione è focalizzata principalmente su Terry, e poco sul background dei nuovi personaggi, che ne perdono in caratterizzazione.
Ciononostante, le oltre trecento pagine che compongono il romanzo scorrono in maniera spedita, grazie allo stile dell’autrice, che riesce a non far pesare la progressione lineare della trama.

Dalla serie il romanzo prende anche il citazionismo storico, che – come si può ben immaginare – in Stranger Things: Suspicious Minds si basa sulla cultura degli anni Sessanta.
Il concerto di Woodstock, le canzoni dei Beatles, le pettinature scompigliate, e i frequenti rimandi a Il Signore degli Anelli di J. R. R. Tolkien costellano le pagine del romanzo, enfatizzando la nostra immersione nell’ambientazione. Nella nostra mente i colori fluo e la musica new wave tipici della serie tv vengono sostituiti dalle cromie calde e dal suono graffiante del rock’n’roll che caratterizzano le descrizioni del libro.
La narrazione dunque più volte ammicca al passato – abbiamo citato appunto l’allunaggio, la guerra del Vietnam e le contestazioni giovanili – e alla cultura nerd, ricalcando in forma scritta il fascino vintage della serie tv.

Un tassello immancabile

Stranger Things: Suspicious Minds è un romanzo che si rivolge principalmente a un pubblico di adolescenti, che però può essere apprezzato anche dai giovani adulti appassionati della serie tv.
L’opera di Gwenda Bond arricchisce la lore di Stranger Things, rendendoci più complete figure come quella del dottor Brenner, ma anche di Kali/Otto, apparsa nella seconda stagione della serie, nonché della stessa Undici.
Stranger Things: Suspicious Minds è un viaggio nel passato, lento ma soddisfacente, che ogni fan del Sottosopra dovrebbe leggere per apprezzare appieno il mondo ideato dai fratelli Duffer, rappresentato nella serie tv. Una lettura dunque consigliata, che ben si presta ai ritmi assolati e rilassati estivi, grazie a una storia giovanile fatta di mistero, di forze paranormali e di un forte gusto retro nella descrizione delle immagini.

 

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