Web, Social Network e altri labirinti

Ormai, nel 2017, ci abbiamo quasi fatto l’abitudine a sentire qualcuno che mette in guardia su quanto sia potente e pericoloso il Web. Queste frasi sono diventate quasi dei cliché e come tali vengono tranquillamente evitate, non lette, non ascoltate, liquidate con una scrollata di spalle perché tanto ormai non ci crede nessuno. I periodi di War Games, Tron, Il Tagliaerbe e compagnia bella sono passati, così come è passata (almeno in parte) molta della paranoia para-tecnologica.  Vediamo il nostro stato di persone iper-connesse e iper-collegate come un dato di fatto, pari all’acqua potabile, alla presenza dei semafori e ai supermercati aperti di domenica. Può non piacerci, ma è così. Purtroppo, questo apparente benessere e senso di sicurezza che ci trasmettono le nostre reti di conoscenze virtuali sono solo una facciata da poco, fatta di cartapesta virtuale tirata su a pochi passi da gente che gioca con il fuoco. E prima o poi, state certi, un bell’incendio tirerà giù tutto il nostro castello di carte su cui ci eravamo arroccati, facendoci assaporare il gusto amaro della Rete come Nemico.

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La Rete è potente

Non c’è altro modo per definirla, senza sminuirla. È potente nel bene e nel male. Può essere innocua, talvolta: basti pensare a quel che stava accadendo qualche tempo fa qui in Italia, quando quasi per acclamazione popolare il nome di Giancarlo Magalli si stava affacciando prepotentemente e senza un vero perché nella rosa dei papabili alla Presidenza della Repubblica. A riguardo, scrissi un altro editoriale quasi scherzoso: non che intenda dire che Magalli non sia idoneo per un ruolo del genere, il punto è che ci si è trovato non per sua volontà, non perché ne avesse desiderio, ma perché i suoi fan l’hanno deciso, quasi per scherzo, un divertissement tanto per ridere. Purtroppo, tutto questo gioco è stato come al solito fagocitato dalla Rete (fatta di Social Network dai mille colori, Forum e chat di ogni natura) e risputato sotto forma di plebiscito digitale. La forza del continuo martellamento aveva convinto addirittura il famoso presentatore televisivo, e magari ce lo saremmo trovato come Presidente della Repubblica, se le cose avessero continuato su quella piega.

Questo è solo un esempio di Rete Innocua, buona per farci davvero una mezza sghignazzata e poi passare avanti. Ma la Rete nasconde insidie e pericoli che possono essere travolgenti e destruenti. Guardiamoci in giro in questi giorni e vediamo il caso terribile di un ragazzo passato per Pedofilo a causa di un tweet, di un messaggio privato, rimbalzato da un profilo a un altro con il consiglio di segnalarlo perché colpevole di violenze sessuali e pedofilia. La cosa ha attecchito in un attimo: nell’arco di due giorni è diventato virale. E virale è la parola giusta, vista la malevolenza dell’azione e delle conseguenze che si sono succedute. La reputazione di Alfredo Mascheroni ha preso una brutta botta e purtroppo quel che è accaduto sul web asettico è stato trasferito e si è riversato nella sua vita quotidiana.

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Va da sé che il ragazzo non è un pedofilo, ma questo particolare alla Rete non interessa. Non è la verità quella che si urla in giro tra le finestre di celeste cerchiate, non si cerca di capire, ma si agisce in maniera automatica, seguendo il trend di odio del momento, senza mettere alcun filtro. D’altronde perché non ci si dovrebbe fidare degli “amici” (che siano virtuali o meno non conta) se fanno girare certe notizie? Se lo dice uno di cui mi fido, è vero e basta. È il portavoce della notizia stessa a legittimarla, abbattendo ogni forma di dubbio critico, lasciando che la notizia stessa arrivi a vivere di vita propria, si riproduca e infetti le coscienze di tutti, diventando parte della verità conosciuta.

Il fenomeno è tremendo e si porta appresso un bel po’ di considerazioni.

Innanzitutto, devo ripeterlo, la rete è potente. È potente in quanto mezzo di informazione, capillare, sotterranea e liquida: può raggiungere ogni angolo del globo se debitamente indirizzata, è quasi inarrestabile e inarginabile. È un meccanismo di passaparola senza confini. Inoltre, la Rete con i suoi Social Network è impostata per alimentare i nostri stessi desideri, perché grazie alla profilazione, ci mostra solo quello per cui abbiamo provato un minimo di interesse, amplificando tutto, ossessioni comprese. Non esiste il pluralismo delle informazioni. Anzi, per meglio dire, non esiste un sistema di informazioni vero e proprio, ma solo un meccanismo ad annunci che si basa sui nostri interessi.

http://www.staynerd.com/magalli-uno-di-noi/

Il risultato è che molta utenza crede che Facebook o Twitter siano dei portali dove reperire notizie e danno per scontato che quel che arriva da queste fonti sia vero. La deriva di questo tipo di approccio alla raccolta di informazioni, completamente acritica, senza filtri e senza coscienza, sta assumendo proporzioni terrificanti, tanto che ormai qualsiasi nefandezza può prendere piede e farsi strada fino a raggiungere il rango di notizia. Ne abbiamo viste tantissime girare in rete, a tal punto da spingere le Autorità e gli Amministratori dei Social Network a scendere in campo per moderare questo fenomeno abbietto (detto delle “bufale” o “fake news”). Ma non c’è stato e non c’è verso. E quello di Alfredo Mascheroni ne è solo l’esempio più recente.

Consideriamo poi che ripulire una reputazione devastata da un atto di calunnia deliberato è un’impresa quasi impossibile. Ormai il ragazzo proprietario del bar a Collecchio in provincia di Parma è stato soprannominato “Il Pedofilo”, manco fosse uno status, un titolo. La riabilitazione della sua persona sarà un elemento di difficilissima gestione e potrebbe essere difficilissimo per lui tornare a essere l’Alfredo di prima della shit-storm. Il Web è perverso: basta uno particolarmente incazzato a rovinarti definitivamente il nome e in alcuni casi la vita, ma ci vuole più di un esercizio per dimostrare che tutto quello che è stato detto su di te è una schifosa menzogna. Ci si può sgolare, si può urlare e scrivere chilometri e chilometri di post ovunque per spiegare che è solo una montatura, ma è del tutto inutile.  Se la condanna è stata emanata, allora basta solo eseguire la sentenza, che solitamente è una lenta agonia social fatta di insulti, parolacce e calunnie su calunnie. Il tunnel è lungo, tortuoso e non se ne vede la luce alla fine.

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Memoria Collettiva

Un altro spaventoso corollario che si è verificato in concomitanza con questa turpe vicenda, è quella registrata tra gli utenti che interagivano con il ragazzo. È iniziata a circolare la voce che ci fossero in giro delle foto che ritraevano il malcapitato con bambini in atteggiamenti lascivi. Va da sé, senza neanche il bisogno di ripeterlo, che queste foto non esistono, non sono mai esistite e nessuno le ha mai viste. Ma la voce dell’esistenza di queste immagini è stata così martellante che la gente ha cominciato a crederci davvero, tanto da arrivare ad affermare di averle viste. La cosa fa paura, perché dimostra come la Rete sia in grado di influenzare non solo le nostre esistenze virtuali, non solo la nostra vita sociale all’aperto, ma anche in parte il nostro modo di pensare e di ricordare. Non mi sto inventando niente, quello che sto descrivendo è un fenomeno già noto e studiato in Psicologia e Scienza del Comportamento, in un capitolo molto interessante: quello dei Falsi Ricordi.

È stato dimostrato, in più di uno studio su volontari umani, come sia possibile imporre delle memorie inesistenti, ripetendolo in continuazione ai diretti interessati. Uno dei primi esperimenti di questo tipo vedeva come cavie dei ragazzi interrogati a più riprese dagli psicologi. Durante questi colloqui venivano discussi momenti reali della vita dei pazienti e contemporaneamente venivano evocati ricordi (anche criminosi) assolutamente falsi. Dopo un paio di questi colloqui, i ragazzi hanno cominciato ad accettare la presenza di questi falsi ricordi come fatti realmente accaduti e sono arrivati a inserire dettagli deliberati, come se stessero ricordando per davvero.

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Questo tipo di meccanismo è stato anche estrapolato e studiato per gli utenti della rete e dei social network in particolare. I risultati, per quanto tutti in divenire, parlano chiaro: spesso quello che scriviamo di noi sui social maschera fino a sostituire quel che siamo veramente. Allo stesso modo, quello che crediamo di sapere dai social maschera quello che sappiamo per davvero. Le foto di Mascheroni pedofilo non esistono, eppure ci sono decine e decine di utenti che giurano di averle viste, magari non sul proprio telefono, ma su quello di un fantomatico amico o cugino, di non averle più perché le hanno cancellate, ma sicuramente lo credono tanto fermamente da ricordare queste foto!

Il passo che faccio adesso, per quanto un po’ azzardato, è quello di immaginare un fenomeno del genere su scala planetaria (o nazionale, meglio volare bassi), che alimenti odio verso uno o un altro personaggio e scateni le ire di un popolo della Rete che inizia addirittura a “farsi i film” (per usare un’espressione gergale) per giustificare tale odio. Il terreno per questo tipo di casini è fertilissimo. E quello che si crea è un circolo vizioso in cui l’odio, la malafede, la violenza digitale, generano altro odio, altra malafede e altra violenza digitale.

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Saviano parlava di macchina del fango e a ragion veduta. Ma lo faceva mettendo al centro del suo discorso un sistema di informazione screditante per un personaggio pubblico al fine di favorirne un altro. Nel caso della Rete, viene a perdersi il guscio di protezione dato dall’essere una persona qualsiasi, come se la presenza sui Social protraesse all’infinito i nostri proverbiali quindici minuti di notorietà, rendendoci delle potenziali vittime di questo perverso sistema di distruzione.

A questo bel piatto, aggiungiamo come la quantità di informazioni che ci giunge sia assolutamente soverchiante. La sovrabbondanza di news che arriva sul nostro cellulare, sul PC, sui tablet è talmente alta che spesso non sappiamo neanche come processarle del tutto. In questo marasma, l’unico modo per dirigere l’attenzione è quello di seguire solo ciò che ci interessa e purtroppo questo non è un buon modo per rimanere neutri nei confronti delle notizie che assorbiamo. Non è la ricerca della conoscenza della verità che ci spinge a leggere articoli, ma il feeling del momento, il mood cotto al fuoco lento dei nostri pregiudizi che ci fa cliccare su siti di bufale, su venditori di fuffa e su spacciatori di castronerie, solo ed esclusivamente perché quel che si vede è accattivante e ci fa sentire bene.

E, ancora, la notizia di Mascheroni è emblematica. Sappiamo tutti benissimo quanto sia indecente la pedofilia e quanto sia difficile eradicarla, per cui è automatico che un appello di caccia al pedofilo abbia trovato terreno fertile. Da una parte mette in risalto una pratica stigmatizzata da chiunque, dall’altra si fa credere agli utenti di star facendo qualcosa di utile. E cosa c’è di più bello del sentirsi utili e parte di un gruppo che fa qualcosa di giusto? Basta questo piccolo ragionamento per riuscire a individuare il meccanismo che ha fatto attecchire la bufala che ha rovinato la vita al ragazzo di Parma.

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Risonanza Mediatica

C’è un ultimo aspetto che mi preme discutere e che è una conseguenza di quello che abbiamo detto finora. Se ci pensate bene, queste storie delle notizie inventate, delle calunnie e delle teorie assurde esistono da sempre. Ma fino a poco fa erano confinate in ambiti ristretti o con una diffusione molto più contenuta. Prendiamo come esempio una cosa che mi sta molto a cuore: gli anti-vaccinisti. Se pensate che siano nati in questo periodo, allora, lasciate che vi dica che vi sbagliate. Gli Antivax calcano questo mondo da quando è stato inventato il vaccino stesso, da oltre 300 anni. C’era chi si rifiutava di prendere il vaccino per il vaiolo esattamente come adesso ci sono quelli che non si vaccinano per il morbillo. Al di là dei giudizi di merito (io sono di parte, visto che sono un tifoso del metodo scientifico e quello che leggo a riguardo mi fa ribrezzo), la domanda è: perché ora si sta avendo questa diffusione di queste teorie? O di quelle dei Terrapiattisti (altro gruppo di geni sciroccati)?

La differenza è la risonanza mediatica ottenuta grazie alla diffusione di queste bufale via internet. Come al solito la Rete veicola queste notizie e le fa arrivare ovunque. Quella che era una moda di qualche radical chic che beve il caffè con il mignolo alzato, diventa un fenomeno di massa, tale da mettere in pericolo la stessa salute pubblica. Il terreno di profonda sfiducia verso le istituzioni e un continuo martellamento con casi falsi e ragionamenti che di scientifico non hanno neanche l’odore rende poi la penetrazione di queste teorie farlocche ancora più facile. E il problema è che una volta attecchite, è sempre più difficile eliminarle, esattamente come è pressoché impossibile riabilitare la propria immagine dopo che ci è piovuta addosso l’ignominia di una falsa accusa.

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Non sono qui per discutere come risolvere questi problemi di overload di informazioni, di fake news, di shit-storm via web, perché non ho alcuna ricetta a riguardo. Esistono dei consigli, delle piccole accortezze per vivere il Web e i Social senza che siano loro a indicarci dove volgere lo sguardo e, davvero, sono solo delle regole di buon senso… Seguitele. E chiedetevi sempre il perché di ogni cosa.

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  • Santo Droni

    Articolo interessante. La questione dei falsi ricordi può essere ricondotta all’effetto Mandela (o forse è più corretto l’opposto)?

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