Uno, nessuno, centomila ragni

Lo Spider-Man cinematografico è tornato a casa? Vero. O meglio, è sul punto di farlo, Homecoming debutta domani nelle sale italiane, ma la nostra recensione è già arrivata, positiva e anzi, persino entusiasta. Già, ma questa “casa” cui l’arrampicamuri sta tornando, la casa che l’ha visto crescere, una casa di carta stampata e vignette targata Marvel, cosa ha significato per lui, in tutti questi anni?

Nel momento del fatidico ritorno a casa cinematografico, noi di Stay Nerd riepiloghiamo quella che è stata un po’ la carriera dell’Uomo Ragno nei fumetti Marvel, attraverso il profilo di 10 autori fondamentali, 5 sceneggiatori e 5 disegnatori, che ne hanno firmato un’interpretazione. Trattasi non necessariamente dei “migliori” (questione che peraltro coinvolgerebbe i gusti personali), ma di penne o matite che ne hanno segnato una fase particolare nonché particolarmente consistente. Pronti? Si parte!

Stan Lee

Come non partire da lui? Uno dei padri di Peter Parker, lo Stan Lee che non manca di fare la sua comparsata in (quasi) nessun film Marvel e che, ovviamente, non perde occasione di mostrarsi anche in Spider-Man Homecoming. È lui cui, negli anni ’60, venne l’idea del ragazzo che acquisiva i poteri proporzionali di un ragno, ma non solo. Sempre a Stan Lee si tributa la paternità del dogma, che all’epoca dogma ancora non era, dei “supereroi con superproblemi”. Quindi, lasciando per un attimo da parte le questioni polemiche sull’effettivo contributo creativo da suddividere con gli artisti del caso (Stan Lee ha anche stigmatizzato uno stile di sceneggiare le storie, molto vago, che lasciava praticamente tutto il compito registico e parte anche di quello testuale, salvo battute decisive, al disegnatore), non possiamo assolutamente soprassedere sul contributo che ha dato quest’uomo non solo a Spider-Man, di cui è stato sceneggiatore, seppur a modo suo, di 100 e passa episodi iniziali, ma al mondo tutto dei supereroi.

Steve Ditko

Se Stan Lee è un padre di Peter Parker, Steve Ditko è sicuramente il secondo genitore. Lui è il disegnatore che ha creato l’immagine dell’Uomo Ragno, divenuta e rimasta simbolo stesso del supereroe fino a oggi, senza perdere un grammo di forza visiva. Sulle indicazioni di Stan, Steve ha creato non solo il costume, ispirandosi, dice la leggenda, a un catalogo di travestimenti di carnevale, ma anche l’alter ego adolescente e “sfigatello”. E non solo: come abbiamo anticipato, Stan Lee aveva un modo tutto suo di sceneggiare le storie, che quindi toccava a Ditko prendere, rimaneggiare, rimodellare e, anzi, letteralmente dare forma. Perciò, aggiungete che da quel fatidico numero 15 di Amazing Fantasy, dove comparve l’arrampicamuri per la prima volta e piacque tanto da guadagnarsi a furor di popolo una testata dedicatagli, Ditko a continuato a creare, designare, raccontare le avventure di Peter Parker, segnando il primo look di decine e decine di personaggi che presero vita attorno a lui. Un uomo, un disegnatore, che è la fondazione di Spider-Man e del suo ricco pantheon, lo è tuttora, e probabilmente lo rimarrà ancora, per decadi a venire.

Gerry Conway

Lo sceneggiatore che ha ucciso Gwen Stacy. Serve dire altro? Forse no, ma riflettiamo un attimo sull’importanza della cosa. Peter Parker, alias dell’Uomo Ragno, è un supereroe adolescente spinto dal trauma fondante della morte dello Zio Ben, suo mentore. Guidato quindi in parte da senso di colpa (come ogni supereroe) e in parte da grandissimo senso del dovere (come ogni supereroe “puro”), l’Uomo Ragno si dà alla lotta al crimine, conducendo però nel frattempo la vita tribolata che classicamente affligge un adolescente. Problemi di scuola, problemi di donne, et cetera. Tra queste donne, la sua ragazza Gwen Stacy, un personaggio non amato, amatissimo. Da pubblico e, beh, da Peter. Un personaggio che, proprio a causa di questo legame amoroso, viene preso di mira dai cattivi di cui sopra. Tutto normale, direte. Finché uno di questi cattivi, il Goblin, non arriva molto vicino a uccidere seriamente la ragazza. Ma non è possibile, non vengono mai uccisi davvero, personaggi così importanti, non nel fumetto popolare americano… E invece sì: Goblin lancia Gwen Stacy giù da un ponte e Spider-Man riesce a catturarla al volo, nella sua discesa, con una ragnatela. Il problema? Il sobbalzo verso l’alto dato da quest’ultima spezza il collo alla ragazza che, quando viene riabbracciata dal mascherato Peter, è già deceduta. E, qui, l’abilità di un grande sceneggiatore, per cui si potrebbe insinuare che un simile evento fosse stato suggerito dalla direzione (ma, in realtà, è molto più probabile che sia stato approvato e, secondo noi, anche con parecchie riserve), ma non che il metodo non sia uno dei più crudeli e drammaticamente efficaci mai usati. Peter Parker non solo perde una persona a lui vicinissima, ma si condanna addirittura per la sua morte, visto che probabilmente è stato il suo stesso tentativo di salvataggio a ucciderla. Sarebbe morta comunque, nell’impatto con l’acqua? Forse sì, ma non si saprà mai con certezza. Una morte, quella di Gwen Stacy, che ha sconvolto pubblico e critica, perché, è meglio ribadirlo, morti tanto importanti fino a quel momento si inserivano soltanto all’inizio, nella genesi di un supereroe, non durante la sua carriera. Gerry Conway, che di talento ne aveva da vendere e non mancò certo di dimostrarlo in tante altre occasioni, fu in questo particolare caso un George Martin ante litteram. E cosa c’è di più definitivo di ciò, nel DNA dell’Uomo Ragno?

Todd McFarlane

Altra storia affascinante. Todd McFarlane inizia come disegnatore su Amazing Spider-Man sul finire degli anni ‘80, con David Michelinie ai testi. In questo frangente, così, en passant, contribuisce alla creazione di Venom e del suo caratteristico costume nero. Ma non solo. McFarlane, che noi oggi, dal presente, sappiamo essere il futuro creatore di Spawn (e tra i co-fondatori della stessa etichetta per cui era pubblicato, Image Comics, oggi baluardo dei fumetti americani creator-owned), aveva già in sé la direzione artistica inquietante del suo prossimo figlio, e la impartiva sullo stesso Uomo Ragno, che con i suoi disegni si “deformò” parecchio. Non nel senso che diventò grottesco o realmente deformed, ma inizio ad uscire dal canone precostituito, dall’anatomia leonardiana, per farsi più ragnesco, allungato, dinamico, parte stessa della narrazione di cui, tra l’altro, Todd McFarlane acquisì direttamente le redini un paio d’anni dopo, con il lancio della testata Spider-Man, ripartita dal numero 1. L’esordio fece un numero esorbitante di vendite e tutto il ciclo di McFarlane, nel ruolo di autore completo, fu amplissimamente seguito. Certo, come scrittore non era il non plus ultra sulla piazza, ma aveva il grandissimo pregio di saper raccontare per immagini come pochissimi altri. Un esempio peculiare? Gli occhi del costume di Spider-Man, che con lui cambiavano continuamente dimensioni. Questo, figuriamoci, scatenò qualche polemica sulla natura del costume, che non era mobile o “vivo” come quello di Venom. McFarlane dovette imparare bene questa lezione, perché quando creò il suo Spawn, che tra l’altro con Venom ha diversi punti di contatto, gli donò un vestito animato proprio come quello del nero simbionte alieno. Problema degli occhi variabili: risolto.

Michael Straczynski

Straczynski è un autore davvero peculiare. Dovunque vada, riscrive praticamente sempre mito e origini dei supereroi che tocca. O, se non altro, interagisce con punti fondamentali, ribaltandoli, stravolgendoli, quantomeno tentando di farlo. È successo anche con Spidey. Il suo primo ciclo con l’arrampicamuri, recentemente tornato molto in voga per il suo titolo, indovinate un po’: Homecoming. Effettivamente, nome a parte, la storia non ha molto a che fare con la pellicola, anzi. Mentre la pellicola sancisce il ritorno di Spider-Man alle sue origini di ragazzo adolescente, il ciclo di Straczynski (disegnato da un eccezionale John Romita Jr., di cui tratteremo a breve) ci racconta di un Peter Parker insegnante di liceo, e laddove consolida la sua natura di donatore, di salvezza, speranza o conoscenza che sia, sovverte la storia dei suoi poteri, in un certo senso, ci regala un’inedita prospettiva sul suo destino. L’Uomo Ragno è stato punto per caso da un ragno radioattivo? In un certo senso, pensateci, il ragno poteva già arrampicarsi, tessere ragnatele e sollevare oggetti corrispondenti a circa dieci volte il proprio peso. Tutto ciò che ha fatto, forse grazie alle radiazioni (ma forse no, questa la provocazione dello scrittore), è stato passare queste facoltà a Peter Parker. E perché proprio lui? Perché non altri? 9 scrittori su 10 (e forse 99 lettori su 100) direbbero: “è stato un caso”. J. Michael Straczynski sovverte la statistica, facendoci domandare, con una storia piuttosto esplicita da questo punto di vista, se il ragno non abbia voluto pungere proprio Peter Parker, se Peter Parker non avesse già dentro di sé il destino di ragno. A far questo contribuiscono nuovi personaggi (Ezekiel, una sorta di super-zio Ben), nuovi nemici (Morlun, un millenario “nemico naturale” dei ragni) e nuove intriganti dinamiche tra i vecchi e storici personaggi. È un peccato che i seguenti cicli dello stesso autore, per quanto altrettanto ambiziosi, non siano allo stesso livello di Homecoming che, piaccia o meno, è la prova di grande coraggio, fantasia e abilità nel farci diventare, anche solo per una pagina, un balloon, una vignetta, quel centesimo lettore su cento che pensa fuori dagli schemi.

John Romita Jr.

Figlio d’arte, tra l’altro proprio di un altro dei disegnatori giganti di Spider-Man, quel Romita Sr. che succedette a Steve Ditko per “alleggerire” i toni dell’arrampicamuri quand’era ancora relativamente agli inizi, John Romita Jr. ha saputo ritagliarsi, negli anni, una figura di assoluta e indubbia autorità nel mercato del fumetto americano supereroistico. E nel fare ciò, gli è stato certamente d’aiuto proprio l’Uomo Ragno, con cui Romita Jr. si è confrontato più e più volte, artisticamente parlando. Per questo abbiamo deciso di riservargli un posto speciale nella nostra lista, perché ha saputo donare in tempi recenti una nuova riconoscibilità a Spider-Man, dopo e diversamente dai canoni del passato, con il quale lo stile dell’autore fa spesso da tramite visivo, diretto al presente. John Romita Jr. è stato disegnatore fisso dei primi due cicli del già trattato J. Michael Straczynski, per cui ha disegnato anche lo speciale dell’Uomo Ragno dedicato all’attacco terroristico dell’11 Settembre. Ma non solo, Romita Jr., con la sua fisicità e i suoi volti un po’ squadrati, ha rappresentato Peter Parker e il suo alter ego sia prima che dopo Straczynski, e anche in altre testate, donandogli un volto compatto, fresco e coerente con la scena del fumetto americano degli anni ’00. Durante quest’ultima, lo stesso autore ha imperversato su numerosissimi altri fumetti ed eroi, finendo ora a disegnare, per la Distinta Concorrenza, nientemeno che l’eroe degli eroi: Superman.

Brian Michael Bendis

Era inevitabile. Bendis è l’autore unico dell’intero ciclo di Ultimate Spider-Man, di più di centoventi numeri, dal morso del ragno ultimate al Peter Parker ultimate, alla tragica morte di quest’ultimo, che comunque non ha fermato gli uomini ragno dell’universo alternativo Marvel per eccellenza. Ma prima ricapitoliamo un secondo: nel 2000, proprio con la testata Ultimate Spider-Man, Marvel lancia un universo alternativo, che vedeva tutti i suoi eroi rinascere da zero in un mondo, Terra 1610, ai giorni nostri. L’operazione, che si sarebbe conclusa 15 anni dopo con il maxi-crossover-evento Secret Wars, in un momento peraltro di terribile svalutazione dell’Universo Ultimate, riscosse agli inizi moltissimo successo, introducendo al pubblico versioni aggiornate e nuovamente giovani degli eroi che adoravano, per una volta al di fuori di onerose continuity, sterili what if o arzigogolati viaggi nel tempo (cliché che lo stesso Bendis ha usato, di recente, per riportare una versione giovane degli X-Men nell’Universo classico). Come anticipato, la testata d’apertura fu proprio quella dedicata Spider-Man, seguita dagli X-Men, i Fantastici Quattro e gli Ultimates, versione Ultimate degli Avengers. Brian Michael Bendis fu lo scrittore designato, e lo rimase fino alla fine. Punto. Restò anche dopo la morte di Peter Parker, giunta forse nel primo momento di crollo dell’Ultimate Universe, piuttosto prontamente, con l’obiettivo centrato di ricapitalizzare le attenzioni dei lettori. Dopo Peter Parker, un altro Uomo Ragno sarebbe arrivato nell’UU, Miles Morales, personaggio tanto di successo da guadagnarsi l’ingresso nell’universo tradizionale, dove milita tuttora. Secondo voi, chi scriveva le avventure ultimate di Miles Morales? Esatto, sempre Brian Michael Bendis, autore peraltro di altre lunghe run storiche, su tutte quelle insieme ad Alex Maleev su Daredevil, Moon Knight e Spider-Woman, ma anche quella con Gaydos su Jessica Jones. Certo, nessuna di queste potrebbe competere con 15 anni di Ultimate Spider-Man, di cui gran parte al fianco del fido Mark Bagley, ma in compagnia anche della splendida autrice nostrana Sara Pichelli (quest’ultimi due nomi entrambi presenti nella nostra lista). Se da una parte è vero che Bendis tira un po’ per le lunghe le proprie storyline, è anche vero che ha incarnato in un momento chiave del fumetto supereroistico moderno le istanze di realismo di una generazione, di lettori che sono in prima persona curiosi e chiacchieroni e che hanno gioito nel ritrovare quelle stesse così umane caratteristiche nei loro super-beniamini di sempre. E poi, se Gerry Conway è stato lo sceneggiatore che ha ucciso Gwen Stacy, Brian M. Bendis è quello che ha ucciso l’Ultimate Spider-Man, ne ha creato uno nuovo dal nulla e lo ha portato nell’universo tradizionale. Non è poco, in effetti.

Mark Bagley

L’altra faccia di Ultimate Spider-Man, la matita della penna di Brian M. Bendis, il disegnatore che ha accompagnato la versione ultimate di Peter Parker per la bellezza ininterrotta di 110 numeri, avendo in passato già lavorato sulle testate tradizionali di Spider-Man e tornando, infine, per la morte del personaggio. Bagley ha contribuito a rendere una pubblicazione seguita e durevole coriacea dal punto di vista della coerenza grafica, non soltanto con la sua permanenza, ma anche con il suo talento nel ritrarre anatomie dinamiche, moderne e assolutamente aderenti allo stile dell’Uomo Ragno ultimate. Il suo abbandono della testata, nonostante il passaggio del testimone all’altrettanto formidabile Immonen, ha segnato inevitabilmente uno dei passaggi fondamentali della lenta discesa di seguito che ha subito l’Ultimate Universe nei suoi ultimi anni di vita, un altro dei quali fu proprio la morte di Peter Parker. Insomma, Bendis e Bagley hanno non solo infranto il record di permanenza consecutiva di un duo artistico detenuto fino a quel momento da Stan Lee e Jack Kirby con i loro 102 numeri sui Fantastici Quattro, ma hanno pure caratterizzato come probabilmente meglio non si poteva un Peter nuovamente adolescente, nuovamente insicuro, nuovamente coraggioso, generoso ed eroico, e non solo grazie a storie convincenti, bensì anche tramite un’arte piena di scazzottate, ferite, voli e sorrisi come non se ne vedevano da un po’, e come tuttora non se ne trovano spesso.

Dan Slott

Anche lui non poteva mancare: lo scrittore che ha spaccato in due il fandom ragnesco, quello che ha applicato una dinamica da freaky friday all’Uomo Ragno e alla sua nemesi dai molti arti, il Dr. Octopus, in due parole, Dan Slott. Ora, che lo si odi o lo si ami, o che si approcci il suo metodo alla narrazione con distaccato interesse, non si può negare la sua statura all’interno degli autori dell’arrampicamuri, quantomeno nella fase più moderna. Accompagna ormai, e continua tuttora, Spider-Man da anni, con un’ampiezza e lungimiranza della visione notevoli. Ma, di sicuro, Slott è e sarà ricordato principalmente, a meno di futuri sconvolgenti nuovi colpi di scena, per la lunga run di Superior Spider-Man. Arriva il giorno in cui il Dr. Octopus, devastato da una malattia degenerativa, grazie all’ennesimo piano malefico riesce a scambiare il proprio “cervello” con quello di Peter Parker, per cui quest’ultimo si ritrova imprigionato nel suo corpo morente mentre lui… beh, lui diventa Superior Spider-Man! Il Dr. Ock, che convive per un po’ con alcuni pensieri e ricordi di Peter, decide comunque di vivere la vita dell’eroe, ma lo fa a modo suo, con un pizzico, anzi, con un bel po’ di amor proprio ed egoismo in più. È così che l’Uomo Ragno inizia a sfruttare prodigi della tecnologia per ottimizzare le ronde in giro per New York City e comincia a mostrare molta meno clemenza nei confronti dei criminali. Non solo: Peter Parker diventa anche capo di una sua multinazionale, la Parker Industries, sfruttando economicamente i vantaggi dell’essere un supereroe dall’identità segreta. Il cambiamento è tanto radicale e profondo che, anche dopo che Peter è tornato col suo cervello nel suo corpo, com’era d’altronde prevedibile ma dopo un imprevedibilmente prolungato periodo di tempo, ha conservato il posto di ricco capo d’azienda, ed è pertanto inquadrato attualmente come “il nuovo Tony Stark”. Questo ci introduce quindi a una nuova, nuovissima versione di Spider-Man, moderna ed evoluta a più non posso, proprio mentre nei cinema Tom Holland si presenta come giovane adolescente sfigatello alle prese con questioni amorose e scolastiche. Altro che azioni in borsa, modelle e macchine all’ultimo grido. Dan Slott, comunque, che proprio per i suoi arditi cambiamenti è apertamente odiato da una grande fetta di fan, non può che essere considerato a tutti gli effetti uno degli autori più influenti del personaggio, peraltro tuttora alle redini della sua testata.

Sara Pichelli

Eccoci arrivati all’ultimo nome della lista, che non poteva appartenere alla nostra incredibile Sara Pichelli. Proveniente dal mondo dell’animazione, Sara è stata l’artista scelta in Marvel per dare forma a quell’idea di Brian M. Bendis che era Miles Morales, un ragazzo giovanissimo, mezzo latino e mezzo di colore, subentrato come Spider-Man dell’Universo Ultimate dopo la morte di Peter Parker. Questo ha causato da una parte un’ondata di malcontento, in chi non voleva vedere “sostituito” un eroe della propria gioventù e generazione, ma dall’altra anche tanto, tantissimo apprezzamento, per la capacità dello sceneggiatore e di Sara di catturare nuove istanze di rappresentazione e narrazione, modellandole in un personaggio nuovo ma subito profondo. Miles non è lo Spider-Man originale, così come Mary Jane non è Gwen Stacy: sono diversi, dalle proprie origini, ai propri modelli, alla propria carriera, finanche nel proprio stile di combattimento, oltre alle ovvietà estetiche di costume e alter ego. Miles ha non solo una propria dignità come eroe, ma anche una propria forte identità, culturalmente e generazionalmente, tanta e tale che, alla chiusura dell’Universo Ultimate che l’aveva visto nascere, è stato trapiantato in pianta stabile in quello tradizionale (con annessa resurrezione della madre, che era defunta per mano di Venom). Non finisce qui: alcuni tratti del giovane liceale Miles sono finiti persino per diventare parte dell’attuale Peter Parker di Tom Holland, che ne condivide l’età adolescenziale ancora non avanzata. Persino Ganke, amico e confidente di Miles Morales, è traslato di peso nel Ned di Homecoming. Insomma, la matita di Sara Pichelli non ha creato solo un personaggio nuovo, bello, particolare, solido, simpatico, empatico, carismatico e convincente, ha anche disegnato lo specchio di una generazione e di una cultura che, di questa rappresentazione, non han potuto che gioire. E non possiamo che esultarne anche noi.

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