Gli esperimenti più belli dello studio di animazione digitale

Quando si parla di Pixar, la stragrande maggioranza delle volte non si pensa ad altro che ad una filmografia ormai vasta e ricca, a partire dal celebre Toy Story che portò la compagnia all’attenzione del grande pubblico, passando poi per veri e propri capolavori come Up, Wall-E, Inside Out e il recentissimo Coco, giusto per nominare alcuni dei film più apprezzati in redazione.

Allo stesso modo, però, lo studio di animazione fondato nel 1986 ha saputo stupire anche con lavori meno elaborati, ma non per questo trascurabili: i cortometraggi. Sin dal debutto cinematografico di Pixar, infatti, ogni film è sempre stato accompagnato da un corto, alcuni dei quali sono piccole opere d’arte capaci di emozionare con storie semplici ma d’impatto.

Non ci sogneremmo mai di stilare una classifica vera e propria, perciò ci limiteremo a consigliarvi i cortometraggi Pixar che non potete assolutamente non vedere, in ordine rigorosamente cronologico in modo da non scatenare risse tra cinefili!

 

Luxo Junior (1986)

Nonostante non sia il primissimo lavoro dello studio, Luxo Junior è il primo cortometraggio firmato ufficialmente Pixar Animation Studios, in seguito all’acquisizione di Steve Jobs di una divisione della Lucasfilm, oltre a portare la firma di John Lasseter, ex direttore creativo della compagnia e padre della rivoluzione della computer grafica nei film di animazione.
Luxo Junior è un corto estremamente breve, di appena due minuti, dove una piccola lampadina gioca con una pallina che farà la sua comparsa in numerosi film come uno dei tanti easter egg a cui ci ha abituato lo studio. La durata tuttavia non impedì alla Pixar di ricevere la prima nomination agli Oscar per il miglior cortometraggio di animazione, mostrando una piccola parte delle potenzialità di una tecnologia tanto acerba quanto promettente. Infine, ha dato i natali a Luxo, la lampada da tavolo destinata a diventare la bizzarra mascotte della Pixar e simbolo di una creatività che rimarrà accesa negli anni a venire.

Quando il giorno incontra la notte (2010)

Facciamo adesso un salto al 2010 quando, per accompagnare l’uscita di Toy Story 3, Pixar decide di realizzare Quando il giorno incontra la notte, corto diretto da Teddy Newton tra i più interessanti sotto il profilo tecnico. La produzione dello stesso, infatti, si avvale non solo di animazione 3D ma anche di quella tradizionale, mettendo in scena le due entità diametralmente opposte del nostro vivere, giorno e notte, in simpatici siparietti che evidenziano le loro differenze nette, ma non per questo non complementari. Altra particolarità del film è la totale presenza di effetti sonori volti a rappresentare un dialogo tra le due entità, rendendo ancor più divertenti le varie sequenze su schermo, fino ad un messaggio radiofonico, originariamente pronunciato dallo psicologo Wayne Walter Dyer che spinge i due (e lo spettatore) a non essere spaventati dall’ignoto e dal diverso, poiché è lì che risiedono le cose più belle.

Un messaggio oggi più che mai attuale nonostante siano passati anni, oltre che ciliegina sulla torta di uno dei corti più apprezzati in assoluto da pubblico e critica, vincitore di ben due Annie Awards, premi dedicati specificatamente al mondo dell’animazione.

La luna (2011)

Presentato in occasione del film Ribelle, La Luna è uno dei cortometraggi che ci sentiamo obbligati di inserire nella nostra lista, non solo in virtù della sua bellezza ma soprattutto perché ci permette di sentirci pieni d’orgoglio patriottico. Il corto porta infatti la firma di Enrico Casarosa, animatore genovese approdato in Pixar nel 2006, in qualità di regista e sceneggiatore.

Abbiamo una barca con due uomini e un ragazzo, intenti a fare un lavoro che non vi sveliamo per non rovinarvi la sorpresa. Il giovane va istruito, tuttavia i due uomini hanno idee diverse e difficilmente conciliabili. Sarà il ragazzo a dover decidere quale strada intraprendere o, perché no, trovarne una tutta sua.

Il corto ha comunque nel suo insieme un respiro internazionale, con dettagli che spaziano da Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry fino ad una veste grafica dal sapore antico, con lo stesso Casarosa che ha confermato derivare da Hayao Miyazaki e Osvaldo Cavandoli, fumettista che forse non vi dirà nulla all’apparenza, ma tuttavia autore di opere geniali come La Linea e il celebre Calimero.

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Lava (2014)

Mostrato nelle sale del mondo come antipasto dell’eccezionale Inside Out, Lava è un corto diretto da James Ford Murphy, basato su una storia d’amore primordiale tra due vulcani oceanici, uno emerso ed uno sommerso.
La loro storia si svolge attraverso una canzone, firmata dallo stesso Murphy: nella versione italiano le voci sono quelle di Giovanni Caccamo e Malika Ayane, che duettano in modo eccezionale accompagnati solo da un ukulele, strumento cardine della musica hawaiana e che rappresenta l’unione dei due protagonisti, che si chiamano non a caso Uku e Lele.

Parliamo di un prodotto profondamente romantico e che ci è piaciuto molto – a dimostrazione che i nerd hanno il cuore tenero – e che è in grado di mostrare digitalmente parte delle bellezze oceaniche che avremo modo di vedere in un altro eccellente film Disney: Oceania.

Piper (2016)

Nel 2016 arriva nei cinema Alla ricerca di Dory, seguito del celebre Alla ricerca di Nemo ed ennesimo centro della Pixar. Il cortometraggio che lo accompagna è Piper, diretto da Alan Barillaro e sicuramente vicino alla tematica marittima del film a cui fa da antipasto. Piper è infatti un piovanello, un volatile marino che deve compiere i suoi primi passi in un mondo ancora ignoto e pericoloso, soprattutto in virtù della sua idrofobia.

Il cortometraggio stupisce principalmente per il suo realismo: la realizzazione dello stesso ha avuto infatti una gestazione di tre anni, dedicati non solo allo studio di tecnologie di animazione avanzatissime ma anche alla riproduzione dettagliata degli animali coinvolti, studiati direttamente in spiaggia o negli acquari statunitensi per ottenere la maggiore fedeltà possibile.

Un lavoro che non è assolutamente passato inosservato agli Oscar 2017, che hanno decretato Piper miglior cortometraggio d’animazione dell’anno, favorito anche da una storia interessante narrata senza una parola, ma solo con immagini vivide e capaci di trasmettere sempre qualcosa allo spettatore.

Bao (2018)

Ultimo nella lista, ma solo per un fattore cronologico è Bao, realizzato dall’artista cino-canadese Domee Shi e mostrato prima delle proiezioni di Gli Incredibili 2.
Il corto aveva già attirato la nostra attenzione ben prima dall’uscita, in quanto l’idea di un involtino cinese antropomorfo ci sembrava tanto tenera quanto squisita ma, all’atto pratico, Bao è sicuramente uno dei prodotti che più ci ha ricordato l’atmosfera del già citato Up, generando sensazioni agrodolci (pun not intended) dove le risate di pancia si mescolano ad una storia struggente ed emozionante, ancora una volta senza sfruttare linguaggi espliciti bensì basandosi sulla potenza pura dell’animazione.

Bao racconta l’adolescenza da un punto di vista inedito e immaginifico che colpisce nel segno, facendo tra l’altro da contraltare ad un lungometraggio molto più leggero ma con tematiche comuni.

Non ci è ancora dato sapere se vincerà l’Oscar per quest’anno, ma sicuramente per noi è uno dei lavori migliori e meritevoli di una nomination.

BONUS: Tin Toy

Il bonus della lista è invece Tin Toy, cortometraggio del 1988 diretto da John Lasseter. La sua importanza in ambito storico lo rende sicuramente uno dei prodotti più affascinanti: parliamo di un lavoro che sotto il profilo tecnico si spingeva ai limiti imposti dalla tecnologia dell’epoca, utilizzando supercomputer e metodi di rendering rivoluzionari. Fu inoltre il primo cortometraggio in animazione computerizzata a vincere il premio Oscar e fu la base di ciò che successivamente sarebbe stato Toy Story, film che avrebbe portato la Pixar al successo e alla notorietà globale.

Perché dunque non includerlo nella lista ufficiale? Indubbiamente parte dei motivi risiede nel fatto che la scelta sarebbe stata fin troppo facile, ma in parte è anche legata al fatto che, a distanza di trent’anni, l’opera riesce ad essere molto più inquietante di quanto non fosse originariamente. Le cause sono quasi tutte imputabili al bambino protagonista, primo esperimento di rendering di un personaggio umano e che risulta davvero spaventoso sotto tutti i punti di vista.
Nonostante ci sia un po’ di ironia nelle nostre considerazioni, non possiamo negare di essere rimasti comunque turbati per più di qualche minuto dopo la visione, pur trattandosi dell’inizio di una delle favole più belle della storia dell’animazione e del cinema.

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