L’area dedicata a Microsoft vissuta da me, e senza filtri

Microsoft non ha certo cominciato la Gamescom nel migliore dei modi. Con una conferenza di apertura della fiera tutt’altro che entusiasmante e che ha lasciato perplesse molte persone, nessuno si aspettava grossi stravolgimenti di opinione durante la fiera.
Ma si sa, alla Gamescom ci si va apposta, quindi un giretto nello showcase di Microsoft, situato nel booth pubblico, ma con un ingresso comunque riservato ai giornalisti, non potevo certo evitarlo. In fondo che diamine, è una nuova console, è il prodotto più atteso dell’anno in ogni caso. Nessun nerd che si rispetti non si farebbe attrarre dall’idea di dare un’occhiatina.

E infatti, nonostante i soli giornalisti, arrivo allo stand Microsoft già con una bella filetta da fare. Entro e comincio a girare tra le demo station: tutta roba per Xbox One ben conosciuta. Non ho molto tempo, quindi cerco di provare qualcosa che stimola maggiormente la mia curiosità. Il primo titolo sui cui metto le mani è Cuphead, che ancora non avevo mai avuto modo di provare, ma sentivo fortissimo mi sarebbe piaciuto un casino.

Mi sbagliavo: mi piace anche di più di così. Lo stile grafico stile alla Silly Simphony era notoriamente irresistibile sin dai primi trailer, e così infatti è anche alla prova dei fatti, grazie pure ad una buona dose di immaginazione nel design dei nemici che rende il tutto vintage e surreale allo stesso tempo. Ma la rivelazione è stata il gameplay, che è un perfetto connubio tra twin stick shooter e platform 2D, si spara parecchio, si salta molto, e le due dinamiche creano un’alchimia interessante. Ho adorato particolarmente la possibilità di poter “parryare” i colpi premendo salto al momento dell’impatto con essi, in modo tra l’altro di aver il vantaggio di far salire più velocemente le riserve di colpi speciali. Insomma non un titolo che gioca tutte le sue carte con uno stile originale e attraente, ma un bel gioco a tutto tondo.

Successivamente mi sono buttato su Crackdown 3. Perché, direte voi, tra tanti titoli probabilmente più interessanti da provare, come ad esempio Sea of Thieves, ho speso il poco tempo prezioso all’interno dello showcase proprio per questo? È semplice. Nonostante l’amaro gusto di mezza delusione che mi ha provocato Agent of Mayhem, i free roaming “caciaroni” mi hanno sempre attratto. Peccato che spesso e volentieri sono realizzati un po’ con il culo… Il primo Crackdown però, devo ammetterlo, mi ha divertito parecchio all’epoca della sua uscita su Xbox 360. Certo era già allora grezzo e grossolano sotto diversi punti di vista, ma in fondo funzionava con il suo sistema di crescita progressivo e costante, che ci faceva sentire kill dopo kill sempre più agili, forti e resistenti, e con quel sistema per il quale si poteva indebolire le fazioni nemiche uccidendo i boss nei loro quartier generale, in modo da avere conseguenze variabili in game sulle loro risorse.

Com’è quindi Crackdown 3? Esattamente come Crackdown 1 (il secondo l’ho saltato a piè pari). Bello nel 2007…. Un pochettino “stanco” – per usare un eufemismo – nel 2017, così, senza una minima rivoluzione ludica o grafica a ben 10 anni di distanza. Stessa fisica, stessi nemici, stesse animazioni, stesso sistema di upgrade. Non ho provato il gioco più di una decina di minuti quindi lungi da me dare un parere che non sia più che parziale, ma non capisco proprio perché tutti questi ritardi per partorire quello che sembra solo un topolino. Una cosa l’ho apprezzata: il fatto di poter raccogliere parecchia più roba da terra e usarla come arma. Non siamo ai livelli di Dead Rising come varietà, non potremmo spaccare un televisore in testa agli avversari o menarli con un ombrellone, però insomma, meglio di niente.

Mentre terminavo la mia apatica sessione a Crackdown 3, mi cade l’occhio su un’ala dello stand che non avevo ancora notato: una fila incredibile per essere un evento chiuso, e un cartellino inequivocabile, Xbox One X.

Subito mi fiondo al seguito delle decine di persone avanti a me e aspetto di entrare in un misterioso mini padiglione chiuso in cui, finalmente, avrei visto e provato le meraviglie della nuova console di Microsoft.
Arriva il turno del mio gruppo la porta si apre e… Una stanzetta, buia, con un paio di teche per mostrare la nuova console in tutta la sua bellezza ed eleganza.

Sì in effetti, non si può dire che non sia bella ed elegante (per quanto ricordi un pochettino troppo PlayStation 2), ma insomma, detto questo sarebbe bello provarla. E invece rimaniamo lì interminabili minuti, a fissarla, e a fissarci tra noi come a dirci “ma che si sono dimenticati di noi?”. Ad un certo punto, quando stavo quasi pensando di essere stato mezzora in fila per vedere solo una console sotto vetro, si apre un’altra porta. Ma anche stavolta, non era quello che mi aspettavo. Una saletta cinematografica. Mi accomodo, scettico e perplesso.

Almeno speriamo che si tratti di qualche trailer inedito, per qualche vero fuoriclasse che dimostrerà veramente quanto vale Xbox One X, tipo che so, un Metro Exodus o un Anthem. Ma manco per sogno…
Un filmato mostrava un pippotto lunghissimo per sponsorizzare la tecnologia audio su cui conterrà One X, ovvero Dolby Atmos, che promette di regalare ad ogni sessione videoludica la più intensa esperienza sonora possibile con le attuali tecnologie. Sostanzialmente un audio tridimensionale estremamente preciso.

Fantastico. Sul serio. Ma i giochi? Nulla, segue trailerone stile spot pubblicitario super frenetico che alterna uno dietro l’altro spezzoni presi da giochi in prossima uscita (o vecchi ed ottimizzati) che presentati in questa maniera, così confusa, dicono davvero poco.

Ma si apre una ulteriore porta, e finalmente eccole lì le demo station con cui provare finalmente Xbox One X.
Che vi devo dire? Ho potuto provare il nuovo Shadow of War, Gears of War 4, Assassin’s Creed Origins, Killer Instinct e altri, così al volo, toccata e fuga. I giochi beneficiano sicuramente della maggiore risoluzione e fluidità (o quanto meno più stabile), ma solo quelli realmente ottimizzati nell’effettistica e nelle texture riescono a dare una marcia in più alla cosmesi di un titolo (come ad esempio Gears of War 4 che risulta veramente spettacolare). Consideriamo poi che in due dei prossimi giochi in uscita, verosimilmente quindi pensati sin dal principio per fare faville su XBox One X (come spero sarà per tutti i titoli da qui in avanti), alcune cose mi hanno convinto, altre un po’ meno. Parliamo nello specifico di Forza Motorsport 7, che soprattutto grazie all’utilizzo dell’esclusiva tecnica del cube mapping (che riveste le carrozzerie delle macchine con 6 diverse texture per ogni frame di gioco) offre dei dettagli e una illuminazione dinamica assolutamente sbalorditiva quando essa interagisce con i veicoli. L’ambiente d’altro canto, per quanto ben realizzato, non sembra reggere il passo con la resa delle macchine, ma c’è ancora tempo per diversi accorgimenti.

Il platform Super Lucky’s Tale invece, mi ha lasciato veramente tiepido. Il gioco non mi dice granché, e ciò che più sorprende è il fatto che abbia dei vistosi cali di framerate pur girando su One X e soprattutto pur presentando una grafica che appare visibilmente scarna, se si escludono i 4K di risoluzione. Mah…

Rise of The Tomb Raider, ottimizzato per One X, è forse il titolo che più mi ha impressionato nel suo insieme, riuscendo a scorgere più che in altre occasioni lo stacco con le versioni precedenti. È qui infatti visibilmente superiore anche alla versione PlayStation 4 Pro. Purtroppo però in questo caso c’è comunque da fare una scelta e scendere a dei compromessi. È possibile giocare a 4K reali a 30 fps, oppure a 4K scalati con un’effettistica migliore, o ancora rinunciare all’altissima risoluzione per giocare in 1080p con 60 fps stabili.

In tutti i casi insomma, almeno per i prodotti visti, esiste un collo di bottiglia tecnico per il quale non sono riuscito a lasciarmi sedurre completamente dalla console. Probabilmente perché forse non mi accontento io, o non mi entra in testa che tutto sommato ci troviamo di fronte “solo” ad un grande upgrade di titoli sviluppati – a livello tecnico – per funzionare nelle attuali console da casa.

gamescom xbox one x primo contatto

Non lo so, forse mi sarebbe bastato poco, per innamorarmi di One X. Magari ci voleva una presenza senza compromessi. Un titolo grosso, di punta, complesso e carismatico, un’esclusiva fatta per trovare la sua totale dignità solo ed unicamente con XBox One X. Ma sono punti di vista, opinioni e sensazioni, condivisibili come no.

In ogni caso non resta che avviarsi all’uscita, ricevendo in omaggio un gadget che corona perfettamente la condizione un po’ mesta ed apatica con cui ho vissuto questa Microsoft durante la Gamescom 2017: un bel paio di ciabatte nere. Ovviamente targate Xbox…

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