Sparatutto in tutte le salse, fantascienza in tutte le salse

Il termine “sparatutto”, sinonimo dell’inglese shooter, indica in modo generico tutti i giochi in cui la principale modalità di interazione è costituita dall’azione di sparare; un genere veramente ampio, dunque, che contiene al suo interno svariati sotto-generi, alcuni dei quali ulteriormente suddivisibili in sotto-categorie: esistono gli sparatutto in prima persona (FPS) e quelli in terza persona (TPS); quelli a scorrimento, che può essere orizzontale o verticale; poi, ancora molto molto altro. Allo stesso modo, il genere fantascienza conosce una quantità spropositata di declinazioni.

Una breve rassegna come quella che sto per proporvi non può porsi l’obiettivo di rappresentare tutte le infinite sfaccettature dei due generi, né tantomeno di collocarli su una scala qualitativa (per questo ho scelto l’ordine alfabetico, NdR), considerata la pressoché totale eterogeneità dei giochi e delle serie di cui mi occuperò. Ad ogni modo, ho cercato di raggiungere una certa varietà, in relazione sia alla componente ludica sparacchina, sia a quella estetica nei setting fantascientifici.

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Contra

Negli anni Ottanta il binomio sparatutto e fantascienza già non era una novità visto che Space Invaders risale al 1978, ma trovò nuova linfa vitale grazie ai run and gun, giochi classicamente a scorrimento – orizzontale, più raramente verticale – o, tuttalpiù, con visuale isometrica dall’alto, in cui, fondamentalmente, si va avanti, si salta e si spara.

Contra cala questa formula – nella sua declinazione più popolare: run and gun con scrolling orizzontale – in un setting fantascientifico distopico caratterizzato da una non originalissima minaccia aliena, con una timeline che spazia dal 2613 al 4444 d.C, ma in realtà tutti i gioch tranne Neo Contra si svolgono nel XXVII secolo. La serie classica è stata recentemente ripubblicata con il nome di Contra Anniversary Collection, che esclude solo Contra Force, il quale peraltro è slegato dalla saga, mettendo il giocatore contro dei terroristi e non degli alieni. Interessante notare la derivazione (mai ufficializzata, a dire il vero, però il brano finale della colonna sonora si intitola Sandinista…, NdR) del titolo dal nome dei gruppi armati antirivoluzionari del Nicaragua.

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I migliori sparatutto di fantascienza – Doom

Impossibile parlare di sparatutto fantascientifici senza menzionare Doom, vuoi perché ha consacrato il genere FPS – i cui esponenti nei primi anni Novanta erano spesso etichettati come “Doom-like” – vuoi perché in epoca moderna è tornato prepotentemente alla ribalta, con un nuovo ciclo superlativo. Vuoi perché sono un grande appassionato che non perde occasione per parlarne.

In continuità con Wolfenstein (su cui mi soffermerò dopo), Doom combina fantascienza ed esoterismo, ma lo fa proiettandosi nel futuro e non in un alternativo passato nazista. La saga inizia con il protagonista – il Doomguy, lontano successore di Blazkowicz, eroe di Wolfenstein – incarcerato in zona Marte per insubordinazione. In quel frangente la base viene attaccata dai mostri, che però non sono propriamente alieni, bensì demoni, teletrasportati direttamente dall’inferno. Il nuovo ciclo aggiunge un elemento mistico sviluppato in Ancient Gods, oltre a un gameplay in grado di rimanere fedele alle sue radici ma, allo stesso tempo, di risultare fresco.

Gears of War

Gears of War ha avuto almeno due grandi meriti: il primo è stato quello di promuovere Xbox 360, alla ricerca di un altro system seller come Halo; il secondo è stato quello di rendere popolare un sotto-genere degli sparatutto relativamente snobbato fino a quel tempo, gli sparatutto in terza persona. La formula di gioco messa a punto da Epic Games prevedeva alcune caratteristiche che per lungo tempo hanno costituito lo standard per gli sparatutto, anche in prima persona: innanzitutto, la rigenerazione automatica della salute (autohealing), non apprezzatissima presso gli hardcore gamer, ma, soprattutto, il cover system, che consente al giocatore di appiattirsi a un riparo e sparare in posizione relativamente coperta.

La serie – che ha vissuto il periodo di massimo splendore con la trilogia originale di Epic Games su Xbox 360, ma che prosegue con buoni episodi (ad opera di The Coalition) – è caratterizzata da un’ambientazione sci-fi piuttosto generica in salsa yankee: la Terra è stata invasa da orribili creature aliene chiamate Locuste, quindi serve una squadra di soldati armati di testosterone e cattive (si fa per dire, stanno comunque salvando l’umanità, NdR) intenzioni.

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I migliori sparatutto di fantascienza – Gunstar Heroes

Avrei potuto dedicare tutto l’articolo alla produzione di Treasure, che nei primi vent’anni di esistenza – prima di finire ahimè nel dimenticatoio – ha sfornato una vagonata di sparatutto sci-fi di qualità. Gunstar Heroes è il primo di questi: si tratta di uno dei migliori sparatutto a scorrimento orizzontale uscito originariamente su Mega Drive nel 1993. Attualmente potete reperirlo su Steam (alla modica somma di € 0,99) e su PlayStation 4, Xbox One e Switch all’interno della collezione Sega Mega Drive Classics.

Tra le fila di Treasure militavano Hideyuki Suganami e Mitsuru Yaida, che avevano lavorato su Contra III: The Alien Wars; non a caso, Gunstar Heroes è un run and gun, anche se non condivide le atmosfere cupe della serie di Konami, preferendo uno stile più scanzonato. Il proprium dell’opera di Treasure è dato dalle possibilità di personalizzazione delle modalità di sparo: ci sono quattro tipi di sparo, che si possono combinare a due a due.

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Half-Life

Half-Life non ha certo bisogno di presentazioni, essendo una delle più celebri serie di sparatutto di fantascienza di sempre, in grado di rivoluzionare il genere FPS dopo l’exploit avuto con Doom. La serie nasce nel 1998 e prosegue nel 2004 con Half-Life 2, altra pietra miliare del genere, nonché ultimo episodio principale ad oggi; cionondimeno, il gioco ha ricevuto due episodi sequel, con un Episode Three annunciato, che poi è divenuto uno dei più noti vaporware della decade scorsa. Il gioco più recente è Half-Life: Alyx, sparatutto VR che funge da midquel fra Half-Life e Half-Life 2.

Cosa rese grande la serie? La sua pressoché totale perfezione, viene da dire; inoltre, ha rappresentato il passo successivo nello sviluppo del genere FPS: se fino al 1998 si parlava tanto di Doom-like, negli anni a seguire si sarebbe dovuto parlare di Half-Life-like. Uno dei maggiori meriti è stato quello di dimostrare che il genere aveva anche delle potenzialità narrative, che a quell’epoca erano trascurate nella maggior parte dei giochi che non fossero RPG. Forse il next level sarà costituito da Half-Life 3, se mai uscirà: un primo progetto era in lavorazione fra 2013 e 2014, ma è stato cancellato, proprio come Episode Three qualche anno prima.

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I migliori sparatutto di fantascienza – Halo

Un’altra serie che non ha certo bisogno di presentazioni. Uscito nel 2001 (2002 in Europa) in contemporanea con la prima Xbox, Halo: Combat Evolved e fu il primo gioco di grande successo di Microsoft. Il sequel fu fondamentale per lo sviluppo del gioco online su console. La serie – dopo il passaggio di consegne da Bungie a 343 Industries – continua ad accompagnare tutte le macchine del colosso di Redmond e ora è giocabile interamente su Xbox One e Series e PC. Entro l’anno dovrebbe anche uscire Halo Infinite.

Gli Halo principali sono sparatutto in prima persona ambientati nel 26° secolo, quando una coalizione di alieni chiamati Covenant dichiara guerra all’umanità, considerata eretica. Per sconfiggere questo impero teocratico, assistito da divinità e tecnologie raffinatissime, servono gli Spartan, supersoldati utilizzati inizialmente per soffocare le rivolte nei pianeti coloniali. A guidarli c’è John-117, meglio conosciuto come Master Chief. Fra i migliori sparatutto di fantascienza di sempre, per qualità e quantità.

Ikaruga

Ikaruga è l’unico esponente del genere danmaku (noto in Occidente anche con l’eloquente nome di bullet hell) che ho inserito in questa rassegna. L’opera di Treasure – lo stesso studio dietro al già ricordato Gunstar Heroes – festeggerà proprio nel 2021 il suo ventesimo anniversario: uscì, infatti, nel 2001 nelle sale giochi giapponesi, per poi approdare su Dreamcast (2002) e GameCube (2003); se volete giocarci su delle macchine più moderne, lo potete trovare su Steam e sugli store digitali di PlayStation 4, Xbox 360 (quindi giocabile anche su Xbox One) e Nintendo Switch.

Ikaruga è il sequel spirituale di Radiant Silvergun, altro gioco consigliatissimo che potete trovare su Xbox Games Store: proprio come quest’ultimo, è uno sparatutto a scorrimento verticale pieno zeppo di nemici, ma, soprattutto, di proiettili di nemici. La grande novità rispetto a Radiant Silvergun è il cosiddetto polarity system, mutuato da Silhouette Mirage, altra opera di Treasure (ma di diverso genere): premendo un pulsante, l’astronave, cambia colore (bianco o nero) e assorbe i proiettili di quel colore, ma soccombe a quelli dell’altro colore. Uno dei cult game più idolatrati degli anni Duemila.

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I migliori sparatutto di fantascienza – Panzer Dragoon

Panzer Dragoon è, in questa rassegna, il primo esponente del sotto-genere dei rail shooter, detti in Italia sparatutto su rotaie: si caratterizzano per l’impossibilità di muovere il personaggio; il giocatore “si limita” a sparare a ciò che compare sullo schermo. La peculiarità di Panzer Dragoon è costituita dal fatto che il personaggio cavalca un drago e spara a 360 gradi: il giocatore non guarda solo davanti a sé, dovendo spostare la visuale anche ai lati e alle spalle, visto che i nemici arrivano da tutte le direzioni.

Anche sul piano della direzione artistica la serie di SEGA si discosta dalla media degli sparatutto, proponendo un affascinante setting post-apocalittico dalle tinte fantasy ben descritto dal nostro capo in sede di recensione del remake del capostipite della serie, che costituisce anche il gioco più facilmente reperibile allo stato attuale. È atteso anche il rifacimento di Panzer Dragoon II Zwei.

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Star Fox

Nintendo ha una sua vena sci-fi, chiaramente in stile Nintendo. Oltre a Metroid (che però non è uno sparatutto), impossibile non pensare a Star Fox, una serie che propone guerre stellari e furry fandom. Il protagonista è Fox McCloud, un volpacchiotto comandante della squadra Star Fox, impiegata per sventare varie minacce galattiche.

Sul piano ludico, Star Fox ha abbracciato una moltitudine di generi, sconfinando anche nell’action adventure in stile Zelda e nel tower defense. Il genere prevalente è quello degli sparatutto su rotaie, cui appartengono il capostipite della serie, Star Fox 64 (spesso ritenuto il miglior Star Fox mai creato) e il ben più recente Star Fox Zero, uscito sullo sfortunato Wii U. Curiosamente, anche un’altra serie sci-fi di Nintendo appartiene a questo genere di nicchia: si tratta di Sin & Punishment, ad opera, ancora una volta, di Treasure.

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I migliori sparatutto di fantascienza – Vanquish

Vanquish è uno dei giochi meno noti in questa rassegna, ma non per motivi di merito, dal momento che l’opera di PlatinumGames è forse il miglior sparatutto in terza persona della settima generazione. Fortunatamente è stato recentemente riproposto su PC, Xbox One e PlayStation 4 con un buon remaster, anche in accoppiata con Bayonetta, altro capolavoro del premiato studio giapponese.

Il gioco è opera di Shinji Mikami, che si era già affacciato al genere con P.N.03 (perla nascosta per GameCube) e Resident Evil 4, ma, rispetto a questi due, viaggia a una velocità incredibile, combinando la struttura del TPS à la Gears of War alla frenesia arcade. Il protagonista, il “generico” supersoldato americano Sam Gideon, è dotato di una tuta speciale che gli consente di boostare e slidare sul campo di battaglia e aumenta i suoi riflessi, ciò che si traduce sul piano ludico nel bullet time. Se vi ho intrippato con le mie lodi sperticate, vi invito a leggere un approfondimento del nostro Davide, su quello che è uno dei migliori sparatutto di fantascienza usciti negli ultimi vent’anni.

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Wolfenstein

Dulcis in fundo Wolfenstein, l’iniziatore (o quasi) del genere FPS, anche se la serie nacque negli anni Ottanta come maze game per cambiare formula a partire da Wolfenstein 3D nel 1992. Dopo molti anni di silenzi o giochi non all’altezza, la serie è stata affidata alle cure di MachineGames, che l’ha riportata in auge nella scorsa generazione.

Sul piano artistico, Wolfenstein, specialmente nel suo ciclo moderno, è l’unico esponente del retrofuturismo che ho potuto includere. Tutti gli episodi usciti fino ad ora sono ambientati nel XX secolo, ma si tratta di un XX secolo ricco di tecnologia avanguardistica di fattura nazionalsocialista: se Corrado Guzzanti immaginò i fascisti su Marte, MachineGames porta i nazisti addirittura su Venere! Tutti i moderni Wolfenstein offrono un setting piuttosto curato, con gustosi approfondimenti sulla lore, oltre a essere degli sparatutto che spaziano dal discreto all’ottimo.

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Scrivo di videogiochi (più o meno bene) dal 2008, dopo una decina abbondante di anni passati fra le pagine delle bellissime riviste cartacee, che purtroppo si sono perse con il tempo e con il progresso. Oltre ai videogame, sono anche un buon lettore, specialmente – per quanto attiene all'ambito nerd – di Dylan Dog. Nel bene e nel male.

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