Zerocalcare, il fumettista italiano più famoso del momento, dopo un lungo percorso nel mondo delle vignette -pubblicate sia nei libri che nel suo blog- sta per approdare su Netflix con Strappare Lungo i Bordi.

La storia di Zerocalcare

Non c’è bisogno di una data e di un luogo di nascita. Tutti possono conoscere facilmente la vita di Michele Rech, in arte Zerocalcare, personaggio emblematico dei nostri tempi e divertente interprete della nostra realtà. Il suo accento romano, il suo background tra centri sociali e l’ambiente punk, i “disegnetti”, la sua amata Rebibbia e la sua seconda lingua, il francese. Era il 2011, e usciva nelle librerie La Profezia dell’Armadillo, la sua prima opera –di grande successo- e dolceamara storia della morte di una sua amica d’infanzia. Prima di ciò, era un ragazzo che, rinunciando agli studi universitari, aveva fatto i lavori più disparati, come cronometrare le file all’aeroporto o tradurre Caccia e Pesca. Prima ancora, un bambino che aveva il sogno di fare il paleontologo, da grande.

Fa strano vedere all’inverso la sua storia, mettendo in evidenza, solo alla fine, da dove è partito. Eppure è così che è andata. Una storia come tante altre, che ha decisamente un happy ending fuori dal comune. Ma ciò non rende Zerocalcare meno umano e più supereroe o più lontano da noi, tutt’altro. Chi ha letto i fumetti sa benissimo come lui stesso descrive la sua vita. Una volta buttato sul divano la notte, insonne, a guardare la tv, in preda a più o meno pesanti crisi esistenziali. Un’altra volta è l’ultimo giorno utile per consegnare un lavoro, che sia una vignetta o un libro intero: lui si riduce all’ultimo momento, va di fretta, ha il panico addosso e si maledice per aver sottovalutato per l’ennesima volta il tempo che rimaneva alla consegna. È quasi scontato dire che chiunque, di questi tempi, può rispecchiarsi in queste situazioni.

Tutti i suoi libri e le sue raccolte sono molto autobiografici. Spesso -quasi sempre- la realtà si mischia con l’immaginazione tramite espedienti molto fantasiosi. Modi divertenti ed esplicativi per esprimere delle emozioni, delle sensazioni, dei ricordi. Un altro elemento che lo accomuna a tanti altri: una sorta di continuo film mentale, in cui anche il minimo dettaglio può risultare rilevante o anche disagiante, con cui bisogna relazionarsi, scatenando in noi ulteriori reazioni.

Zerocalcare e Armadillo

Zerocalcare è un ragazzo -ormai uomo- come noi, che è cresciuto con gli insegnamenti della cultura pop anni ’90, in particolare dei suoi amati Cavalieri dello Zodiaco, di cui tantissimi sono i riferimenti nelle sue storie, come di tanti altri personaggi, da Vandana Shiva a Ken il Guerriero. Gli innumerevoli -e, ormai, proverbiali- plum cake, i tantissimi film, i libri e chi più ne ha più ne metta a circondare la sua quotidianità, tra una consegna e l’altra. La sua crescita personale e sociale l’ha portato addirittura a Genova nel 2001: i fatti del G8 li riporta ancora a nei suoi fumetti, una ferita profonda che tutti noi portiamo nel cuore. Insomma, una vita, tutto sommato, densa, con pochi amici fidati. Ma, in realtà, non è mai solo: con lui c’è Armadillo.

Non è un modo di dire, è davvero un armadillo. Una sorta di amico immaginario che accompagna Zerocalcare per le strade di Rebibbia, il suo compagno d’insonnia, il suo rimprovero nei suoi ritardi, e, in generale, la sua rottura quotidiana. È il suo alter ego, perché, davanti al pericolo, si chiude in sé stesso, proprio come sente di fare Zero. Significativo che questo personaggio, nella serie, sia l’unico con una voce differente dagli altri personaggi, che sono doppiati tutti da Zerocalcare, ossia quella di Valerio Mastandrea. Non si può ben definire: come fosse la voce della sua coscienza, oppure quella della verità, di ciò che Michele pensa ma non ha il coraggio, la forza o la voglia di dire. Ma questo ci racconta molto di più su di lui, sulla sua dimensione più intima e nascosta. 

È proprio da quando “compare” Armadillo che Zerocalcare comincia a disegnare le sue storie. Ha sempre creato delle locandine per concerti punk e le manifestazioni più varie, ma, a un certo punto, ha deciso di dire di più su di sé. Pur essendo un tipo molto solitario, e sereno nell’esserlo, c’è stato un qualcosa che l’ha spinto a raccontarsi, a mettere nero su bianco ciò che viveva e vive ogni giorno. A dare una forma a ciò che lui aveva deciso di nascondere nel cuore, selezionando ciò che poteva essere raccontato e cosa no. E l’ha fatto in un modo tutto suo.

zerocalcare

Mostri individuali e collettivi

Sono ricorrenti nei suoi fumetti, oltre a tutte queste cose, anche delle altre figure particolari. Persone o animali che, con estrema facilità, con i loro interventi mettono in crisi la quasi tranquilla routine di Zerocalcare. Il vocabolo “mostri” non sarebbe una definizione così sbagliata in riferimento a questi personaggi. Mostri insidiosi, che terrorizzano, mostri che si nascondono, ma di cui noi sentiamo continuamente l’oppressione. Una paura, un senso di colpa, un rimpianto. Tutto ciò si materializza nelle sue vignette. E, quasi dispiace dirlo, è qui che si manifesta la più profonda empatia di Zero, il suo essere parte di questo mondo, la sua umanità.

Perché, alla fine, tutti noi abbiamo giornate no, momenti no, mesi no. C’è chi non ce la fa, chi ce l’ha fa ma con immensa fatica. La cosa brutta è che, molto spesso, ma davvero molto, non si riesce a dar forma ai propri mostri. E loro continuano a vivere in noi, crescono con noi, non riusciamo a liberarcene perché non sappiamo neanche come prenderli. Zerocalcare li disegna. Colpisce come dà forma ai mostri -come quello di Camille ne La Profezia dell’Armadillo- e come la dà ai personaggi positivi -la mamma è l’adorabile Lady Cocca di Robin Hood di Disney. È impressionante il suo modo di vedere all’interno, di scavare in profondità, e di saper definire un qualcosa di, spesso, indefinibile.

“Incontrando lettori di età e paesi diversi ho capito che il minimo comun denominatore è quello di stare un po’ ‘impicciati’, chi ha vissuto un senso di inadeguatezza a prescindere dall’ età o dall’estrazione sociale riesce a entrare in sintonia con ciò che racconto” spiega in un’intervista su Movieplayer. “Strappare lungo i bordi”, ad esempio, è quella leggerissima ansia che prende quando si sta strappando un foglio ed è necessario seguire le lineette per farlo. È sentirsi inetti per le cose più semplici. È avere paura di sbagliare, anche se l’errore è facilmente riparabile. Quanti provano la stessa tensione nel farlo? Forse tutti. E qualcuno aveva pensato di dargli un nome? Forse pochi.

Lui si definisce il primo fra gli “impicciati”, e non solo in questa intervista, ma in tutta la sua opera. Il suo vissuto l’ha portato ad essere quello che è oggi, ma ciò non vuol dire che sia stato tutto rose e fiori. E, soprattutto, non implica che lui sia stato in grado di affrontare tutto ciò che gli accadeva con estrema serenità, anzi. Nella sua vita, di traumi ne ha avuti, come anche dei bei momenti di profonda crescita personale. Il suo modo di raccontare tutto questo lo rende vicino a noi. Il suo essere così alla pari col mondo, la sua schiettezza, la sua condizione di persona che si è fatta da sola. Si potrebbe dire anche che, leggendolo, siamo noi a sentirci vicini a lui, come fossimo una grande collettività di “impicciati”.

Fin dagli esordi, questa è stata la caratteristica di Zerocalcare che ha colpito tutti. Il suo modo di raccontare i nostri mostri. Le paranoie, le angosce di ogni giorno, le lotte sociali come anche non sociali da cui molti distolgono lo sguardo -la questione curda in Kobane Calling, ad esempio. Tutto ciò rappresentato da qualche animaletto simpatico alla prima occhiata ma subdolo se lo si conosce meglio. Quanti di noi, alla fine, nascondono gli “scheletri nell’armadio”? Risposta esatta: tutti. Anche Zerocalcare, evidentemente. Ma li esorcizza coi disegnetti, che sono alla portata di tutti noi, in cui tutti possiamo rispecchiarci e sentirci meno soli.

Questo discorso vale anche per chi non ha mai letto Zerocalcare. In tal caso, bisogna recuperare –qui alcuni consigli. Tanto già lo conosciamo tutti: con Rebibbia Quarantine, durante il lockdown, ci ha già allietato e tenuto compagnia nel periodo più buio degli ultimi decenni. E ora, su Netflix, il tanto odiato colosso, questo succederà di nuovo con Strappare lungo i bordi. Magari per sentirci compatiti nei prossimi periodi bui della nostra vita.

Sono romana “de Roma”, nata nel 1995. Dopo un (noioso) percorso scientifico al liceo, mi sono laureata in Letteratura Musica e Spettacolo alla Sapienza. Amo il cinema e amo scrivere: due attività che, messe insieme, possono dare tanti frutti.