Paper Beast potrebbe essere il “non-gioco” che fa per voi, a patto che siate preparati ad un prodotto assolutamente particolare

Se il nome di Eric Chahi non vi dice niente, probabilmente siete sul sito sbagliato, o comunque avete sicuramente bisogno di qualche ripetizione videoludica, ma se invece avete sentito un tremito nella Forza solamente a leggere il suo nome, saprete ovviamente che si tratta dell’autore di Another World, un titolo che ha rivoluzionato il mondo dei videogiochi come li conosciamo adesso: logico dunque che steste aspettando con ansia questo Paper Beast, primo gioco del suo nuovo studio, una particolarissima opera in realtà virtuale.

 

 

E l’attesa è in effetti stata ripagata, perlomeno a seconda dei vostri gusti in fatto di videogiochi: Paper Beast fa infatti parte di quella categoria di giochi-non giochi, che generalmente o li si ama o li si odia. Titoli come Journey, Flower e compagnia cantante, da molti ritenuti capolavori assoluti e in grado di elevare il medium ben oltre la categoria di “gioco”, e da molti altri criticati proprio perché l’aspetto ludico ed il gameplay sono assolutamente in secondo piano.

Paper Beast è esattamente così: ti teletrasporta in un mondo la cui atmosfera è assolutamente magica, a tratti rilassantissima, a volte decisamente più inquietante, a partire già dai primi fotogrammi in cui ci si ritrova in una specie di deserto, in compagnia di uno stereo che suona canzoni punk-rock giapponesi al cospetto di una gigantesca creatura di carta.

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Paper Beast: è tutto nel nome

Le Paper Beast, appunto, sono una sorta di origami viventi che ci accompagnano nel corso del gioco, e sarà nostro compito seguirle aprirgli il cammino e difenderle da altre oscure creature. È possibile interagire con loro, dato che alcune di esse ci serviranno per la risoluzione di enigmi: una delle simpatiche bestiole che incontreremo, infatti, è una sorta di corda con due bocche alle due estremità, una in grado di aspirare acqua, sabbia, o qualsiasi sia il terreno su cui la posizionate, per poi espellerlo dall’altra parte. In quel caso dovremo dunque piazzare l’estremità “aspirante” su una duna che ci blocca il cammino, ad esempio, e aspettare che la creatura faccia il suo lavoro e ci liberi la strada. Se volete è possibile anche semplicemente scaraventarle in aria for the lolz, nessuno vi giudicherà.

Per il resto, se siete tra i quattro milioni di persone che hanno acquistato un visore PlayStation VR, probabilmente vi troverete da subito abbastanza a vostro agio con il gioco, che per quanto particolare ha una struttura semplicissima e comandi già visti in diversi altri puzzle game.

Con il grilletto del PlayStation Move o del vostro joypad, vi teletrasportate da un punto all’altro del mondo di gioco (ove possibile, naturalmente), e vi orientate con il movimento della testa. Premendo la X interagite con gli animali e con alcuni oggetti. That’s it.

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Another World per davvero

Non ho intenzione di tediarvi particolarmente con parole tipo “esperienza”, dato che potete leggere in qualunque altra recensione in giro per la rete che Paper Beast “più che un gioco è un’esperienza”, perché se siete arrivati a leggere fin qui e avete capito la premessa che ho fatto parlando di Journey, Flower, et similia, probabilmente vi sarete già fatti un’idea del prodotto al quale ci troviamo di fronte. Quello che voglio e che posso dirvi è che Paper Beast è un gioco che si finisce in una sessione, e non soltanto perché sia tutto sommato abbastanza breve, ma perché è capace di tenerti attaccato al visore per ore dandoti l’idea che sia passato pochissimo tempo.

Questo per diversi motivi, ma il principale è sicuramente il fatto che si tratti di un titolo assolutamente rilassante, sia per quanto riguarda l’atmosfera, sia per la scelta dei colori, ad esempio. La fotografia è assolutamente magistrale, e si ha la sensazione davvero di trovarsi in… another world. Ma la grafica non è affatto il punto di forza del gioco, che anzi, in molti casi sembra spigolosa e poco dettagliata. Paper Beasts è invece molto più immersivo dal punto di vista del sonoro, quello sì, davvero particolarmente curato.

I suoni e gli effetti ambientali sono molto realistici, e si riesce a passare dall’assoluto relax del sibilo del vento o dal movimento dell’acqua mentre si è in totale solitudine, alla tensione dei “nemici” che si avventano sui poveri animaletti cartacei bianchi inermi.

Se poi l’ambientazione dovesse colpirvi così tanto da mettere da parte del tutto l’elemento ludico, è addirittura possibile semplicemente godersi il mondo di gioco con la modalità sandbox.

 

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Insomma il giudizio finale di Paper Beasts dipende anche dalla vostra propensione a provare un titolo del genere.

Non si tratta di un gioco particolarmente longevo, dato che è possibile come dicevo prima, completarlo anche in una sola lunga sessione di gioco, e che tuttavia non stancherà occhi e mente come può farlo un “classico” gioco su PlayStation VR.

Non si tratta di un gioco particolarmente difficile, dato che il gameplay è assolutamente basilare e gli enigmi che ci ritroviamo ad affrontare sono tutti abbastanza intuitivi o comunque non troppo proibitivi.

E come avrete capito non si tratta nemmeno di un gioco nel senso classico del termine, ma di un’opera che fa della direzione artistica particolarmente indovinata il suo punto di forza.

Ci sono tanti motivi per dare una chance a Paper Beasts: la curiosità nei confronti del nuovo progetto di Eric Chahi sarebbe già di per sé sufficiente per inforcare il visore ed immergersi nel fantastico mondo di gioco.

Ma se siete legati a un concetto di intrattenimento videoludico un po’ più tradizionale, c’è il rischio di rimanere a bocca asciutta.

Gabriele Atero Di Biase
Diplomato al liceo classico e all'istituto alberghiero, giusto per non farsi mancare niente, Gabriele gioca ai videogiochi da quando Pac-Man era ancora single, e inizia a scriverne poco dopo. Si muove perfettamente a suo agio, nonostante l'imponente mole, anche in campi come serie TV, cinema, libri e musica, e collabora con importanti siti del settore. Mangia schifezze che lo fanno ingrassare, odia il caldo, ama girare per centri commerciali, secondo alcuni è in realtà il mostro di Stranger Things. Lui non conferma né smentisce. Ha un'inspiegabile simpatia per la Sampdoria.