Hormonix torna con Fuser nuovo gioco musicale a base di mashup e interazioni sociali. Ma sarà abbastanza?

Di primo acchito, descrivere Fuser è molto più difficile di quanto si pensi. Ho approcciato il nuovo titolo di Harmonix, studio veterano nell’ambito dei giochi musicali e inventore del fenomeno culturale chiamato Guitar Hero, consapevole di dover mettere alla prova le mie abilità: il tempismo, la coordinazione delle dita e tutto il resto. È invece bastata qualche ora non solo per essere parzialmente smentito, ma anche per essere inghiottito in un titolo tanto intuitivo quanto governato da meccaniche complesse, dove la creatività individuale ha libero sfogo come mai avvenuto su un rhythm game.

In Fuser, vestiamo i panni di un DJ pronto a tutto per diventare il re dei festival musicali del mondo, per capirci eventi come il Tomorrowland, Ultra Music Festival e Coachella. Affiancati dal così detto resident DJ, verremo guidati nell’arte della manipolazione sonora partendo dalle basi del mestiere fino a diventare dei re della consolle. La campagna si articola attraverso 6 palchi ed altrettanti slot di esibizione, dal set di inizio festival fino ad arrivare al posto da headliner ma, a conti fatti rappresenta un enorme tutorial per imparare a conoscere ed utilizzare quello che è a tutti gli effetti un tool di missaggio musicale divertente e profondo.

All’avvio di una partita, ci troveremo davanti ad una console vuota con quattro lettori: ognuno di essi può ospitare una traccia, ma non un disco. Di fatto, ogni traccia corrisponde ad un determinato strumento della canzone, come la batteria, chitarra, voce e via dicendo. Ad ogni traccia è associato un tasto del lato destro del pad ed un puntatore da muovere con lo stick sinistro per effettuare tutte le selezioni del caso. In alto, abbiamo i nostri dischi da cui prendere le tracce e da lì inizia il lavoro di costruzione del nostro set. Partiamo ad esempio dalla batteria di Blinding Lights dei The Weeknd per cominciare a dare corpo alla sezione ritmica e, per restare coerenti con il sound anni ’80, facciamo partire il basso sincopato di Don’t Start Now di Dua Lipa.

La testa comincia a muoversi a tempo in maniera naturale, mentre il pubblico sotto di noi inizia a urlare e ballare. Continuiamo a cavalcare l’onda e aggiungiamo una traccia extra, ad esempio la chitarra sintetizzata di Hot Stuff della divina Donna Summer, un riff sempreverde che arricchisce il beat senza snaturarlo. Ci siamo, va tutto a gonfie vele, forse anche troppo: ci vorrebbe qualcosa che spiazzi e che ci permetta di muoversi verso nuove strade sonore, una traccia vocale d’impatto, inaspettata. Ed ecco che tra i dischi spuntano fuori i Rage Against The Machine e in levare ecco che dalle casse esce a tutto volume l’urlo rabbioso di Zach De La Rocha in Killing in The Name Of. Ottimo, il pubblico del pit è in visibilio, ma non basterà a lungo, abbiamo ancora 8 barre e tocca continuare farli ballare.

Fuser

Quello che vi ho raccontato è però una briciola rispetto a ciò che Harmonix ha da offrire: palco dopo palco, Fuser permette al giocatore di imparare a controllare la consolle nel migliore dei modi, approfondendo la gestione del mix inserendo tracce in battere o in levare al momento giusto, fino ad arrivare alla programmazione di loop di strumenti, filtri audio e tanto, tanto e tanto altro. Durante i set sono presenti anche piccoli elementi di gameplay puro, ad esempio missioni bonus come l’inserimento di determinate tracce o l’esecuzione di alcune azioni specifiche, oltre alle richieste del pubblico generalmente odiatissime dai DJ di tutto il mondo ma che garantiscono un bonus di punti.

Punti che serviranno alla valutazione del nostro set e allo sblocco di elementi perlopiù estetici per il nostro avatar e per il nostro stage, come fuochi d’artificio e video psichedelici, ma soprattutto nuove tracce con cui sperimentare. Tutte cose che, però, si rivelano un mero contorno rispetto alla potenza che risiede nell’editor di esibizione, che può rivaleggiare anche con tool professionali e richiama alla memoria esperimenti di epoche passate come la serie Music sulla prima PlayStation, pur rimanendo entro i  confini dei mashup.

Featuring e interazioni come se piovesse!

Nonostante non serva un gran numero di ore per il suo completamento, la campagna risulta quindi un po’ fine a se stessa, soprattutto perché è necessario completarla nella sua interezza per poter mettere le mani su tutte le strumentazioni e le tracce disponibili e iniziare a scatenare sul serio la creatività nel freestyle o nelle diverse interazioni social del gioco. L’esperienza di Fuser non può infatti fermarsi al solo piacere personale, bensì offre ai giocatori di poter battagliare a suon di dischi e partecipare a diverse sfide sociali per mostrare il proprio talento oppure imparare qualche trucco di mixing utile da padroneggiare.

Durante le Battaglie, per esempio, siamo chiamati a sfidare DJ da tutto il mondo cercando di suonare il nostro miglior mix in base alle richieste del pubblico e a ciò che suona il nostro avversario. In base al tempismo e alla forza della nostra traccia possiamo infatti bloccare la consolle avversaria o mandarla in tilt, finché il pubblico dell’altro giocatore non sarà abbastanza deluso da decretarci vincitori. Sarò onesto, ho trovato questa modalità particolarmente confusionaria e poco intrigante, sia per un gameplay che non mi ha convinto appieno sia perché durante le mie sessioni di gioco raramente ho trovato avversari nonostante il gioco supporti anche il cross-platform. Tutt’altra storia sono invece le modalità cooperative, che permettono di fare esibizioni condivise con altri giocatori e di partecipare anche a sfide dedicate dove si può inviare un mix in base al tema, per poi essere valutate dalla community e ottenere oggetti esclusivi.

Fuser

Fuser è sostanzialmente un titolo prettamente musicale nel senso più compositivo del termine che appassionerà gli amanti della musica, ma anche un prodotto che può incuriosire le masse grazie anche ad una tracklist piuttosto bilanciata con brani che spaziano dalla dance al country, con un’attenzione mirata a tormentoni trendy tanto su MTV (quella di una volta, s’intende) quanto su Tik Tok. Personalmente avrei privilegiato l’inserimento di tracce spiccatamente elettroniche e prendendo in considerazione qualche sottogenere più vicino alle sonorità dei festival, ma del resto sono già presenti sullo store brani aggiuntivi, acquistabili a 1,99€, nonché pass stagionali a prezzi un po’ meno digeribili come il 2020 Backstage Pass a 49,99€ nel caso in cui le 75 canzoni base non risultino abbastanza.

Il successo del titolo è però nelle mani della community e del suo impegno nel rendere il titolo vivo, sperando con tutto il cuore che Fuser possa rappresentare la resurrezione di un genere purtroppo messo in ombra dopo la saturazione del mercato degli anni passati e l’ingiusto flop del bellissimo Guitar Hero Live

Francesco Paternesi
Pur essendo del 1988, Francesco non ha ricordi della sua vita prima del ’94, anno in cui gli regalarono un NES: da quel giorno i videogiochi sono stati quasi la sua linfa vitale e, crescendo con loro, li vede come il fratello maggiore che non ha mai avuto. Quando non gioca suona il basso elettrico oppure sbraita nel traffico di Roma. Occasionalmente svolge anche quello che le persone a lui non affini chiamano “un lavoro vero”.