Asterix e Obelix, la perfetta caricatura del frances… Del Gallo medio

Per Toutatis!”; “L’unica cosa di cui abbiamo paura noi Galli è che il cielo ci cada sulla testa!“; “Io non posso berla, perché ci sono caduto dentro da piccolo!“; “In realtà non serve, ma è per darle sapore!“; “Andiamo a caccia di cinghiali, Asterix?“; “Sono Pazzi Questi Romani!” e così via. Potremmo continuare all’infinito snocciolandovi a memoria non so quante citazioni iconiche della coppia di Galli più famosi delle bande dessinée: Asterix e Obelix. E scommetto che anche voi potreste farlo, ad occhi chiusi.

In fondo, che sia per i film di animazione campioni d’incassi, per le pellicole in live action con protagonista Gerard Depardieu, o per la serie a fumetti che va avanti da 60 anni, tutti abbiamo sentito parlare degli “irriducibili Galli” che fieramente si oppongono all’invasione di Cesare. E anche se le loro avventure colpiscono un po’ il nostro amor patrio, pure noi italiani li amiamo profondamente. Come sarebbe impossibile non farlo, in fondo?

Asterix

“Nel 50 avanti Cristo tutta la Gallia è occupata dai Romani… Tutta? No! Un villaggio dell’Armorica, abitato da irriducibili Galli resiste ancora e sempre all’invasore. E la vita non è facile per le guarnigioni legionarie romane negli accampamenti fortificati di Babaorum, Aquarium, Laudanum e Petibonum…”

Se avete mai preso tra le mani un albo di Asterix, questa celebre frase di apertura (magari con tanto di cartina sottoposta ad una lente d’ingrandimento) vi è familiare. Sono anche le parole che riempiono le didascalie della prima, indimenticabile tavola della serie, apparsa sul numero  zero della rivista Pilote uscito il 1 giugno 1959. E, seppur embrionali, le caratteristiche portanti della saga erano già presenti: l’umorismo colto, capace di giocare con citazioni finissime e diversi livelli di lettura, l’ambientazione antica, i cinghiali e la forte impronta caricaturale che voleva mettere alla berlina, fin da subito, la società francese del periodo. Siamo infatti alla fine degli anni ’50 quando Asterix e Obelix esordiscono: Charles de Gaulle è stato appena eletto Presidente, la Francia sta per inaugurare la Quinta Repubblica e si sta facendo largo quello spirito nazionalista che avrebbe ostacolato la strada all’instaurazione della Comunità Europea, l’antenata della UE. E Asterix, ovviamente, non poteva non dire la sua, facendosi portavoce della visione di René Goscinny e Albert Uderzo. Quale? Lo sberleffo, sempre e comunque, di qualunque forma di stupidità, prepotenza e cupidigia. Del resto, è per questo che lo hanno creato.

Goscinny e Uderzo, sbeffeggiare con stile

Se credete, magari con gli occhi coperti da un italico prosciutto, che Asterix sia nato come strumento di rivalsa “patriottica” da parte dei francesi per prendere i giro gli italiani e i loro gloriosi antenati (i Romani), allora non avete capito niente. Anzi, sì. Avete capito tutto, ma con una differenza sostanziale: Asterix, Obelix, Panoramix, Idefix e compagni sfottono anche gli Iberici, gli Elvezi, i Britanni, i Greci, i Belgi e persino i Galli stessi. Sono campioni dell’umorismo a tutto tondo, non si fanno certo fermare da confini territoriali o muri che dir si voglia.

E perché avrebbero dovuto, in fondo? René Goscinny e Albert Uderzo non sono mai stati troppo influenzati dalle suggestioni scioviniste che hanno caratterizzato i decenni immediatamente precedenti e successivi alla Seconda Guerra Mondiale, anche grazie alle loro particolari origini. Erano entrambi figli di emigranti: Goscinny era nato da una coppia di origine polacca, mentre Uderzo (qui sì che dovremmo gonfiare il petto) era il terzo maschio di una famiglia proveniente dall’Italia. Entrambi, dunque, possedevano quella prospettiva tipica delle seconde generazioni che gli permetteva di guardare da dentro e, soprattutto, da fuori alle faccende francesi. In particolare Goscinny, che da bambino aveva vissuto a cavallo tra la Francia e Buenos Aires, dove lavorava il padre in qualità di ingegnere chimico, finché alla morte di quest’ultimo non si era trasferito a New York per alloggiare presso uno zio. E , una volta conclusa la guerra, era tornato in Europa, là dove fece l’incontro destinato a cambiare per sempre la sua vita.

Goscinny Uderzo Asterix

Goscinny e Uderzo, infatti, nel 1951 sono entrambi impiegati in Belgio, nello stesso palazzo, anche se ancora non lo sanno. La Word Press e la International Press sono due agenzie stampa che condividono i locali e gli autori, data l’amicizia che lega i loro fondatori. Ed è proprio facendo spola tra un ufficio e l’altro che Uderzo, all’epoca illustratore per la Word Press, conosce il tuttofare di entrambe le ditte: un giovane francese appena tornato dall’America di nome René Goscinny.

Ambizioso, sorridente (al pari Stan Lee), colto e dalla battuta pronta, Goscinny è un autore in rampa di lancio col sogno di diventare umorista. Ai tempi, è cronicamente precario e sbarca il lunario tramite lavoretti, mentre sottobanco prepara il suo grande ingresso nel mondo del fumetto. Il Belgio, per lui, è la terra promessa perché è qui che nei primi anni ’50 sta germogliando il futuro delle bande dessinée grazie a personaggi dal calibro di Tintin e Lucky Luke. Ed è proprio grazie al celebre pistolero che Goscinny ottiene la sua chance: alcuni soggetti, presentati per pura cortesia professionale, impressionano Morris (pseudonimo per Maurice de Bévère) l’autore della serie, che decide di ingaggiarlo come sceneggiatore. Renè non si lascia sfuggire l’occasione e rivoluziona, di fatto, l’epopea di Lucky Luke, trasformandola in una brillante caricatura del genere Western, forse la migliore mai fatta.

Questo successo, insieme a quello della pubblicazione della sua prima creazione originale (Dick Dicks), permettono allo scrittore di essere assunto dalla Word Press, stavolta con un contratto da creativo e, soprattutto, con una scrivania in redazione, proprio accanto a quella di … Uderzo! Trovatisi fianco a fianco, esattamente come Asterix e Obelix, i due diventeranno amici inseparabili e daranno vita a tante collaborazioni destinate a lasciare una vasta eco nella cultura del periodo. Collaborazioni come le serie Jehan Pistolet, Benjamin e Benjamine, Luc Junior, oltre che rubriche, racconti, storie illustrate: i due mettono mano a praticamente qualunque cosa, confermando a più ripresi una sintonia degna delle grandi coppie del fumetto come Gianluigi Bonelli e Galep, Tiziano Sclavi e Angelo Stano, Jerry Siegel e Joe Shuster, Stan Lee e Jack Kirby. Paragoni tutt’altro che peregrini, anche perché da lì a poco verrà il tempo di Asterix e Obelix e dell’irriducibile villaggio dell’Armorica destinato a fare la storia del fumetto al pari di Tex, Dylan Dog, Superman e Spider-Man.

Goscinny Uderzo Asterix

Goscinny e Uderzo adoravano ritrarsi in Asterix

Prima, tuttavia, Goscinny e Uderzo devono confrontarsi con gli indiani. Nel dettaglio, gli indiani d’America: nel 1958 viene pubblicato, sulle pagine de Le journal de Tintin, Umpa-Pah. Si tratta di un fumetto con protagonista un giovane pellerossa che, aiutato dall’ufficiale francese Hubert de la Pâte Feuilleté, nell’America del diciottesimo secolo protegge il suo villaggio degli Shavanshavas dalla minaccia dei coloni. La serie, nonostante l’incipit avventuroso, sfocia subito nell’umorismo a tutto tondo tipico dei suoi creatori e, di fatto, può essere considerato il precedessore di Asterix e Obelix, non solo per la trama.

Eppure, Umpa-Pah all’inizio non ha molta fortuna. Era infatti stata ideata per la prima volta nel 1951, nell’ottica di un pubblicazione statunitense da parte di Word Press, ma non aveva avuto il successo sperato ed era stata accantonata. Goscinny e Uderzo la riesumano dunque sette anni dopo, tuttavia si tratta di una pubblicazione diversissima rispetto all’originale, sia nel disegno che nei contenuti, anche a causa della crescita d’intesa e artistica dei due autori. Però, anche stavolta la gloria dura poco: Umpa-Pah viene pubblicato per soli 5 episodi. Le ragioni di questo brusco cambio di rotta, nonostante il clamore iniziale, sono molteplici. Goscinny e Uderzo avrebbero infatti ricevuto un’accoglienza freddina da parte del pubblico, mentre invece la critica aveva dimostrato di apprezzare molto l’indiano della premiata ditta. Inoltre, poco tempo dopo, un’insperata opportunità avrebbe convinto i due a dedicare anima e corpo ad un nuovo progetto.

Asterix: la parodia della Storia

Nel 1959 viene appunto fondata Pilote, una delle più celebri riviste per adolescenti francesi di sempre. A gestire il tutto viene chiamato il fior fiore dei creativi del periodo, tra cui gli stessi René Goscinny e Albert Uderzo. Spronati da questo compito, secondo la leggenda i due si rinchiudono per giorni nella casa di Uderzo a Bobigny, allo scopo di ideare una serie a fumetti da pubblicare, a periodicità fissa, sulle pagine del nascente periodico. Tra i vari spunti, ce n’è uno che li stuzzica particolarmente: l’adattamento del Romanzo di Renart, una raccolta di racconti di matrice francese, realizzata nel Medioevo e con al centro le vicende di animali antropomorfi. Purtroppo, scoprono in seguito che un’operazione del genere è già stata fatta. Tuttavia, l’intenzione di attingere al folklore francese rimane e allora Goscinny e Uderzo si chiedono quale possa essere l’epoca più significativa della storia della Francia. In un primo momento, pensano alla preistoria, ma la mancanza di materiale su cui documentarsi renderebbe difficile trovare degli spunti, sia per il testo che per il disegno. Ed allora che si fa largo l’intuizione di una serie ambientata negli anni precedenti a Cristo, con al centro i Galli.

Asterix e Obelix

La prospettiva è molto ghiotta, per diversi motivi. È un periodo storico di cui si sa pochissimo, per cui non ci sarebbe bisogno di un’aderenza eccessiva alla realtà dei fatti, senza contare poi l’aspetto “patriottico”. I Galli, infatti, sono da tempi non sospetti delle icone della cultura francese, un simbolo dello spirito transalpino rinnovato negli anni della prima e della seconda Guerra Mondiale, per poi diventare un’emblema durante la Resistenza. Nel 1959, come detto, il trionfo politico di De Gaulle riaccende questi sentimenti, visto che De Gaulle era stato uno dei protagonisti della Liberazione e della riscossa che aveva cacciato i tedeschi dalla Francia.

Per Goscinny e Uderzo, fare un fumetto umoristico con al centro i Galli è l’arma perfetta per mostrare la loro visione difrancesità“. L’intuizione poi di farne un manipolo di irriducibili che si oppone ad un’invasione straniera non può evitare di richiamare subito le suggestioni dell’occupazione Nazista, ancora vive nella memoria collettiva. Inoltre, questi Galli hanno anche dei “superpoteri“. Non come quelli dei supereroi con superproblemi targati Marvel, ovviamente, ma neanche la superforza garantita dalla pozione magica di Panoramix: il loro potere è l’astuzia e viene simboleggiato da Asterix, che risolve spesso i problemi col suo cervello invece che grazie alla bevanda del druido. L’astuzia è forse la più nota qualità francese, ben incarnata nei secoli da figure storiche come Luigi XIV, Napoleone, Carlo Magno o il Conte di Montecristo e l’Aramis dei Tre Moschettieri. Asterix è una sorta di moderno Davide che, tramite la strategia, sconfigge e ridicolizza i Golia più potenti di lui, come Cesare. Ed è forse attraverso di lui che, più di tutti, si intuisce la visione di “francesità” di Goscinny e Uderzo.

Asterix

Una visione che tuttavia non vuole essere solo elogiativa e orgogliosa, ma pure onesta, spontanea e parodistica. Infatti, di Asterix, Obelix, Panoramix, Idefix e Abraracourcix, i due autori non ci mostrano solo le innegabili doti bensì anche le contraddizioni che, di riflesso, diventano quelle dell’intera società francese del periodo. I Galli sono litigiosi, buffi, attaccabrighe e un po’ terra-terra, però sono anche forti, coraggiosi, onesti e sempre pronti ad aiutare chi è in difficoltà. Metterli alla berlina vuol dire, quasi sempre, mostrare anche le rispettive qualità. Ed è senza dubbio curioso che questo ritratto, capace di conquistare i francesi e il mondo intero, sia stato dato da due francesi di seconda generazione, un ritratto che molti hanno un po’ troppo mitizzato ignorando le sue sfumature ironiche.

Del resto, qualunque lettore appassionato sa che non si può certo accusare Asterix di patriottismo. Semmai, come abbiamo detto, lo è nel senso che offre una figura sincera sia delle virtù che dei difetti. Del resto, questo stratagemma viene usato con grande acume all’interno della serie, non solo per i Galli. Dei Romani, infatti (così come delle altre popolazioni) ci vengono mostrate le nobiltà e le stupidità, da una parte con l’intento di riderne e dall’altra cercando di comprenderle fino in fondo, con un occhio rivolto al presente. Stesso discorso dei Belgi, dei Britanni, dei Goti, degli Iberici, degli Elvezi, dei Normanni e addirittura degli abitanti dell’Asia e dell’America, a cui non a caso vengono dedicati alcuni dei più memorabili albi della serie (oltre a qualche film). Parodiando la Storia, quella che vedeva protagonisti Giulio Cesare e le sue conquiste, Goscinny e Uderzo ne approfittano per tratteggiare un riflesso dissacrante e sincero della contemporaneità, trovando il filo che lega passato e futuro. Ci fanno ridere e ci fanno riflettere su quello che circonda. In fondo, qualunque fosse il segreto della pozione magica dell’umorismo, lo avevano trovato Goscinny e Uderzo.

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