A un primo sguardo, non c’è niente di più lontano dalla scienza dell’Incanto del fantasy, giusto?

Con i suoi mondi pseudo-medievali, gli stregoni, gli elfi, i cavalieri e i draghi, questo genere letterario, che affonda le sue radici nel mito con avi illustri come L’epopea di Gilgamesh e il celtico Mabinogion, è considerato dalla maggior parte della critica una letteratura di evasione che si basa sulla fantasia e sui voli pindarici dell’immaginazione per regalare al lettore un’esperienza totalmente sconnessa dal mondo reale.

Non era di questo avviso Tolkien, uno che di tecnologia elfica ne ha usata parecchia e che ha sempre sottolineato la differenza tra l’evasione del prigioniero e la fuga del disertore, attingendo a piene mani, per il suo capolavoro, alle dinamiche politiche e sociali della sua epoca, e non è di questo avviso neanche il biologo e giornalista scientifico Michele Bellone, che nel suo Incanto – storie di draghi, stregoni e scienziati, pubblicato da Codice Edizioni, ci accompagna alla scoperta della scienza nascosta nel fantastico.

Michele Bellone

Dire di un saggio che si legge come un romanzo è un cliché punibile dalla corte dei recensori con la lettura della bibliografia completa di Roberto Giacobbo, perciò ci limiteremo a dire che Incanto è un’opera scritta bene e impaginata meglio, in cui le illustrazioni di Elisa Seitzinger non si limitano ad abbellire il testo, ma lo trasformano in un prezioso manuale da tirare giù dallo scaffale di tanto in tanto, per rinfrescare qualche nozione.

Sì, perché i dieci capitoli di Incanto, ognuno dedicato da Michele Bellone a un tema in particolare, dalla storia naturale dei draghi all’importanza dei metalli nella letteratura fantastica, sono pieni di spunti di riflessione, informazioni, e consigli di lettura.

Che voi siate appassionati di fantasy, o che la vostra preferenza vada in genere alla fantascienza, al weird, o ai romanzi vittoriani, ci sono buone possibilità che uno dei titoli citati da Michele Bellone in Incanto sia quello che fa per voi.

Per darvi un assaggio di ciò che potrete trovare tra le pagine di Incanto, e perché i consigli di lettura non sono mai troppi, abbiamo chiesto a Michele di partire dal nostro capitolo preferito, quello sulla tecnomagia, per suggerisci qualche titolo che approfondisca il rapporto tra questi due mondi apparentemente distanti.

Ecco i romanzi scelti da Michele Bellone per noi:

Anonima Stregoni, Robert Heinlein

Immaginate gli Stati Uniti degli anni Quaranta dove cerchi di protezione, evocazioni di elementali, bambole vudù e incantesimi vari sono diffusi quanto macchine e telefoni. Il protagonista di questa novella si ritrova ad avere a che fare con una compagnia che sta cercando di imporre un monopolio sull’uso della magia e, per contrastarla, lui e i suoi alleati dovranno far ricorso a trucchi arcani di ogni tipo. Per i vari personaggi la magia è un elemento quotidiano, mentre per il lettore è un qualcosa di occulto e misterioso. La bravura di Heinlein sta proprio nel giocare su questo dualismo, sfruttandolo per fare una satira efficace senza mai esagerare con l’assurdo, e nel rendere estremamente credibile la sua tecnomagia.
Delizioso.

A Land Fit for Heroes, Richard K. Morgan

L’autore di Altered Carbon ha scritto una trilogia fantasy i cui primi due volumi erano stati pubblicati nel 2012 e nel 2013 dalla Gargoyle con i titoli Sopravvissuti ed Esclusi, per poi sparire dai radar nostrani. Ora la serie è in procinto di tornare per Mondadori, ed è un gran bene, perché A Land Fit for Heroes è un’ottima lettura. D’accordo, siamo sempre dalle parti di quel fantasy cupo e violento che ora va per la maggiore e che secondo me comincia a mostrare la corda, ma Morgan ci sa fare con la penna in mano e il suo trio di protagonisti, soprattutto il cinico antieroe omosessuale Ringil Eskiath, sono davvero notevoli.
Perché è in questa lista? Perché Morgan gioca molto bene sull’ambigua natura della magia del suo mondo, che può essere vista come una forza mistica come in tanti classici fantasy, ma può anche essere una perfetta espressione della Legge di Clarke, ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia, con addirittura alcune allusioni ai personaggi della saga cyberpunk dell’autore.
Tenebroso.

Incanto

Three parts dead, Max Gladstone

Primo romanzo della Craft sequence, al momento ancora non tradotta in italiano, Three parts dead è ambientato nella città di Alt Coulumb, una metropoli di circa quattro milioni di abitanti con treni, grattacieli di vetro nero, quartieri gentrificati, campus universitari e night club. Ad alimentare la sua tecnologia, ben più avanzata di quella del vostro classico mondo fantasy, c’è il potere di un dio del fuoco che ha stretto un patto con i suoi fedeli fornendo loro energia e calore in cambio di venerazione. Il tutto regolato da complessi contratti legali e mediato da una casta di tecnopreti che fumano sigarette una in fila all’altra senza ammalarsi, grazie all’intercessione del dio. E se tutto questo non vi basta, sappiate che l’economia e la burocrazia sono incentrate sulla negromanzia. Vi sembra folle? Lo è, ma Gladstone riesce a farlo sembrare naturale, e a far funzionare il tutto con una bella trama e bei personaggi.
Creativo.

La figlia del drago di ferro, Michael Swanwick

Adoro Michael Swanwick. Mi piace come scrive, mi piacciono le sue idee, mi piace come costruisce i personaggi e come riesce a mescolare i generi con grande naturalezza. La figlia del drago di ferro – allora intitolato Cuore d’acciaio – è stato il primo suo libro che mi è capitato per le mani, anni e anni fa, e anche il primo romanzo dove ho incontrato una mescolanza così ardita di elementi fantasy e fantascientifici. Il drago co-protagonista è, al tempo stesso, creatura e macchina, fatto d’acciaio e armato di missili come un cacciabombardiere ma anche dotato della personalità potente che ci si aspetta da un drago e in grado di usare la magia. E intorno a lui e alla protagonista, una changeling, Swanwick sviluppa la sua visione del mondo incantato di Faerie, dove troll, folletti e altre creature del folklore nordico si drogano, fanno sesso e assistono a sacrifici, fra centri commerciali, discariche e scuole dove si insegnano alchimia e fisica.
Una meraviglia.

Perdido Street Station, China Miéville

Il Bas-Lag di Miéville – di cui New Crobuzon, la città al centro delle avventure raccontate da questo romanzo, è il cuore pulsante – è un mondo che almeno una volta nella vita andrebbe esplorato. Per poi magari ritirarsene, perché riconosco che non è per tutti. È un tecno-fantasy vittoriano con elementi steampunk che si mescolano a tinte horror, creature esotiche e invenzioni di una creatività che sa bene cosa sia il sense of wonder e come stimolarlo. È weird, a volte grottesco, potentemente satirico, barocco, travolgente e bellissimo. Fatico a essere obiettivo su questo libro e su questo autore, ma se volete un mix sfaccettato, spudorato e comunque equilibrato di scienza e magia, allora qui non potete sbagliare. In più, Miéville scrive davvero bene, ha studiato parecchio (e si vede) e farsi trascinare dalla sua fantasia può essere parecchio gratificante.
Affascinante.

 

Testo di Michele Bellone

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