Tutta la progenie spirituale di Squeak the Mouse, il fumetto cult di Massimo Mattioli

Un gatto affamato corre dietro a un topo, ansioso di ghermirlo per mangiarselo. Si inseguono attraverso gli scenari più disparati, dai colori sgargianti, sempre pronti a fregare l’avversario all’ultimo istante”. Questa potrebbe essere una sintesi più che accettabile della trama di Tom e Jerry, uno dei cartoni animati per bambini più conosciuti e amati della storia.

La logline, tuttavia, risulta altrettanto valida per descrivere ciò che vediamo nelle tavole di Squeak the Mouse, a patto di aggiungere ingenti dosi di violenza e pornografia qua e là. Il fumetto cult di Massimo Mattioli utilizza infatti gli elementi visivi tipici della narrazione per bambini per creare qualcosa di più adulto, fonte di ispirazione per altre opere molto famose come Grattachecca e Fichetto e Happy Tree Friends.

Squeak the Mouse in poche parole: Un po’ di storia

Squeak the Mouse è un antesignano del fumetto che rivisita le storie per bambini in chiave pulp. La sua prima apparizione risale infatti al lontano 1982, quando una breve striscia viene pubblicata su Frigidaire. La rivista, uscita a cadenza mensile tra il 1980 e il 2008, ha fatto la storia della fumettistica underground italiana e ha visto la collaborazione di mostri sacri come Andrea Pazienza, Tanino Liberatore e Filippo Scozzari. Forti dell’immediato successo riscontrato, le vicende del gatto e del topo di Mattioli vengono raccolte in un primo volume solo due anni dopo. Bisogna aspettare sino al 1994 perché Squeak the Mouse 2 venga alla luce. Il terzo volume rimane inedito sino a quest’anno, quando Coconino Press decide di dare alle stampe una prestigiosa edizione Trilogy contenente tutte le avventure dei due animali rivali.

Squeak the Mouse

La trama in sintesi

Squeak the Mouse utilizza gli elementi visivi e narrativi che hanno reso universali i classici cartoni animati per bambini firmati Disney e Hanna & Barbera. Un gatto, questa volta senza nome, insegue un topo attraverso ambientazioni sempre diverse, generando situazioni comiche e inverosimili.

La comicità slapstick è uno degli elementi principali dell’opera, che fa del movimento frenetico e del montaggio serrato i suoi dispositivi principali per avvicinarsi alla resa scenica dell’animazione. Ogni tavola è composta di dodici vignette quadrate, tutte delle stesse dimensioni. La completa assenza di dialoghi conferisce alle immagini il potere assoluto di gestione della narrazione, abbattendo ogni barriera in termini di linguaggio e immedesimazione. Le classiche baruffe che contraddistinguono questo tipo di prodotti sono condite da violenza e pornografia, veri valori aggiunti e parte integrante della poetica di Massimo Mattioli.

Squeak the Mouse: ingredienti per una miscela esplosiva

Squeak the Mouse può essere analizzato come un cocktail esplosivo messo insieme da un qualche scienziato pazzo nel suo laboratorio. Per prima cosa, nel calderone vanno buttati gli elementi tipici dei classici dell’animazione, allo scopo di rassicurare il lettore e provocargli uno shock più pesante all’arrivo degli ingredienti forti.

Ecco quindi disegni semplici, dal tratto spesso e bambinesco. Squeak è un topo marroncino proprio come Jerry, mentre il gatto senza nome è nero, avvicinandosi di più a Gatto Silvestro piuttosto che a Tom. Le ambientazioni seguono il medesimo stile minimale e giocoso, universali nel loro somigliarsi tutte. I colori sono sgargianti, piatti, privi di sfumature che possano donare una qualche profondità alle scene. L’aria è piena solo delle onomatopee generate dai tonfi e dalle azioni dei personaggi, che non dialogano se non attraverso altre immagini. Queste caratteristiche grafiche conferiscono a Mattioli un’identità artistica molto ben definita, la stessa che pervade le sue opere più famose: Joe Galaxy (Frigidaire, 1979-1993) e Pinky (Il Giornalino, 1973-2014).

L’intento parodico di Squeak the Mouse è riconoscibile alla prima occhiata grazie allo stile dei disegni, ma l’autore romano non si ferma qui e tocca vette molto più esplicite. Non mancano, ovviamente, riferimenti alla realtà che più di tutte incarna lo spirito dell’animazione per bambini, la Disney. Ognuna delle avventure dei protagonisti inizia infatti con il titolo in corsivo dell’episodio, accompagnato talvolta dal muso del topo, racchiuso in alcuni cerchi concentrici. Lo stesso stile viene ripreso alla fine delle puntate con la scritta “the end”.

Il colosso dell’animazione americana si ritrova anche all’interno delle storie, spesso subendo un trattamento tutt’altro che amichevole. Nel primo volume, per esempio, un pupazzo con le fattezze di Topolino viene usato come arma e finisce per mutilare a morte uno dei due protagonisti. 

L’elemento di vicinanza più importante tra Squeak the Mouse e i classici dell’animazione per bambini è però di carattere narrativo. Ogni episodio è infatti caratterizzato da un loop infinito di azioni che si ripetono uguali a se stesse, tornando sempre alla situazione iniziale. Non importa quante mutilazioni abbiano subito, né se siano morti, nella puntata successiva Squeak e il gatto tornano in qualche modo a scoppiare di salute. La ciclicità della narrazione è la base di Tom e Jerry, così come delle avventure di Titti e Gatto Silvestro: i personaggi non risentono delle conseguenze degli episodi precedenti.

Il caso di loop di Squeak the Mouse è ancora più particolare perché non caratterizza solo le singole avventure, ma anche i volumi stessi. Ecco un breve schema:

  1. Uno dei due protagonisti prevale sull’altro e lo uccide.
  2. Colui che ha avuto la peggio trova il modo di resuscitare, ma viene sconfitto di nuovo.
  3. Tutti gli altri personaggi morti durante le scorribande dei protagonisti tornano sotto forma di zombie. Chi ha prevalso deve sopravvivere all’orda di morti viventi e all’ennesimo ritorno del rivale.
  4. Il vincitore assoluto trova un altro rivale e fa ricominciare il loop.

L’altra particolarità della narrazione di Mattioli risiede nel fatto che ogni episodio inizia con la stessa vignetta che ha concluso il precedente, generando un minimo di consequenzialità. Se Jerry vince sempre su Tom nell’opera di Hanna & Barbera, in Squeak the Mouse la situazione è molto più equilibrata: i due protagonisti se le danno di santa ragione, ma alla fine le uccisioni si dividono equamente.

Squeak the Mouse 2

Gli ingredienti esplosivi

Dopo gli elementi narrativi rassicuranti è il momento di parlare degli ingredienti esplosivi, quelli che rendono Squeak the Mouse unico e capace di ispirare numerose opere più recenti e amate. Il bollino dal sapore rétro presente sulla copertina originale del primo volume è una sintesi perfetta: “Thrills! Laughs! Sex! Gore!” Brividi! Risate! Sesso! Violenza!

Il brivido è il primo degli elementi caratteristici dell’opera di Mattioli. Nel corso delle loro avventure i protagonisti incappano spesso in situazioni da film horror: rimangono chiusi in casa, brancolano nel buio, vengono assaliti da orde di zombie assetati di sangue. Sono presenti anche citazioni cinematografiche abbastanza esplicite appartenenti allo stesso genere, come quella di Shining (Stanley Kubrick, 1980) e di Non aprite quella porta – Parte 2 (Tobe Hooper, 1986).

Il sesso è una presenza costante in Squeak the Mouse. Quasi ingombrante, dal momento che rappresenta forse quanto di più lontano possa esistere da un fumetto che riprende i cartoni animati per bambini. Opportunamente annunciate da una vignetta che riporta una grande X nera su sfondo rosso, le scene di sesso sconfinano ampiamente nella pornografia e illustrano tutte le pratiche immaginabili, comprese quelle più spinte.

L’atteggiamento che i due animali mantengono nei confronti del sesso è morboso, quasi malato: quando non sono occupati a lottare per uccidersi a vicenda Squeak e il gatto non perdono occasione di sfogare il proprio istinto carnale, non disdegnando il sesso di gruppo.

La violenza è l’elemento scenico di maggiore importanza, nonché il motore della narrazione. In ogni avventura il livello di gore aumenta con l’andare delle pagine in un’escalation che culmina sempre con la morte di uno dei protagonisti. Sebbene mitigati dai disegni semplici e colorati, non mancano squartamenti, mutilazioni, decapitazioni, scuoiamenti, scioglimenti nell’acido, incendi. Molto spesso anche gli altri animali, pur essendo mere comparse, pagano il conto delle violenze compiute da gatto e topo, che non si fanno problemi ad abbattere qualsiasi essere vivente si pari sulla loro strada.

L’elemento gore è espresso nella sua forma più realistica dalla televisione. Le immagini sullo schermo, che spesso sembrano foto di interiora umane grondanti sangue, suggeriscono quasi che nel mondo di Squeak the Mouse esistano anche gli uomini.

Squeak the Mouse 3

 

I figli spirituali di Squeak the Mouse

Vediamo dunque quali sono i figli spirituali dell’opera di Massimo Mattioli.

Grattachecca e Fichetto (1988)

Chiunque abbia visto anche una sola puntata de I Simpson nella propria vita non può non ricordare Grattachecca e Fichetto, serie animata che va in onda durante lo show televisivo pomeridiano di Krusty il clown. La quantità di punti in comune con Squeak the Mouse è imbarazzante, tanto da rendere il cartone preferito di Bart e Lisa quasi un plagio dell’opera di Mattioli. Grattachecca e Fichetto somigliano parecchio a Squeak e al suo rivale, a partire dallo stile di disegno pressoché identico e dal gusto per la violenza e lo splatter. Ciclicità infinita degli eventi, citazioni cinematografiche e titoli di testa e di coda completano il quadro delle similitudini.

Esistono tuttavia altri caratteri che appartengono esclusivamente a Grattachecca e Fichetto, rendendoli diversi dai loro omologhi. Il più evidente è il contenuto satirico di molte delle loro avventure, che prendono di mira determinati gruppi sociali o modelli politici. L’identità di cartone animato porta poi all’inclusione di dialoghi parlati, assenti in Squeak the Mouse, e soprattutto all’esclusione della pornografia, incompatibile con il pubblico target dello show di Krusty e anche con quello de I Simpson in generale. Scompare anche l’equilibrio negli esiti delle baruffe: Fichetto, così come Jerry, vince sempre.

Grattachecca e Fichetto

Happy Tree Friends (1999)

Happy Tree Friends è un’altra celeberrima serie animata che nasconde un’anima oscura e splatter dietro disegni che richiamano i classici per bambini. Il suo successo planetario è indubbio, dal momento che si contano 102 episodi complessivi realizzati. Il gruppo di autori capitanato da Aubrey Ankrum ha confezionato un prodotto che fa suoi molti degli insegnamenti di Mattioli, dalla semplicità dei disegni realizzati con Adobe Flash al gusto per il gore e lo splatter, passando per l’assenza di dialoghi. Un altro punto in comune sono le citazioni di b-movie horror, come L’Esorcista (William Friedkin,1973), Zombi (George Romero, 1978), La casa (Sam Raimi, 1981) e L’armata delle tenebre (Sam Raimi, 1992).

Rispetto a Squeak The Mouse, Happy Tree Friends fa un uso più largo dell’ambientazione puramente fiabesca. Mentre l’opera di Mattioli varia molto dalla città alla campagna fino ad arrivare nello spazio, gli animaletti colorati vivono nei boschi e nelle radure. La serie più recente è inoltre caratterizzata da una maggiore varietà di personaggi: scoiattoli, istrici, conigli, castori e molti altri, anche in età infantile. Happy Tree Friends, per gli stessi motivi già illustrati per Grattachecca e Fichetto, non presenta scene di sesso.

Happy Tree Friends

Le opere di Joan Cornellà

A prima vista le opere di Joan Cornellà non sembrerebbero imparentate con quelle di Mattioli, principalmente per la presenza di protagonisti umani. I fumetti dell’autore di Barcellona hanno però altri elementi espressivi che richiamano da vicino Squeak the Mouse, come la divisione di ogni tavola in un numero uguale di vignette quadrate delle stesse dimensioni. Violenza, gore e splatter fanno bella mostra di sé nelle storie di Cornellà, così come il sesso, ma in dosi minori. Anche l’assenza di balloon suggerisce una vicinanza tra le due opere.

I lavori del fumettista e illustratore catalano si differenziano da quelli del maestro romano per la forte satira politica, che nella maggior parte dei casi si scaglia contro le forze dell’ordine e la discriminazione razziale. I personaggi di Cornellà vivono brevi avventure il cui motore è la sovversione del pregiudizio, piuttosto che un inseguimento puro e semplice tra animali.

Cornellà

Brividi, risate, sesso, violenza. E soprattutto semplicità. Sono questi gli elementi principali della poetica di Mattioli, autentico scienziato pazzo che ha saputo mescolarli e fare uscire dalla sua ampolla Squeak the Mouse. Un’opera che ancora oggi è un unicum nella fumettistica italiana, capace di attraversare le epoche rimanendo un’icona del pop e ispirando numerose narrazioni a venire.

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