Virtual Cities unisce la passione e l’esperienza di Konstantinos Dimopoulos alle illustrazioni di Maria Kallikaki per raccontare le più iconiche città dei videogiochi

Immaginate di passeggiare per l’assolata Clock Town di The Legend of Zelda: Majora’s Mask, quando vi ritrovate improvvisamente nella nebbiosa e angosciante Silent Hill. Vi sentite spaesati, per cui andate contro un banco di nebbia: piombate nella Strip di New Vegas dell’omonimo Fallout.

Calore, timore, fascino. Sono tante le sensazioni che (ri)affiorano mentre si sfogliano le pagine di Virtual Cities. An Atlas & Exploration of Video Game Cities, volume curato da Konstantinos Dimopoulos, in collaborazione con Vivi Papanastasiou. I saperi del level design, game design e dell’urbanistica si uniscono allo stile della visual artist Maria Kallikaki, dando vita a un bellissimo atlante che omaggia le città virtuali tratte dall’immaginario videoludico.

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City 17 – Half Life 2

Nato su Unbound, piattaforma di crowfunding dedicata ai libri, Virtual Cities è un vero e proprio inno alle ambientazioni videoludiche, dedicato a chi ha fatto dei videogiochi una grande passione. Del resto, si sa quanto sia importante il ruolo di una location nell’esperienza di gioco, sia in termini di sensazioni che di design.

Ciò che rende davvero piacevole la lettura di Virtual Cities è la narrazione di Konstantinos Dimopoulos, che rende chi legge esploratori, cronisti, geografi o semplici turisti. È per questa ragione che, pagina dopo pagina, si ha la sensazione di compiere un viaggio mistico, fascinoso, che solletica le corde dei ricordi da videogiocatori. Un viaggio tripartito in Fantasy Cities, Familiar Cities e Future Cities. Ogni sezione di Virtual Cities segue sì un ordine cronologico in base all’anno d’uscita del gioco, ma si fonda principalmente sul genere delle diverse città analizzate.

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Porzione di mappa di Kamurocho – Yakuza 0

E così, tra le città fantasy della prima parte del volume, vi sono Orgrimmar di World of Warcraft, Yharnam di Bloodborne e Novigrad di The Witcher 3: Wild Hunt. Differentemente, la seconda parte è dedicata alle città verosimili come Racoon City di Resident Evil 2, Wan Chai di Shenmue II e New Donky City di Super Mario Odyssey. Infine, la terza, è rivolta alle città del futuro come Midgar di Final Fantasy VII, la Cittadella della trilogia di Mass Effect e la New York di Deus Ex. Queste sono solo alcune delle città trattate nel volume, oltre a quelle citate all’inizio di questo articolo. In totale Virtual Cities descrive ben 45 città virtuali, appartenenti a produzioni di diverse generazioni, software house e culture, dando così un’ottima panoramica dell’immaginario videoludico.

Al di là dell’immersione data dalla lettura, Virtual Cities vuole coccolare anche gli occhi e la curiosità di chi legge. Infatti, ognuna delle città virtuali prende vita, in forma visiva, nelle illustrazioni di Maria Kallikaki, che con la sua peculiare tecnica a olio, ripropone in un nuovo stile le diverse location presenti nel volume. Un reinterpretazione quasi fiabesca, che però riesce a catturare l’essenza tipica di ogni ambientazione.

A parte i 100 disegni, in Virtual Cities c’è spazio anche per approfondimenti più tecnici, ossia 46 mappe originali, per cui è stato fondamentale il contributo di Vivi Papanastasiou. Inoltre, al termine di ogni “viaggio” tra le vie delle città videoludiche, l’autore fornisce un interessante specchietto che spiega l’avanguardia, in termini di level design, di un determinato setting in relazione al periodo di sviluppo. Sapevate, ad esempio, che Antescher di Ant Attack è la prima città ad essere modellata in 3D nei videogiochi? D’altronde, parliamo del 1985.

Antescher – Ant Attack

Virtual Cities. An Atlas & Exploration of Video Game Cities è un’opera che saprà conquistare ogni amante dei videogiochi, purché abbia una buona conoscenza dell’inglese. Sapere immergersi nella narrazione di Konstantinos Dimopoulos è fondamentale per vivere le sensazioni tipiche del viaggio, così da tornare alla vita reale di tutti i giorni ancora più arricchiti. Tolto lo scoglio della lingua, l’atlante diventa un obbligo per chi adora concentrarsi sui dettagli che rendono immortali i diversi titoli che hanno reso grande la storia del medium. Un’opera che, grazie anche allo stile di mappe e illustrazioni, arricchisce qualsiasi libreria, sia fisica che digitale, o meglio, virtuale.

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