Indimenticabili graphic novel di casa Marvel

Quali sono le migliori graphic novel della Marvel, quelle che meritano di essere lette almeno una volta nella vita?
Non è affatto semplice rispondere ad una domanda del genere, ma ci abbiamo provato fornendovi una lista di 10 fantastiche storie a fumetti della Casa delle Idee.

La morte di Capitan Marvel

Eroe alieno della specie Kree e difensore della Terra, Capitan Marvel ha ormai debuttato nel Marvel Cinematic Universe e ad una delle sue storie più forti spetta uno dei posti di questa lista.

Creata nel 1967 dalla mente di Stan Lee e di Gene Colan, Mar-Vell (il primo Capitan Marvel era un uomo), conclude la sua onorata carriera con questa storia del 1982. L’origine della fatale disavventura è da ricercare in uno scontro con supercriminale Nitro, durante il quale Capitan Marvel inala un gas cancerogeno che gli procura un cancro maligno. L’essere sovrannaturale si trova quindi ad affrontare un nemico imbattibile, capace di mettere in ginocchio anche il più forte degli eroi e contro il quale nessun potere può nulla. Proprio il senso di impotenza si rivela il fulcro della vicenda che mostra il lato più umano dei vigilanti mascherati.
Menzione d’onore alla copertina che richiama quel capolavoro che è la “Pietà” di Michelangelo.

Iron Man: Il demone nella bottiglia

Continuando sul tema dell’umanizzazione degli eroi mascherati e il loro affrontare problemi più comuni e quotidiani, non potevamo non parlare del più famoso genio, miliardario, playboy, filantropo della “Casa delle Idee”: Tony Stark a.k.a. Iron Man.

Messo alle strette dalle pressioni dello S.H.I.E.L.D. e del rivale industriale Justin Hammer, l’eroe scivola in un baratro sempre più profondo, abbandonando quasi del tutto la sua vita personale, trovando rifugio nella sua armatura e cercando conforto sul fondo di una bottiglia. Proprio l’alcolismo diventa quindi il principale nemico di Tony in questa storia che, invece di combattimenti e scene d’azione, pone la sua attenzione sulle difficoltà derivate da questa nociva dipendenza.

In pieno stile Marvel del tempo (1979), “Il demone nella bottiglia” sembra non subire il passare degli anni riuscendo ad offrire una lettura più che gradevole anche oggi, il tutto accompagnato dai disegni di un giovane Romita Jr. e dalla narrazione congiunta di David Michelinie e Bob Layton.

Deadpool uccide l’Universo Marvel

Da nemici intangibili e imbattibili ad avversari che non aspettano altro che essere fatti a pezzi. “Deadpool uccide l’Universo Marvel” è proprio quello che promette dal chiaro titolo, una storia pulp e violenta per chi non vede l’ora di osservare i propri beniamini soccombere nei modi più disparati.

Ambientato in un universo differente da quello delle storie classiche Marvel, il massacro inizia a causa di un fallito tentativo del criminale Psycho-Man di soggiogare la mente del Mercenario Chiacchierone rendendolo, però, ancora più folle e decisamente meno simpatico del solito. Cullen Bunn non approfondisce troppo le varie dinamiche che coinvolgono Wade Wilson durante la sua strage, il suo obiettivo non è quello di un’analisi psicologica dell’antieroe quanto invece raccontare una storia che non vuole prendersi troppo sul serio. È inutile cercare una logica negli scontri, ma è consigliabile svuotare la mente e farsi distrarre dalle tavole di Dalibor Talajic per godere a pieno di questo primo capitolo di una vera e propria “uccidologia”.

Fantastici Quattro 1234

Stessi eroi visti sotto luci differenti. Su questo si basa una delle pietre miliari del panorama fumettistico Marvel. Il quartetto di eroi tra i più famosi e iconici viene travolto dalla potenza narrativa di Grant Morrison e dalle matite di Jae Lee, gettando le basi per una narrazione imperdibile per gli amanti del genere.

L’inizio della vicenda è un classico intramontabile, che ci mostra il Dottor Destino organizzare un attacco ai danni dei Fantastici Quattro insieme a Namor e all’Uomo Talpa per poter dividere il gruppo e facilitarne la sconfitta. Queste premesse, tutt’altro che originali, sono invece il punto di partenza per un’indagine psicologica tra le più profonde mai lette sulle pagine Marvel. Von Doom gioca una partita a scacchi sfruttando le debolezze degli avversari come la rabbia di Ben Grimm o la frustrazione di Susan Storm per colpa di un marito sempre più assente, perché immerso nel lavoro e arriva a mettere i propri nemici con le spalle al muro incapaci di ritrovare la coesione che li ha sempre contraddistinti.
Una storia dei primi anni 2000 tra le più memorabili, complice anche il prestigioso team di autori.

X-Men: Dio ama, l’uomo uccide

Opera quanto mai attuale, “X-Men: Dio ama, l’uomo uccide” è uno dei punti più alti di tutta la narrativa fumettistica Marvel. Il volume, pubblicato per la prima volta nel 1982, racconta una storia di odio e razzismo ai danni del mondo mutante, con una forza senza precedenti che si concretizza nella figura del predicatore bigotto William Stryker.

Il reverendo incarna i più bassi ideali di omofobia e xenofobia che Chris Claremont (autore dell’opera) vede diffusi nella società americana sotto forma di pregiudizi. Anche se le tematiche non sono nuove per gli X-Men, Claremont riesce in maniera magistrale a mischiare le carte in tavola e a capovolgere la situazione rompendo il classico dualismo bene/male e portando la squadra di Xavier a collaborare con l’acerrimo nemico Magneto.
Nato come espressione del proprio tempo, questo capolavoro non ha mai perso il suo fascino e il messaggio che trasporta risulta oggi più vero che mai.

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Vecchio Logan

Un vecchio e stanco contadino, ombra di sé stesso e lontano dall’uomo che era un tempo. In questo modo il duo Millar (testi) e McNiven (disegni), già autori del crossover Civil War, ci presentano un Wolverine che non è più tale.

Abbandonata ogni speranza e desiderio eroico, Logan vive con la sua famiglia in un mondo distopico governato dai supercriminali colpevoli della morte di quasi tutti gli eroi Marvel.
La vicenda segue il mutante in pensione durante un viaggio da un capo all’altro degli Stati Uniti in compagnia di Occhio di Falco, ormai cieco ma ancora capace di scoccare frecce letali, per consegnare un misterioso pacco e poter ricavare abbastanza soldi da pagare i propri debiti nei confronti della banda di Hulk. Un pericolo dopo l’altro aspettano i due compagni di viaggio in questa storia piena di colpi di scena e capace di tenere il lettore incollato alle pagine.

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L’ultima caccia di Kraven

Questa storia di DeMatteis venne inizialmente pensata per diversi personaggi e venne proposta più volte sia alla Marvel che alla DC, prima di giungere alla forma compiuta sulle pagine dell’Uomo Ragno, diventando una delle avventure più iconiche dell’Arrampicamuri.

Parallelamente a Peter, protagonista della vicenda è il cacciatore Kraven che riesce finalmente ad abbattere la preda che più gli ha dato filo da torcere. Dopo aver sparato a Spider-Man e averlo seppellito, Kraven ne prende il posto indossandone il costume nero come un trofeo e punendo in modo letale i criminali delle strade di New York, per generare paura verso il simbolo del ragno.
Con queste premesse si entra nel vivo della narrazione che segue il cacciatore russo finalmente vittorioso e desideroso di mostrarsi superiore alla sua preda.

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Il Guanto dell’Infinito

Primo atto della “Saga dell’Infinito” di Jim Starlin in cui troviamo il folle Titano Thanos, già in possesso del guanto e delle sei Gemme dell’Infinito (recuperate nella miniserie “Thanos Quest”), desideroso di attirare l’attenzione della sua amata Morte.

Azioni e gesti dell’alieno innamorato hanno inizialmente come scopo quello di compiacere la sua amata, dimostrandosi ben distanti dalle motivazioni meno egoistiche della sua controparte cinematografica. Anche il tristemente famoso “schiocco di dita”, che qui avviene nelle fasi iniziali della narrazione, assume un significato del tutto differente e funge da scintilla per la reazione degli eroi. Una storia cosmica capace di unire i più famosi personaggi Marvel, rappresentati tutti con lo stile e il tratto che più li ha resi famosi, e che conferma la posizione di Starlin tra i grandi del genere.

Devil: Rinascita

Niente rappresenta la parabola di disfatta e rinascita di un eroe nel mondo fumettistico come il Devil di Frank Miller. Una storia dalle tematiche adulte e dai molteplici riferimenti religiosi che già dalle prime tavole punta dritto allo stomaco dei lettori.

Vedere la dolce Karen Page, allontanatasi dal Diavolo di Hell’s Kitchen per trovare fortuna come attrice, ridottasi alla pornografia e dipendente dall’eroina fa male. Ancora peggio è seguirla mentre compra una dose dal suo spacciatore vendendo l’identità segreta di Daredevil.

Una piccola ma fondamentale informazione che giunge alle orecchie di Wilson Fisk, ora finalmente capace di abbattere il vigilante colpendo la sua vita pubblica e rendendo non solo Devil, ma Matt Murdock il bersaglio della sua vendetta.
Devil: Rinascita segna un punto di svolta per le trame dell’Uomo Senza Paura cambiandone drasticamente l’esistenza.

Marvels

Marvels” non è una storia di supereroi, è una storia su un mondo in cui esistono anche i supereroi. Kurt Busiek e Alex Ross ci immergono in un universo che conosciamo fin troppo bene, ma ce lo mostrano attraverso un punto di vista particolare. La vicenda, che inizia negli anni ’40 e termina intorno ai ’70, ripercorre gli avvenimenti principali del cosmo Marvel come l’incontro/scontro tra Namor e la Torcia Umana Originale o l’arrivo di Galactus sulla Terra seguendo come filo conduttore la vita del giornalista e fotografo Phil Sheldon.

Questi viene influenzato positivamente o negativamente dalle azioni (e conseguenze) delle varie “Meraviglie” che danno il titolo all’opera, e consente di dare uno sguardo a tutto ciò che gira intorno al semplice combattimento tra superumani. Gli autori privano il lettore del posto in prima fila e lo relegano nelle retrovie, una scelta quasi assurda ma che si rivela, invece, più che vincente.

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