Un viaggio in Giappone in compagnia di James May 

Siamo abituati a vedere James May assieme a Jeremy Clarkson e Richard Hammond, mentre guidano macchine (o altri veicoli) in giro per il mondo in The Grand Tour. Viene difficile immaginare uno dei tre in solitaria, e viene ancora più difficile farlo fuori da un contesto automobilistico.

Di conseguenza quando ho visto il viso di James May sulla homepage di Amazon Prime Video ho subito pensato a un nuovo special della serie automobilistica, ma poi ho letto “James May: our man in Japan”. Eh?

Mi state veramente dicendo che qualcuno ha pensato di fare un documentario di viaggio in Giappone presentato da James May? Sembrava troppo perfetto, troppo aderente a quello che vorrei vedere per essere reale.

Invece è vero, esiste, ed è esattamente quello che dovrebbe essere: un viaggio dal nord al sud dell’arcipelago giapponese, con il Nostro impegnato a mostrarci diversi aspetti della vita del paese, spaziando tra i costumi per noi più bizzarri e personaggi che conservano solide e antiche tradizioni.

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Incredibilmente – per il tipo di prodotto – vengono evitati gli stereotipi e tutte quelle situazioni che ci si aspetterebbero, come i ridondanti quanto scemi focus su come l’animazione sia effettivamente una cosa percepita come di massa e quindi “oddio come sono strani, si vestono da cartoni animati ihihihih” e tutta quella serie di lenti che spesso vengono utilizzate per osservare la cultura giapponese, con il malcelato scopo di stabilire una superiorità morale dell’occidente.

Il viaggio di May è estremamente rispettoso della cultura che incontra, e il presentatore è in forma smagliante nell’accogliere senza preconcetti ogni peculiarità del paese. Nonostante un tono generalmente scanzonato, lo show non risparmia momenti più pesanti, come nella visita a Hiroshima o nei pressi della zona evacuata di Fukushima.

Il documentario di May riesce così a restituire diverse facce del paese, sia esso rurale o metropolitano, raccontandoci la Storia, antica o contemporanea, e come questa sia perpetrata ancora attraverso artigiani o rinnovata nell’avanguardia tecnologica.

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Gli incontri con maestri che realizzano katana con il metodo tradizionale fanno da contraltare a incontri con ingegneri che per passione costruiscono mecha, alle luci di Tokyo corrispondono piccoli paesi sperduti o la ripopolazione delle zone attorno a Fukushima, in un paese che organizza guerre di palle di neve mentre continua a portare avanti tradizionali scuole di sumo.

C’è veramente di tutto in James May: our man in Japan. Ci sono tutti gli aspetti che vorremmo vedere del Giappone, e in fondo è questo lo scopo ultimo che qualsiasi documentario di viaggio dovrebbe prefissarsi.

E poi c’è James May. Personalmente è il presentatore che preferisco di The Grand Tour, quindi sono un po’ di parte, ma la sua guida dello show è assolutamente eccezionale. Come da tradizione May è estremamente posato e arguto, con un umorismo a metà tra il cazzeggio e il colto.

Ad un James May sempre in forma si aggiunge una regia veramente fantastica, che riesce a immortalare gli splendidi paesaggi del Giappone in modo veramente sublime, fondamentale per un prodotto di questo tipo.

James May: our man in Japan è una serie che dovreste vedere in ogni caso, sia che apprezziate il presentatore sia che vogliate visitare il Giappone, ma anche se non vi interessa il paese e/o non conoscete May.

Si tratta infatti di un prodotto estremamente interessante, che racconta in modo intelligente e ironico un paese che, come dice May nella prima puntata, è probabilmente il posto più esotico al mondo per un occidentale.

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