Halston è la serie che tira fuori il tocco classicheggiante e semplice di Ryan Murphy

Ryan Murphy ha stilato un contratto con Netflix che lo ha visto spalmare i suoi prodotti tra cinema e serie tv, ricoprendo talvolta il ruolo di regista, talvolta quello di sceneggiatore, fino a ideatore e produttore di realtà come il documentario A secret love, che rimangono sempre nella sfera d’interesse dell’icona creatrice pur esprimendosi attraverso altri stilemi, ruoli e toni. Questa molteplicità di occhi che Murphy ha dovuto tenere contemporaneamente aperti su più progetti non sempre ha comportato l’esaltazione migliore delle idee dell’autore.

Portando al torpore di una critica semi-entusiastica con la prima stagione di The Politician, presto smorzata con il rinnovo e rilascio della seconda l’anno successivo, alle ritrosie su di un musical noto a Broadway e riportato in piattaforma come The Prom, affossando completamente un genere camp-horror come quello della serie Ratched e portando alla riflessione ucronica, e lì apprezzata, dello spettacolo con Hollywood.

Produzioni ogni volta diverse, dove il sentore murphyano viene spruzzato a marchiare il territorio e in cui a rimanere incisive sono sempre meno storie e novità dal punto di vista narrativo e visivo, quelle di una personalità che il mondo del piccolo schermo lo ha riformato, ma che avrebbe bisogno di un attimo per fermarsi e respirare. Nonostante, però, gli scivoloni di una carriera che continua ad avanzare con tutto rispetto, di qualità Ryan Murphy ne ha e trova comunque la maniera di farla intravedere.

Non forse sempre ben direzionata, non portata costantemente alla fortuna o con uno smacco evidente rispetto ai veri lavori di risonanza dell’autore, eppure presente e del tutto valida, come quella che va serpeggiando per i tessuti e gli atelier del marchio Halston.

La sobrietà di Halston

Colui che divenne famoso grazie al cappellino indossato da Jackie Kennedy, amico e stilista della diva Liza Minelli, Halston è l’icona presa a modello da cui far sprigionare un racconto tramutato in miniserie, per riportarne la storia dell’incredibile casa e cosa dovette fare per emergere il suo paladino del buon gusto.

Un tipico racconto di infanzie traumatiche e svolte essenziali nella vita, che partono da un punto di partenza totalmente distante rispetto all’uomo e artista che troviamo come protagonista del progetto, interpretato con la sua solita, magnetica verve da Ewan McGregor.

Halston non ha certo il glamour spiccato di un Pose, non ha la frizzantezza di un Glee, non ha nemmeno la profondità struggente di The Normal People. La miniserie ha però tutta una classicità che forse Ryan Murphy non ci aveva ancora mostrato, quella senz’altro di un biopic che non freme di originalità o innovazione, ma che sa fare della convenzione un modo sofisticato e pieno di charme con cui rapportarsi alla figura del protagonista.

Trattando di un ambito come quello della moda, che nelle puntate si alterna tra la spinta pregiata e lussuriosa del suo ideatore e la controparte commerciale e industriale che vuole fare di Halston un brand alla portata di tutti, la serie non sceglie mai di strafare, cucendosi addosso un vestito che segue perfettamente la forma della propria storia, non abbondando con eccessi, né lasciando povero il proprio abito.

Impossibile dire di no a Ewan McGregor

Un vestito su misura che la scrittura e la regia imbastiscono per la propria serie, dove gli accessori posti ad impreziosirlo fanno da punti luci per evidenziare le qualità, anche le più sobrie, di Halston, premiandolo con la possibilità di diventare centro dei riflettori e sfilare con sicurezza tra la library del catalogo Netflix. Ewan McGregor è la tiara sul capo dell’operazione biografica, convincente come lo era il suo Roy Halston Frowick nel farsi contornare e amare dalla gente.

Un personaggio a cui lo spettatore, come ogni persona della vita dello stilista, diventa incapace nel sapergli dire di no, con un attore che trasmette con convinzione quel senso di apprezzamento e sostegno che Halston sapeva suscitare negli altri e che gli ha permesso di avanzare e proseguire nella propria carriera, tra alcol, successo e vizi.

Un mordente che pochi individui hanno la fortuna di possedere e da cui si fa pervadere la miniserie di Ryan Murphy così da poter avvolgere l’interesse del pubblico, pur per una confezione semplice nel suo essere gradevolmente scorrevole.

Un invito ad entrare nella maison di uno stilista che negli anni Settanta ha contribuito a legittimare l’importanza della moda americana, in cui lo spettatore verrà accolto così come Halston voleva per le proprie clienti: un posto in cui sentirsi bene e in cui trascorrere con piacere il proprio tempo. Esattamente come accade quando ci si trova davanti ad una buona serie.

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