La scuola di pizze in faccia del professor Calcare è aperta, ma sembra non avere quasi nulla da insegnare 

La scuola di pizze in faccia del professor Calcare, titolo per quanto mi riguarda perfetto nella sua sordida romanità, è finalmente arrivato tra noi. E dico finalmente perché Zerocalcare ci ha abituato, con una dedizione al lavoro quasi al limite della dipendenza compulsiva, a soddisfare il nostro fabbisogno stagionale da Armadillo con almeno un libro l’anno dal 2011 a questa parte, con un ritmo produttivo da far invidia alla catena di montaggio.

Sì perché, oltre ai 9 libri di Zerocalcare, tutti bestseller, non possiamo trascurare quando parliamo della produzione calcariana le svariate storie e storielle del blog, più quelle sui quotidiani, le locandine, le recensioni e ora addirittura i corti animati, senza dimenticare le maratone dal forte sapore mentaniano a fare disegnetti alle presentazioni, agli eventi e alle riunioni condominiali.

Michele Rech è instancabile. E, del resto, proprio di questa vena inesauribile è parte del suo successo, questa sua capacità di essere ovunque, di fare tutto nonostante la probabile ripercussione sulla sua salute mentale.

Scuola pizze in faccia professor Calcare 2Anzi, spesso è esattamente la sua tendenza al bornout a dargli idee fresche e nuovi spunti per i suoi fumetti, come ci ha ricordato nell’ultima opera in due tempi Macerie Prime e Macerie Prime – Sei Mesi Dopo, vista la natura prettamente autobiografica delle storie che racconta. Ma c’è un altro aspetto della vasta opera di Zero, sempre diretta conseguenza delle sue fatiche oltreumane, che è parte fondante del suo status autoriale da non trascurare: le pubblicazioni brevi.

Pubblicazioni brevi che, come ricordato sopra, rientrano in tutta quella vasta categoria di racconti, riflessioni su carta e spesso anche solo istantanee su argomenti precisi diffuse attraverso vari canali, digitali e non. E queste pubblicazioni, che potremmo definire Zero Bites (pillole di Zero), Michele è sempre stato capace di valorizzarle come nessuno, soprattutto al termine del loro percorso digitale.

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Una buona percentuale della sua vasta opera omnia è infatti composta da libri-raccolta pensati per riunire, attraverso un filo conduttore, tutte le Zero Bites sparse nel corso degli anni. Lo ha fatto in libri di successo come Ogni maledetto lunedì su due, L’elenco telefonico degli accolli e, per certi versi, possiamo considerare pure lo stesso Kobane Calling (al momento il suo bestseller assoluto) un prodotto appartenente a questo filone, visto che è nato come compendio ad un primo reportage realizzato per Internazionale.

In questo senso, La scuola delle pizze in faccia si innesta su un cammino già consolidato e, a dirla tutta, rischia di essere il libro meno valido.

La scuola di sartoria del professor Calcare

Dicevamo: Zerocalcare è un maestro nell’arte della narrazione breve a fumetti, a tirare fuori da una sua vicenda personale, da un’intuizione o dal semplice desiderio di parlare di un argomento che gli sta a cuore tavole sempre intelligenti e godibili. Ho perso davvero il conto di tutte le volte che, sulla mia home di Facebook, è rimbalzata una delle sue Bites pubblicata su Wired o sul suo profilo personale. E una volta lette, amate e in alcuni casi condivise a manetta attraverso tutti i social possibili, mi sono chiesto: “come cavolo fa ad essere sempre così geniale?“.

Misteri del Calcare, direi, ma non una sorpresa visto che Michele deve i primi fasti della sua fama nazionale e sovranazionale al blog che lo ha lanciato all’inizio del decennio e che continua a coltivare anche adesso, tra un record di vendite e l’altro.

Ecco perché, periodicamente, raccoglie quegli stessi racconti al fine di dargli corpo fisico in un tomo impaginato e stampato da Bao Publishing, che nel campo della ripubblicazione di storie uscite altrove è da sempre in prima linea.

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Del resto, non è certo una novità in editoria dare una nuova veste a racconti, saggi e interventi usciti su riviste e giornali. Anzi, questa è una pratica antica quanto l’editoria stessa e trova molti precursori illustri in autentiche icone come Sir Arthur Conan Doyle, Edgar Allan Poe e la tradizione francese del feiulleton. Anche il fumetto non è nuovo a questo riciclo, sia perché il fumetto nasce per essere fruito sui quotidiani (e solo di recente ha fatto il salto in libreria), sia perché si è trovato sempre a suo agio in questo meccanismo dimostrando una vitalità unica.

Basti pensare, ad esempio, alle Bande dessinée, all’origine eredi diretti del feiulleton con gli episodi di eroi diventati leggendari che uscivano prima su rivista e poi in volume. Come Asterix, tanto per citarne uno, nato e sopravissuto al settimanale Pilote che lo aveva fatto esordire.

In questo, Bao ha dimostrato sempre di avere una marcia in più, sia che si trattasse di dare corpo e carta a saghe pubblicate prima in digitale, come Aqualung e Vivi e Vegeta, oppure a fumetti realizzati per i periodici. E non casualmente, aggiungo io, si è trovata in perfetta sintonia con Zerocalcare che non si è mai limitato a riaggregare semplicemente cose vecchie per tirarci su qualche lira in più.

 

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Ogni volta, Zero nelle raccolte dava a quei racconti una nuova prospettiva e un filo conduttore attraverso uno straordinario racconto-cornice che riusciva, quasi per magia, a collegarli tutti, tant’è che spesso c’era addirittura l’impressione che ci avesse pensato prima, a monte. Un fine lavoro d’intessitura degno dei grandissimi autori che ha reso memorabili raccolte come Ogni maledetto lunedì su due e L’elenco telefonico degli accolli. Un miracolo che, purtroppo, con La scuola delle pizze in faccia del professor Calcare non si è ripetuto.

Va detto, prima di tutto, che stavolta l’operazione era leggermente diversa. Infatti, nella scuola delle pizze in faccia oltre ai classici racconti presi qua e là ha voluto inserire anche le recensioni dei film e i reportage fatti per le varie testate con cui collabora, su tutti Best Movie e Wired. Quindi si può dire che, rispetto a Ogni maledetto lunedì e a L’elenco telefonico degli accolli, ha deciso di alzare ulteriormente il tiro e quindi il compito era, se possibile, ancora più difficile.

Garantire l’unità tematica di tutta questa vastissima produzione era davvero complesso, ma c’è sottotraccia l’impressione che Zerocalcare non ci abbia neanche provato più di tanto.

L’armadillo del paternalismo

Prima di cominciare, è doveroso premettere che La scuola delle pizze in faccia del professor Calcare rimane un libro di buona qualità, ma lo è nel suo essere aggregato di racconti poco uniformi tra loro e non come insieme unitario. Cosa abbastanza inusuale, appunto, proprio per quanto abbiamo detto sopra e per quello a cui Zero ci aveva abituato.

E la chiave di queste operazioni, che ha fatto il successo delle precedenti raccolte, era appunto il racconto-cornice che incastonava il tutto. Stavolta, questa cornice è quasi completamente assente, viene solo abbozzata dai pochi materiali inediti presenti, storielle che ci presentano appunto la scuola delle pizze in faccia del professor Calcare e cosa si nasconde dietro a tale romanesco titolo. Ma sono, ed è questo il vero limite, solo tre e neanche troppo ispirate.Scuola pizze in faccia professor Calcare 6

In realtà, lo spunto di partenza è giusto perché pone un interessante dilemma esistenziale, non nuovo tra le frecce di Zerocalcare, ovvero quello del rapporto tra lui e il pubblico. In particolare, stavolta si è concentrato sul post Kobane Calling (riferimento tragicamente attuale in questi giorni) e sulle conseguenze delle fama del suo lavoro, altra cosa consueta declinata tuttavia in modo diverso. Più che sulle responsabilità e le seccature del successo, elemento centrale in L’elenco telefonico degli accolli, troviamo nella Scuola delle pizze in faccia del professor Calcare l’insopportabile paternalismo del pubblico (o almeno di una larga fetta di esso), che ormai è talmente entrato in confidenza con Zero che si sente in dovere di pontificare continuamente, d’insegnargli a vivere.

E lo fa perché, incapace assolutamente di cogliere le sfumature, ritiene impossibile che Michele dopo aver fatto una cosa “seria” come Kobane Calling (in realtà tutte le cose fatte da lui sono serie) possa riprendere a fare le storielline e i disegnetti simpatici. Crede che ogni invasione di campo sia solo momentanea, estemporanea, che non faccia parte del personaggio Zerocalcare e vuole riportarlo all’ovile. E questo conduce ad una divisione tra chi ritiene che Michele debba solo far ridere e chi invece pensa che debba dedicarsi solo alle grandi questioni del mondo, della vita, dell’universo e tutto quanto.

Quella che viene qui proposta non è altro che l’ennesima puntata, che da eoni tiene incollati gli spettatori di questo paese, della presunta faida tra cultura alta e cultura bassa. La solita, tristemente nota bipolare visione che appartiene al pubblico mainstream italiano convinto che esistano storie buone solo per far ridere e altre capaci solo di far pensare, ignorando completamente la zona grigia. Ma la dignità di un’opera non sta nel fatto che sia commedia o tragedia, cinepanettone o tripolpettone, di grande o piccola diffusione, ma nel talento di chi sta dietro.

Esattamente come il prossimo Matrimonio da qualche parte potrebbe essere una disamina impietosa dell’Italia di oggi (diciamo se il regista fosse Matteo Garrone con una roba tipo Dogman), il mattone polacco minimalista dello scrittore morto suicida giovanissimo potrebbe essere un’emerita schifezza.

Si tratta di un male atavico della cultura italiana nel suo complesso, ma se possibile in questi tempi polarizzati e polarizzanti è perfino peggiorato.

La scuola di pizze in faccia del professor Calcare: essere liberi

Dunque, il tema c’è e sarebbe da sviluppare a fondo, ma Zerocalcare non lo fa. A questo argomento dedica solo due intermezzi e il finale della raccolta, che costituiscono l’unica parte davvero inedita. Il racconto-cornice, dunque, stavolta è molto debole e fa dispiacere per quello che poteva essere se fosse stato ampliato come ne L’elenco telefonico degli accolli.

Si tratta di una mezza delusione, soprattutto perché eravamo stati abituati a ben altro. Per fortuna il libro rimane comunque apprezzabile, anche se deficitario di una componente importante, visto che ripropone le migliori Zero Bites degli ultimi quattro anni in un tutto il loro splendore.

La cover variant

La scuola delle pizze in faccia del professor Calcare, infatti, ospita autentiche perle come Questa non è una partita a bocce, dove Michele sviscera il morboso legame tra le presenze naziste e la narrazione mediatica, Il loop infinito dove racconta dello sgombro dell’ex Penicilina a Roma e di come sia solo fumo negli occhi e l’inedito Il Salmone del Libro di Borino, strettamente legato dal punto di vista tematico e della coscienza civile alle altre due.

E ci stanno anche le sue recensioni, le sue dispute per il bracciolo in treno, i recap dell’ultima stagione del Trono di Spade e tanto altro. Chi li ha già letti, li rileggerà con gusto mentre chi non l’ha fatto imparerà ad amarli.

In conclusione, mi senso di dire che La scuola delle pizze in faccia del professor Calcare è un ottimo aggregato di storie e racconti, ma una pessima raccolta. L’unica cosa che vale la pena sottolineare, nel percorso artistico di Zerocalcare, è che l’autore arriva a realizzare che deve sentirsi libero di fare quello che vuole. Una consapevoleza, in fondo, non da poco.

E forse va bene così, anche se eravamo stati abituati a ben altro.

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